Home Attualità Caselli agli studenti: Falcone e Borsellino sono morti perché noi non siamo...

Caselli agli studenti: Falcone e Borsellino sono morti perché noi non siamo stati abbastanza ‘vivi’ davanti all’illegalità

CONDIVIDI

Falcone e Borsellino? “Hanno avuto coraggio, sicuramente, anche se Falcone come Borsellino spesso hanno risposto alla domanda se avessero paura, dicendo: come si fa a non avere paura? L’importante è avere un po’ più di coraggio rispetto alla paura che non si può non avere. Ma soprattutto avevano spirito di servizio”. Così Gian Carlo Caselli durante l’appuntamento della Tecnica della Scuola sul trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio, in un accorato discorso rivolto direttamente agli studenti.

Ma Falcone e Borsellino sono morti anche perché noi cittadini non siamo stati abbastanza vivi. Entrambi hanno visto una serie di nefandezze, di illegalità, di scempio della democrazia, di compravendita di voti. Eppure non si sono voltati dall’altra parte. Mentre tutti noi spesso abbiamo scelto il gioco del quieto vivere, della sottomissione. E allora Falcone e Borsellino li abbiamo sovraesposti. Anche per questo sono morti. Ricordarli significa essere sempre vivi e denunciare ciò che non va, stando al fianco di chi combatte l’illegalità”.

Icotea

Il protocollo d’intesa del MI con l’associazione fondata da don Pino Puglisi

Intanto sul tema della lotta all’illegalità il ministero dell’Istruzione ha appena siglato un Protocollo d’intesa con il Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, fondato da don Pino Puglisi, l’uomo di chiesa e ispirato educatore palermitano, assassinato dalla mafia il 15 settembre del ’93, un anno dopo i giudici Falcone e Borsellino.

Il protocollo vuole prevenire il disagio e l’emarginazione attraverso una scuola aperta e inclusiva, in dialogo con il territorio e le famiglie, ha spiegato il ministro Bianchi in visita presso la Casa-Museo del Beato Giuseppe Puglisi. 

La scuola è un importante presidio di cittadinanza – ha dichiarato il Ministro Bianchi – ma non può e non deve essere sola nell’educazione alla pace di bambini e ragazzi e nel contrasto alla dispersione e all’emarginazione. Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza abbiamo previsto azioni e risorse dedicate, ma è importante che tutti facciano la propria parte. Per questo motivo, la collaborazione con il Centro di Accoglienza ‘Padre Nostro’ ha una rilevanza particolare: interveniamo nei singoli territori in maniera puntuale, con l’ausilio di donne e uomini impegnati a costruire percorsi di legalità e inclusione, a partire dall’esempio di figure determinanti per la storia del nostro Paese e per la formazione della nostra coscienza civile, come quella del Beato Pino Puglisi”.  

Obiettivo del Protocollo è promuovere l’educazione alla pace, all’intercultura, alla legalità, all’inclusione attraverso percorsi didattici e formativi che le scuole potranno attivare, nell’ambito della propria autonomia e della propria flessibilità organizzativa, anche con l’apporto di soggetti e risorse diversi a livello territoriale. E fare sempre più degli istituti scolastici luoghi di incontro, di interazione con le famiglie e le comunità, di costruzione di cittadinanza attiva e democratica.