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Concorso dirigenti 2017. A proposito del “codice sorgente”

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Onorevole Presidente Conte,
Chi Le scrive è Antonella Mongiardo, vincitrice del concorso per Dirigenti Scolastici 2017. Facendomi portavoce di un gruppo di colleghi vincitori, vorrei esprimere, innanzitutto, il nostro dissenso per le minacce e le offensive esternazioni rivolte al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, provenienti, purtroppo, da educatori.
Docenti che, paradossalmente, da settembre dovranno insegnare ai giovani l’educazione civica, ma che, evidentemente, non hanno, loro per primi, il minimo senso civico e ignorano la differenza tra il diritto di critica e il vilipendio.
Signor Presidente, Le spiego, ora, il motivo di questa lettera.
I miei colleghi ed io Le chiediamo di vigilare sulla vicenda del concorso per Dirigenti Scolastici, perchè stanno accadendo cose sconcertanti, al limite dell’incredibile. Da cittadini seri e onesti quali siamo, colpevoli soltanto di aver vinto un concorso pubblico seriamente e onestamente, ci sentiamo profondamente lesi nella nostra dignità umana e professionale.

Da un anno, il concorso a preside si trova al centro di una campagna diffamatoria, iniziata a 29 marzo 2019 (con la pubblicazione degli ammessi alle prove orali) ed esplosa in tutta la sua veemenza dopo una sentenza del Tar Lazio, datata 2 luglio 2019, in cui il Tribunale annullava parzialmente la procedura concorsuale per la presunta incompatibilità di tre commissari (su 300 commissari, 38 commissioni e 8 mila candidati), rigettando però, tutte le altre doglianze dei ricorrenti.

La sentenza di annullamento è stata impugnata dal Miur dinanzi al Consiglio di Stato, che, a suo tempo, ha sospeso la sentenza del Tar Lazio (consentendo l’assunzione di duemila vincitori) in attesa di valutare nel merito la “portata invalidante dei vizi riscontrati dal giudice di primo grado sull’intera procedura concorsuale”.
L’udienza di merito del CdS, dopo due rinvii, è stata fissata per il prossimo ottobre. Tuttavia, noi vincitori temiamo che non si arriverà a conoscere il giudizio del CdS, come dovrebbe avvenire secondo il regolare iter del procedimento giudiziario amministrativo.
Il timore nasce dal fatto che, da mesi a questa parte, gruppi di ricorrenti non fanno che bussare alle porte della politica invocando l’approvazione di un emendamento, finalizzato ad aggirare il secondo grado di giudizio.

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Noi vincitori, invece, lo attendiamo questo secondo grado. Fiduciosi di vedere certificata, una volta per tutte, la regolarità del nostro sudatissimo concorso. Anche alla luce delle numerose sentenze del CdS che chiariscono la questione dell’incompatibilità nei pubblici concorsi, compreso l’ultimo illuminante provvedimento di febbraio 2020.
Finora, l’emendamento, non è mai stato approvato, per fortuna, e speriamo che non venga mai approvato, perché a nostro avviso sarebbe una grave violazione alla Costituzione (ai ruoli della P.A. si accede per concorso e non per ricorso!).
Esso mira, infatti, a “sanare” la procedura concorsuale, consentendo ai ricorrenti di accedere ai ruoli dirigenziali attraverso una sorta di corso abilitante. Ma, sul piano logico e giuridico, come si può solo pensare di sanare una procedura prima che venga emessa una sentenza definitiva? Non sarebbe come amputare una gamba ad una persona per la sola idea (tutta da dimostrare) che possa essere malata? Una cosa assurda e inaccettabile!

Ricorrere è un diritto, certamente, e noi vincitori lo rispettiamo. Ma è altrettanto vero che anche noi abbiamo diritto ad una sentenza definitiva. Invece, i ricorrenti, corroborati da talune forze politiche, il nostro diritto lo vorrebbero calpestare!
Ecco perché noi vincitori vogliamo sapere, a questo punto, se la guerra sfiancante condotta dai ricorrenti contro il Ministero sia davvero una lotta del diritto contro l’ingiustizia, o, piuttosto, un braccio di ferro tra la prepotenza e il merito.  

Pertanto, nella speranza che si faccia chiarezza nella vicenda, chiediamo che vengano resi pubblici tutti gli atti del concorso, compresi gli elaborati scritti dei vincitori e dei ricorrenti. I quali ricorrenti, da un lato protestano, talora in modo scomposto e sleale, lamentando le ingiuste valutazioni delle loro “pregevoli” prove, dall’altro chiedono l’accesso al codice sorgente, per scoprire eventuali “falle” nel sistema informatico gestito da Cineca, che avrebbero causato il mancato salvataggio dei quesiti. Insomma, non si è ancora capito quale sia il problema, se i quesiti non salvati, oppure i quesiti mal valutati!

Comunque, sta di fatto che ai ricorsi, si accompagna da tempo, su un binario parallelo, il tentativo reiterato e martellante di ottenere dal Parlamento una qualche “sanatoria”, in cambio della cessazione del conflitto.

Le scrivo questa lettera, Presidente Conte, perché nei giorni scorsi il Tar Lazio ha emesso altre due sentenze sul concorso. In una delle due, il Tribunale, accogliendo l’istanza di un vincitore che chiedeva il riconoscimento di un titolo non valutato, sentenzia addirittura l’annullamento della graduatoria di merito; nell’altra, il Tar Lazio accoglie i ricorsi sull’accesso al codice sorgente.

