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Con la Geografia il calcio diventa “sostenibile”

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Quali sono i fenomeni geografici connessi al football? A questa domando proverà a rispondere Andrea Curti, l’ideatore, a Roma, nell’Università “La Sapienza”, Facoltà di Lettere e Filosofia, del modulo formativo “Geografia del Calcio Sostenibile”: inserito all’interno delle “Altre Attività Formative”, si rivolge agli studenti universitari del corso di Laurea Triennale in “Geografia” e Laurea Magistrale in “Gestione e valorizzazione del Territorio”.

 “Certo – spiega Curti – non stiamo parlando della collocazione geografica della squadra dell’Atalanta a Bergamo, o della Sampdoria a Genova, e via dicendo. Ciò appartiene ad una sorpassata metodologia del ‘fare geografico’. Partendo dal presupposto cheil calcio è un fenomeno complesso che investe tanti aspetti della nostra vita quotidiana (culturali, sociali, storici, demografici, antropologici, economici), va sottolineato come tali aspetti fanno sì che la Geografia, per la sua fondamentale caratteristica di interdisciplinarità, trovi tutta una serie di agganci scientifici attraverso quei fenomeni geografici strettamente correlati al calcio”.

 

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Questo il programma generale delle lezioni.

PRIMA PARTE – Introduzione ai paradigmi geo-sportivi (metà Ottocento-oggi); i fenomeni geografici connessi al football, tra cui flussi migratori in uscita e in entrata, trasformazioni socio-sportive e l’interazione uomo-territorio.

SECONDA PARTE – Principali concetti di sostenibilità ambientale; esempi di stadi sostenibili; le Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012, come sono cambiate le metropoli per eventi sportivi di portata globale; i Paesi del Brics e lo sport tra geopolitica e investimenti infrastrutturali ed economici; panoramica su Russia 2018 e Qatar 2022.

Tali fenomeni possono essere ricondotti a: i flussi migratori, in entrata e in uscita, non solo di giocatori, tecnici e “addetti ai lavori” in generale, ma anche con riferimento alle grandi migrazioni di nostri connazionali (da metà dell’Ottocento a prima della Seconda Guerra Mondiale) che hanno finito per incidere sulle nascite di squadre all’estero segnando profondamente l’impronta italiana sul territorio di arrivo (pensiamo, ad esempio, al Sud America, Buenos Aires, Montevideo e San Paolo); l’interazione uomo-territorio, con l’impatto che uno stadio di calcio (massima espressione antropica) ha sull’area di riferimento, non soltanto come impatto ambientale ma anche come socialità, come punto d’incontro di una comunità facente parte di uno specifico territorio che ne registra le conseguenti trasformazioni socio-spaziali (è una delle nuove branche della Geografia, la Geografia Sociale); il cambiamento dell’assetto urbanistico sia della zona interessata sia della città che ospita la struttura sportiva, con la costruzione, tra l’altro, delle nuove reti di comunicazione (autostrade, metropolitane, mezzi di trasporto, ecc.) che avvicinano tale struttura al centro cittadino in un contesto di continuum urbanizzato; la globalizzazione che vede il calcio quale fenomeno a scala globale, tanto che gli Stati membri della FIFA risultano addirittura superiori a quelli dell’ONU (207 contro 191), con un indotto economico rilevante, come testimonia il 3,7% del PIL dell’Unione Europea e l’occupazione per oltre 15 milioni di persone all’interno del comparto sport, dove il calcio ha la predominanza assoluta; elementi di geopolitica che vedono il calcio sconvolgere le mappe geografiche, tanto che la Scozia, le Isole Far Oer e l’Irlanda del Nord hanno una propria nazionale pur non essendo nazioni indipendenti, l’Australia (geograficamente in Oceania) è collocata nei gironi di qualificazione dell’Asia, così come le squadre di club di Israele e Turchia sono ammesse direttamente nelle competizioni europee pur non facendo parte del Vecchio continente.

Le lezioni prenderanno il via il prossimo 23 gennaio.

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