Home I lettori ci scrivono Che senso ha riaprire le scuole per un mese?

Che senso ha riaprire le scuole per un mese?

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Cosa rimane dello Stato quando l’idea di “bene comune” è divorata dal Leviatano della Ragione economica? E avventurieri, populisti senza radici affollano i palazzi del potere, pronti a fustigare la coscienza altrui, senza interrogare la propria?

Mentre la Scuola, “ARCHITRAVE DELLA SOCIETA”, viene strumentalizzata per mascherare ben altri interessi dietro lo zelo delle riaperture “a tutti i costi”?

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Parossistiche le soluzioni per il ritorno in presenza: ingresso in orario antelucano; cancellazione di giorni festivi, prolungamento dell’anno scolastico, come se docenti e alunni, in Dad, non avessero fatto niente.

E soprattutto i numeri e le percentuali sparate a raffica, al ribasso, al rialzo: 60%; 75%, 100%. Bingo! In una situazione pandemica ancora estremamente critica, che vede l’imperversare delle varianti proprio tra i più giovani, nell’immutata condizione della malconcia rete dei trasporti e con la sospensione delle vaccinazioni per i docenti, come da ultime indicazioni ministeriali.

Il mirabolante annuncio del 100% in aula è stato esploso come una palla di cannone, seminando scompiglio e incredulità nel personale scolastico: forse l’atto visionario di qualche taumaturgo del Parlamento in grado di cancellare il Covid dalle scuole italiane?

Poi, le Regioni hanno evitato, almeno per il momento, l’improvvida soluzione. L’Italia ha ancora i suoi Santi protettori: governatori e sindaci, spesso invocati dalle famiglie come salvatori della patria, contro le aperture indiscriminate, il Covid e i suoi alleati.

Ancora una volta pesa sul destino dell’istruzione pubblica l’evidenza dei fatti: chi decide conosce poco o per niente il suo complesso funzionamento.

Quale sarebbe infatti l’efficacia didattica di riaprire le scuole fino al 100%, l’ultimo mese dell’anno scolastico? Alterare il delicato equilibrio educativo, così faticosamente raggiunto? Sottoporre alunni e docenti allo snervante ritmo delle quarantene con il serio rischio di compromettere gli esami per i ragazzi delle quinte?

Senza considerare la delusione di tornare in Dad, dopo qualche giorno di presenza, come già più volte accaduto.

In questo continuo apri e chiudi, senza fondato criterio, alunni e docenti sono stati poco più che pacchi postali spediti avanti e indietro, a seconda degli umori politici.

L’ultimo Governo e il suo premier, preceduto da un’attesa messianica, potevano forse investire, una volta tanto, in credibilità e definire un piano di rientro graduale del secondo ciclo di istruzione, solo per le classi terminali, in percentuale adeguata alla reale capienza dei locali scolastici, considerando la distanza di sicurezza che per la variante inglese è oltre un metro e, soprattutto, garantendo la vaccinazione al personale scolastico delle classi quinte e un’azione di controllo, tramite tamponi, ai ragazzi.

Ancora una volta ha trionfato il populismo, il cui slogan da mesi rimbalza tra Ministri e parlamentari di turno: restituire ai giovani la socialità.

Una socialità da Paese dei Balocchi più che da ambiente di apprendimento, dove i ragazzi andrebbero a sfogare la loro voglia di divertimento repressa dalla Dad e da altre restrizioni, con buona pace di quei genitori vittime di overdose da contatto prolungato con i figli. E la certezza (camuffata da ragionevole rischio) di trasformare le aule in camere di tortura dove allievi e professori, imbavagliati fino a 7 ore e inchiodati nel loro banco diventeranno ospiti di chissà quali altre varianti da portare a spasso per le strade, sui mezzi pubblici, in dono alle proprie famiglie.

Inevitabilmente al danno seguirà la beffa: i docenti diventeranno indesiderabili, sicuri untori, perché esposti al contatto continuo, per troppe ore, con troppe persone senza adeguata protezione, come già percepibile nell’opinione comune. 

Oltre questo scenario, mentre il Governo continua a dare i numeri, si fa strada una previsione ancora più temibile: tra poco si aprirà la stagione turistica, l’attenzione della politica sarà dirottata altrove; forse la lenta, faticosa campagna vaccinale privilegerà gli operatori di settore.

Per i docenti il vaccino in via prioritaria è stato ufficialmente sospeso, e si tornerà a settembre a mani vuote.

Di nuovo punto e a capo.

Elena Silvestrini

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