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Regionalizzazione della scuola. No della Uil, ma il contratto di Governo lo prevede

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Le prese di posizione contro l’ipotesi di “regionalizzazione” del sistema scolastico si susseguono giorno dopo giorno.

La posizione della Uilscuola

Nelle ultime ore è arrivato un comunicato della Uil Scuola sulla situazione esistente nel Friuli Venezia Giulia, regione dove attualmente non esiste più un direttore generale titolare.
“Ben venga la richiesta di un tavolo tecnico che porti l’Ufficio scolastico regionale alla dimensione di un ufficio generale – sottolinea Pino Turi, segretario nazionale Uil Scuola –  ma da questo lanciare un’Opa regionale sul sistema di istruzione nazionale, significa fare una forzatura che mira a bypassare la lettera e la sostanza costituzionale”.
“Il tavolo tecnico aperto al Miur, se letto in un’ottica nazionale in risposta a esigenze regionali – aggiunge Turi – rappresenta una soluzione condivisibile, ma da questo passare alla progettazione di un assetto regionale dell’istruzione è assolutamente fuori luogo”.

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La Riforma Costituzionale del 2001

Come abbiamo già chiarito in articoli precedenti, il passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni, si basa proprio su quanto previsto negli articoli 116 e 117 della Costituzione, così come sono stati riscritti dalla riforma costituzionale del 2001 e come già indicato nel “Master Plan” concordato in Conferenza Stato Regioni anche durante il secondo Governo Prodi (2006/2008)
Le dure prese di posizione di questi giorni non sono dunque del tutto comprensibili, soprattutto se si considera che la riforma costituzionale del 2016 voluta da Matteo Renzi ma bocciata dal referendum del dicembre di quell’anno prevedeva proprio una revisione in direzione “centralistica” dei due articoli citati.

Il tentativo di Renzi di ridimensionare le prerogative delle Regioni

In proposito è interessante leggere quanto scrive proprio oggi sulla sua pagina FB l’ex dirigente tecnico Franco De Anna: “Mi colpisce che alcuni mobilitati siano i medesimi già in campo per respingere il referendum 2016, che conteneva misure di revisione ‘delimitativa’ dell’art. 117 Cost, che, come noto, regola la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni”.

Anche il M5S vuole la regionalizzazione

Bisogna poi chiarire che sulla questione della regionalizzazione il contratto di Governo fra Lega e M5S è molto chiaro. Ecco cosa si dice sull’argomento al punto 20 “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta”:  “Sotto il profilo del regionalismo, l’impegno sarà quello di porre come questione prioritaria nell’agenda di Governo l’attribuzione, per tutte le Regioni che motivatamente lo richiedano, di maggiore autonomia in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione, portando anche a rapida conclusione le trattative tra Governo e Regioni attualmente aperte. Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie per un autonomo esercizio delle stesse”.
Sulla questione si era già attivata nelle settimane passate la Regione Veneto e c’è da credere che, passata la tempesta dell’avvio della legge di bilancio e dei decreti collegati, la Lega, a cui questo tema sta particolarmente caro, riaprirà la questione cercando di accogliere le richieste delle “regioni amiche” (Veneto e Lombardia innanzitutto).