Ebbene, noi tutti, a questo punto, e i ricorrenti in primis, dovremmo chiedere in coro al ministero di rendere accessibile, al più presto, questo benedetto codice.
Eppure, nel forum di Mininterno (lo stesso social da cui l’Espresso ha attinto post anonimi per imbastire inchieste fantasmagoriche sul concorso DS) qualche ricorrente non pare davvero interessato al codice sorgente, ma usa strumentalmente lo spauracchio del codice sorgente per “suggerire” al ministero di ritirare l’appello al CdS e cercare soluzioni che accontentino tutti. Che strano!
Signor Presidente, Le chiedo di intervenire affinché vengano resi pubblici tutti gli atti richiesti, per poter capire come mai il famoso comando “CONFERMA E PROCEDI”, che consentiva di salvare le risposte scritte, abbia funzionato perfettamente per 3420 persone e per i ricorrenti no!

Consentendo l’accesso a questo codice, si potrà sgonfiare l’ennesima bufala creata e alimentata al solo scopo di sollevare polvere sul concorso. Perché, ancora una volta, di un grande bluff si tratta, come ben sa chi conosce la programmazione.

Le vorrei far leggere, sign. Presidente, cosa mi ha spiegato un esperto di informatica:

  1. “Il Miur ha fatto bene, finora, a negare l’accesso al codice sorgente, perché non si tratta di software open source, cioè a codice sorgente aperto, ma si tratta di software commerciale sviluppato dal Cineca, che il MIur può divulgare solo sotto imposizione di un giudice, pena richiesta salata di indennizzo da parte del Cineca; il Cineca, per questo, dovrebbe essere citato come contro-interessato, perché , se si divulgasse il suo codice sorgente, difficilmente potrebbe riutilizzarlo, a parte che i programmatori concorrenti potrebbero copiarlo impunemente;
  2. Andiamo al software. Dunque in un programma coesistono essenzialmente due cose: il codice sorgente e l’eseguibile. Il primo è in pratica un file di testo in cui sono scritte in un linguaggio di programmazione le istruzioni che il PC deve eseguire; ti faccio un esempio elementarissimo: Int A=2; int B=5; int Somma=A+B; printf (Somma) dove ho dichiarato prima una variabile intera A, poi una variabile intera B e poi una variabile intera Somma che è data da A+B e ho detto al PC di stampare Somma; scritto il testo, lo si passa a un compilatore, che è un software che trasforma il codice sorgente in un file eseguibile, ossia nel programma vero e proprio che gira sul PC; quando avete fatto la prova, sul PC girava l’eseguibile il codice sorgente era invisibile.
  3. Ora, supponendo che il programma usasse una interfaccia grafica con finestre e pulsanti vari (e poi bisognerebbe saper in quale linguaggio: Visual Basic, C, Python, Java?) tra cui il famigerato ‘Conferma e procedi’, dobbiamo introdurre altri concetti importantissimi per capire la questione di cui si discute. Allora in un programma ad interfaccia grafica si hanno: classi, eventi e metodi. La classe è un oggetto: un pulsante, una finestra, un menu a tendina, ecc.; a quell’oggetto il programmatore associa un evento, ossia un passaggio del mouse o un click del mouse stesso; a sua volta l’evento viene associato ad un metodo, ossia una funzione che si attiva ogni volta che si verifica un evento su quell’oggetto: ad esempio: Io creo la classe ‘pulsante (Conferma e procedi) e associo ad essa un evento (click del mouse) cui corrisponde un metodo ossia la funzione (Conferma i dati e vai avanti di una pagina) che è memorizzata da qualche parte nel testo del codice sorgente; OK? Ogni volta che un utente clicca su quel pulsante, si attiva la funzione di salvataggio e di proseguimento.
  4. Ora, siccome le pagine erano tante, il programmatore avrà scritto UNA VOLTA la funzione ‘Conferma e procedi’ nel sorgente e poi l’avrà connessa al pulsante in ogni pagina. Egli non deve scriverla ogni volta, la scrive UNA volta nel sorgente e poi ogni volta che crea il pulsante, associa esso alla funzione con un semplice copia e incolla nell’ambiente di programmazione del software. Perciò, se ha creato la funzione UNA VOLTA e i pulsanti sono tutti uguali, ci sono solo due possibilità. caso A: il metodo è scritto correttamente e TUTTI i pulsanti eseguono la funzione; oppure caso B: il metodo è scritto male e allora NESSUN pulsante funziona. Tertium non datur. Teoricamente il programmatore potrebbe essere stato così distratto da scordare di associare, che so, il pulsante di pagina 3 al metodo, ma ciò è altamente improbabile, perché nei moderni ambienti di programmazione professionale, proprio per evitare errori sciocchi come questo, i comandi ripetuti vengono associati in modo ricorsivo, proprio per evitare che qualche oggetto rimanga inattivo. E comunque, prima di usare il programma, si fa un ampio debugging, ossia ricerca degli errori attraverso strumenti sofisticati, per cui difficilmente un errore così banale sfuggirebbe al programmatore”.

In altre parole, se ci fosse stato, a monte di questo meccanismo, un errore di associazione della funzione di salvataggio al tasto “Conferma e procedi”, per esempio nella terza pagina, nessun candidato, degli 8 mila partecipanti alla prova scritta, avrebbe potuto salvare il terzo quesito. Mentre, invece, 3420 persone hanno salvato sette quesiti su sette. Ciò significa che l’istruzione, a monte, era ben fatta. Se poi è stata usata male da qualche candidato, non è certo colpa di CINECA!

Antonella Mongiardo

 

 

 

 

 

 

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