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Bullismo dilagante: siamo all’emergenza educativa

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Che ci piaccia o no dobbiamo farcene una ragione: l’Italia sta vivendo una dura e non si sa quanto lunga fase di emergenza educativa. Ce lo dicono l’imperversare dei casi di bullismo, accompagnati da una sempre più tangibile mancanza di valori tra le nuove generazioni e da una disarmante impotenza della scuola per arginare studenti sempre più contestatori ed “anti”.
Le vicende degli ultimi giorni hanno toccato livelli forse mai raggiunti in passato. “Stiamo mettendo a rischio un’intera generazione, a causa del lassismo in cui l’abbiamo lasciata in questi anni: si parla a ragione di un’emergenza sicurezza, ma non altrettanto di quella educativa”, ha detto Maria Rita Munizzi, presidente del Moige (Movimento italiano genitori) intervenendo sull’episodio di Niscemi, dove una quattordicenne sarebbe stata strangolata e poi data alle fiamme da alcuni minori perché incinta di uno di loro.
“Quanto accaduto mette allo scoperto un’emergenza educativa nazionale, la cui responsabilità ricade sul clima generale di lassismo che i nostri ragazzi respirano, nella scuola come nella famiglia”, ha continuato Munizzi. “La scuola deve tornare ad educare con rigore e serietà ed insegnare il rispetto per gli adulti, quello per se stessi e per i propri compagni, e per la vita in assoluto: occorre fornire ai ragazzi stessi dei modelli educativi fondati sui valori comuni forti e saldi, che possano contrastare – conclude il Moige – la ‘leggerezza’ con cui certi temi vengono proposti dalla società e dai media stessi”.
Il quadro fosco del Movimento italiano genitori è stato ripreso anche dal neoministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che sottolineando la situazione di declino della scuola ha ricordato il divario tra Nord e Sud. Parlando delle diverse criticità dell’Italia nel corso di una tavola rotonda al Foro Italico di Roma con l’ex Ministro degli esteri Massimo D’Alema, Tremonti ha affermato: “L’Italia è un Paese duale, aumenta sempre di più la distanza fra Nord e Sud. I fondi al Sud sono cresciuti e il divario è comunque cresciuto. C’è una divisione drammatica sulla scuola: la scuola del Sud sta declinando, è un’emergenza. L’ordinamento scolastico è lo stesso, le classi e le carriere universitarie sono le stesse, eppure sta succedendo”.
Per gli esperti di problematiche giovanili però la divisione sarebbe meno netta di quanto si possa pensare: “le baby gang, come il bullismo, rappresentano un fenomeno trasversale, che non si verifica solo tra gli immigrati o i ceti sociali disagiati”, dice Loredana Petrone docente di medicina sociale all’università la Sapienza di Roma, psicoterapeuta e autrice di numerosi libri dedicati ai minori e al disagio giovanile.
Qualche anno fa infatti, era famosa la banda dei Parioli, il quartiere bene di Roma, una baby gang di figli di papà che taglieggiava le sue vittime in cerca di rolex, ricorda la docente.
Non ci sono più eroi, non si legge più il libro ‘Cuore’ e “non vengono più offerti modelli identificativi e valori ai ragazzini,così il gruppo anche se violento sopperisce e garantisce l’identificazione”. Secondo Petrone bullismo e baby gang sono figlie dello stesso disagio, inoltre quasi mai il bullo agisce da solo, ma c’è sempre un aiutante, sostenitori o spettatori. Un gruppo dove maschi e femmine, stanno alla pari, anche se diversa è la modalità di intervento, i ragazzi con la violenza, le ragazze con le parole, brucianti, di offesa.
La differenza è nella scelta delle vittime, che i bulli trovano soprattutto a scuola, mentre le baby gang riversano le loro angherie sempre o quasi su coetanei, ma operano anche al di fuori della scuola. Spesso, inoltre sono legati allo spaccio della droga, ragazzini che vendono droga per racimolare soldi e altra droghe. “Le baby gag – spiega la docente – sono bande di ragazzini che commettono reati, ma il bullismo, secondo le indicazioni che si traggono dalla nostra legislazione, è una definizione che comprende atti di razzismo, offese, dileggio, diffamazione, minacce, violenza privata, taglieggiamenti, danneggiamenti, aggressioni e lesioni personali”. E il bullismo non è da sottovalutare, perché lascia segni indelebili sulle vittime.

Per il Presidente dell’Associazione nazionale culturale docenti cattolici, Alberto Giannino, non ci sono dubbi: “a scuola ci vuole tolleranza zero, occorrono misure disciplinari gravi (e non lievi altrimenti i bulli ridono) e se del caso l’esplulsione dalla scuola o la bocciatura di un intero anno scolastico: non certo come è successo l’anno scorso a Torino dove dei bulli presero a calci un disabile e nessuno intervenne.