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Concorso a cattedra: tanti gli assenti

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Il Miur ostenta tranquillità sulle sorti del concorso a cattedra, tirando le somme delle prove scritte, sulla carta terminate con il mese di maggio. Ma le cose stanno diversamente, perchè un docente su quattro regolarmente iscritto (quasi il 25%) non si è presentato agli scritti ed un motivo di quest’astensione altissima dovrà pur esserci. Inoltre, tuona Anief, ancora devono essere programmate e svolte le prove suppletive per duemila candidati, mentre il Consiglio di Stato dovrà decidere nei prossimi giorni la sorte degli altri 30 mila aspiranti docenti esclusi, tra cui diversi giovani laureati. Se il giudice dovesse dare loro ragione, a beneficiarne sarebbe l’intero sistema scolastico italiano, ad iniziare dagli alunni: perché la stessa età anagrafica dei partecipanti al concorso, che si attesta ora a 38,6 anni, grazie ad una eventuale aggiunta in extremis dei ricorrenti inizialmente esclusi, si ridurrebbe in modo sensibile.

 

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Anief scaglia i suoi strali  contro il Miur colpevole di avere per la prima volta riservato il concorso esclusivamente al personale abilitato, che per forza di cose ha un’età anagrafica decisamente più alta dei soli laureati.


Nel frattempo, gli Uffici scolastici regionali cominciano a prendere coscienza che le prove aggiuntive per i candidati ricorrenti saranno inevitabili: alla luce delle ordinanze rese dal Consiglio di Stato n. 1836/16 e dal T.A.R. del Lazio n. 2655/16 e n. 2672/16, con le quali è stata disposta l’ammissione con riserva alle prove concorsuali degli Insegnanti tecnico pratici, l’Usr del Veneto (subito dopo anche quello del Piemonte) ha comunicato per via ufficiale che predisporrà apposite “sessioni suppletive (per le prove scritte, pratiche e orali) a livello nazionale, sia per i candidati già in possesso delle suddette ordinanze sia per quelli che le otterranno in seguito a successive pronunce