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Chiusura delle scuole: cosa è successo nel mondo? Il monitoraggio dell’UNESCO

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Qual è lo stato dell’arte della chiusura delle scuole nel mondo a seguito della pandemia da COVID 19? A rispondere a questa domanda prova l’UNESCO, che sin dall’inizio della diffusione del virus ha aperto una pagina dedicata interamente al mondo dell’education, che offre tra l’altro risorse e materiali in più lingue, con sguardo e prospettive internazionali a tutto tondo.

Ritorno a scuola: cosa è successo nel mondo

Gli esperti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che già al suo nascere nel lontano 1946 dichiarava come sua mission quella di promuovere l’istruzione come punto fermo della pace duratura nel mondo, hanno seguito passo passo l’evoluzione della pandemia e agli effetti che essa ha avuto sulla scuola a livello mondiale hanno prestato somma attenzione.

A circa cinque mesi dall’inizio della diffusione del virus a livello globale, è emerso che circa il 60% degli studenti e delle studentesse in tutto il mondo non sono più andati a scuola per almeno tre/quattro mesi, fenomeno che ha coinvolto milioni di loro in diversi percorsi di apprendimento a distanza. L’UNESCO ha realizzato la mappa della situazione mondiale per quel che riguarda la chiusura, l’apertura (parziale o totale) e la riapertura (parziale o totale) delle istituzioni educative in tutto il mondo.  Sul sito citato è possibile consultare questa mappa in modo interattivo, posizionandosi su un dato giorno e andando a verificare lo stato in essere nei continenti, potendo visionare il numero e la percentuale degli apprendenti coinvolti nella chiusura delle scuole.

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Il monitoraggio Unesco

Dallo studio e dal monitoraggio dell’UNESCO emerge che, poiché nonostante la stagione estiva in molte parti del globo le scuole hanno ritmi differenti rispetto ai cicli stagionali, le lezioni si svolgano attualmente a pieno regime in Australia, Bielorussia, Colombia, Ecuador, Francia, Groenlandia, Lettonia, Niger, Norvegia, Svezia, Uruguay e Vietnam.

Si tratta di uno scenario complesso, che non fornisce chiavi di lettura immediate, considerando la collocazione geografica, i dati sulla pandemia e le conseguenti decisioni dei governi a livello nazionale e locale.
A questo si aggiunge l’altro dato significativo fornito dall’UNESCO, secondo i cui esperti ad oggi in 110 paesi (ma ad aprile per esempio, picco della pandemia, erano 187) le scuole sono chiuse, il che equivale a 1.067.590.512 studenti che attualmente, e in maggioranza da aprile 2020, non stanno frequentando le aule scolastiche tradizionali.

Ci sono Stati dove le scuole non hanno mai chiuso, tra questi Nicaragua, Taiwan e Svezia. E vi sono anche aree del mondo dove, da una riapertura parziale e poi totale delle scuole, è stato fatto un passo indietro: in Cina per esempio, da dove ormai da mesi provengono dati ufficiali sulla regressione del virus,  l’esame di ammissione all’università (che coinvolge circa 10 milioni di studenti) è stato posticipato, in Corea del Sud, che ha ripetutamente reso nota la sua strategia di contenimento, ponendosi come riferimento per i risultati ottenuti, il rientro in aula è stato autorizzato a inizio maggio, ma in diverse zone di Seul gli studenti sono stati obbligati ad un nuovo lockdown per la diffusione di altri focolai; ad Hong Kong la pausa estiva che doveva concludersi in questa settimana è stata rimandata a fine mese.

In Europa la Germania ha riaperto le scuole secondarie già a fine aprile, con test virologici per gli studenti due volte a settimana, e analogamente sono andate le cose in Austria e Danimarca.

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