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Bussetti: “Regionalizzare docenti e presidi? Buona idea”

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In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, parla a proposito dell’idea avanzata da Lombardia e Veneto per l’autonomia differenziata e la regionalizzazione di professori e presidi, che diventerebbero dipendenti della Regione e non più dello Stato: “Sarà un cammino sicuramente lungo, ma potrebbe essere una opportunità, un modello anche virtuoso di gestione più capillare delle scuole. Ci dovrebbe comunque essere una lunga fase transitoria in cui gli insegnanti potrebbero passare alla Regione su base volontaria. I programmi e gli ordinamenti restano invece allo Stato e non dimentichiamo che tutto deve essere fatto dentro i limiti della Costituzione. I livelli delle prestazioni di servizio devono essere garantiti ovunque allo stesso modo. Bisogna guardare avanti quando si fanno delle scelte ma prenderemo decisioni condivise”.

Dunque, per Bussetti, i professori regionali sono una opportunità, “un modello che già esiste in Trentino, dunque non è nuovo”.

Un’idea, su cui però sono critici i sindacati, in primis la Uil Scuola.

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Come già scritto, in anteprima, da La Tecnica della Scuola, lo scorso 7 ottobre, il passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni, si baserebbe proprio su quanto previsto negli articoli 116 e 117 della Costituzione, così come sono stati riscritti dalla riforma costituzionale del 2001 e come già indicato nel “Master Plan” concordato in Conferenza Stato Regioni anche durante il secondo Governo Prodi (2006/2008).

Cosa dice il contratto di governo su questo? Al punto 20 “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta”: “Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse”.

Il Parlamento sarà chiamato ad esaminare un disegno di legge del senatore leghista Mario Pittoni in materia di “domicilio professionale”: per partecipare al concorso in una determinata regione sarà necessario eleggere il proprio domicilio professionale esattamente in quella regione con un vincolo di permanenza per un certo periodo di tempo.

La risposta della Gilda degli Insegnanti

“La scuola ha bisogno di risorse per superare i problemi derivanti dalla carenza di strutture e dalla continua perdita del potere di acquisto delle retribuzioni degli insegnanti”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito alle dichiarazioni del ministro, secondo il quale la scuola non avrebbe bisogno di ulteriori stanziamenti.

“La complessa organizzazione delle attività didattiche necessita, infatti, di strumenti adeguati ed aggiornati ai continui progressi tecnologici dei mezzi di comunicazione. E i  docenti – spiega Di Meglio – attendono da tempo l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. Non condividiamo, quindi, la proposta di cui si discute in questi giorni circa la regionalizzazione dell’organizzazione scolastica, che avrebbe come effetto la creazione di ulteriori sperequazioni economiche, sia per quanto riguarda la qualità della didattica, che per gli importi delle retribuzioni. Si avrebbe così una scuola a due velocità che penalizzerebbe ulteriormente le zone più svantaggiate del Paese”.

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