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Bianchi: riforma del reclutamento docenti entro giugno

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Il ministro Bianchi è intervenuto al Senato per riferire sullo stato di attuazione del Pnrr e sulle sei riforme della scuola. Sul tema della riforma degli Istituti tecnici e professionali, il ministro afferma che un primo testo della riforma sarà presentato per l’estate alle Camere.

“L’obiettivo è dare enfasi e rilevanza e pari dignità ai percorsi tecnici e professionali al pari di quelli liceali,” precisa il ministro.

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Quanto alla riforma dell’orientamento, il ministro ribadisce la necessità di accompagnare i ragazzi dal secondo anno della scuola secondaria di primo livello, per seguirli anche nei percorsi PCTO. “Non si tratta di sperimentare il lavoro ma di avere un orientamento di vita,” afferma il ministro.

Reclutamento docente e scuola di alta formazione continua

Entro giugno presenteremo il testo di riforma del reclutamento docente. Questo diventa l’occasione per definire quali devono essere i percorsi di formazione iniziale ma anche i percorsi di aggiornamento continuo (tracciati con la scuola di alta formazione) che saranno incardinati” nella riforma stessa. “Ed è anche l’occasione per dare a chi lavora da anni nella scuola un percorso dignitoso per entrare nel grande corpo della scuola”.

In riferimento a tutta l’organizzazione del sistema scolastico, anche su questa si sta lavorando, assicura il ministro. “Siamo nei tempi, manterremo le scadenze. Sul reclutamento stiamo lavorando e nelle norme troveremo le giuste soluzioni”.

Le criticità legate agli asili nido

Per fugare i dubbi che non ci siano per i nidi le risorse per metterli in funzione, il ministro dichiara che si sta investendo. E chiarisce che le differenze tra le varie regioni del Paese sono rilevanti. “Abbiamo una parte del Paese dove siamo lontanissimi dall’obbiettivo del 33% di posti disponibili. Grandi risorse in questo capitolo, ricorda il ministro, inclusi i 900 milioni per la gestione dei nidi. Se per le scuole dell’infanzia – precisa il ministro – la partecipazione ai bandi è stata sostenuta, sui nidi la situazione è diversa. Il famoso bando da 2.4 miliardi ha ricevuto domande per i 1.2 miliardi, con una carenza di domande segnalata soprattutto nel Mezzogiorno”.

Quali ragioni della criticità? Il ministro ipotizza che possa essere una questione legata a un minore interesse nei confronti del servizio dei nidi derivante dalle difficoltà incontrate dalle donne a entrare nel mondo del lavoro.

Scuole nuove

Anche sulle scuole nuove il ministro chiarisce: “Abbiamo fatto lo sforzo di capire quali possano essere le linee guida per una scuola nuova, entro un progetto cui sta dando il suo contributo anche Renzo Piano, per una scuola a basso consumo, fatta con strutture sostenibili, con spazi accoglienti fruiti anche dalla comunità, una scuola che abbia uno spazio pedagogico e che sia percepita come risorsa anche della capacità civile, con tecnologie e arredi adeguati. Il Pnrr non è solo un investimento per oggi, ma per il futuro”.

Formazione insegnanti anche a sostegno del disagio giovanile

Il ministro torna sul tema della formazione degli insegnanti sulle tecnologie 4.0, su tutte le tecnologie didattiche e sui nuovi linguaggi, “che non significa solo Stem, significa anche i linguaggi dell’arte, della musica”.

E pone l’accento anche sulle competenze non cognitive, “competenze fondanti che permettano ai nostri ragazzi di recuperare una vita sociale intensa, in particolare dopo la pandemia”. Quindi cita le segnalazioni degli esperti sui disagi giovanili: nuove forme di di dipendenza, come le dipendenze dai social; un abuso di alcol; i disturbi alimentari. La scuola dovrà dare una risposta a questi disagi permettendo ai ragazzi di trovare un proprio percorso di vita”.

Sempre sulla questione del disagio giovanile il ministro ha affermato: “Mi si riconosca che io ho voluto riportare i ragazzi a scuola, anche con grossi attriti con le giunte regionali. La principale risposta al disagio è questa. Quanto al tema dello psicologo a scuola, io sto lavorando con il presidente dell’ordine degli psicologi Lazzari. Quello che è chiaro è che nessuno vuole la surrogazione del ruolo dell’insegnante, ma vogliamo che nella complessa articolazione della scuola ci sia un supporto anche per gli insegnanti”.

Ucraina

“Le scuole stanno facendo una grande sforzo anche ad accogliere i bambini ucraini che crescono alla media di 200 al giorno, siamo arrivati a circa 3mila studenti nelle nostre scuole. Molti di questi ragazzi hanno dato continuità al proprio percorso scolastico, seguendo la DaD con i propri docenti, ma anche grazie allo sforzo delle nostre scuole. E grazie al fatto che il personale Covid è stato prorogato fino a fine anno scolastico,” ricorda il ministro.

Ripensare l’intero sistema scolastico

Il ministro ha replicato alla fine ai vari interventi dei senatori.

“L’ampiezza e la varietà delle questioni poste mette in evidenza non solo la dimensione delle problematiche scolastiche, ma anche mette in luce l’esigenza di dovere fare una riflessione complessiva sul sistema. Io rifiuto la facile tentazione di segmentare i problemi uno alla volta: l’edilizia, gli insegnanti, i precari, la primaria, la secondaria… Io sono arrivato al punto che dobbiamo fare una riflessione generale sulla scuola. Innanzitutto la scuola è scuola dell’obbligo. La scuola dell’infanzia deve essere considerato un pezzo organico della scuola, come gli Its costituiscono un pezzo del sistema scolastico che ci permette di rispondere a molte esigenze. Lo sforzo di un ripensamento complessivo del sistema educativo italiano è ormai necessario, avendo un perno, che è l’11-14, la parte del sistema che è più schiacciato”.

“Il tema fondante di oggi – continua il ministro – è: il sistema educativo oggi è frammentato e vede responsabilità diverse, in cui gli edifici sono di proprietà delle province, il personale è a carico dello Stato ma con una varietà di situazioni, le regioni sono protagoniste della programmazione della presenza di scuole nel territorio, i nidi sono comunali e paritari in gran parte, e così via. L’autonomia non è un concetto semplice da gestire, che vede i dirigenti in grave difficoltà. Stanno venendo al pettine una serie di nodi che si sono accumulati in decenni. Il riportare a un quadro di riferimento le questioni è lo sforzo più grande che dobbiamo fare in questo periodo”.

E conclude: “Dobbiamo andare verso un sistema educativo integrato e flessibile nel quale si individuino comunque le responsabilità. Io posso mettere risorse e imporre vincoli ma non posso sostituirmi alle decisioni dei comuni. Gli incentivi e il supporto tecnico trovano il limite nell’autonomia degli enti locali. Le diverse autonomie alle volte si incontrano e si scontrano, è un tema generale dello Stato”.