Home I lettori ci scrivono Concorso straordinario abilitante, alcune riflessioni

Concorso straordinario abilitante, alcune riflessioni

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In questi giorni si sta molto discutendo delle modalità di svolgimento del concorso straordinario. Il ministro insiste nel proporre un concorso per esami, i precari chiedono un concorso per titoli.

Io sono un docente di ruolo da tre anni e quindi non voglio pronunciarmi su tale questione che non mi coinvolge direttamente. Probabilmente entrambe le parti in causa hanno le loro ragioni e chiaramente il periodo di emergenza non favorisce un dialogo costruttivo tra di esse. La verità è che nel mondo della scuola comunque le modalità di accesso ad un posto a tempo indeterminato non sono mai chiare; non c’è alcuna regolarità nell’attivazione di procedure abilitanti né di eventuali concorsi. Nel mondo della scuola, ogni anno potrebbe o no accadere qualcosa. Chiaramente tale situazione è molto frustrante e andrebbe regolarizzata una volta per tutte; ma certo, non può essere questo il momento migliore per farlo.

Vorrei però, con questa lettera, soffermarmi su una classe di docenti specifica, che è quella degli insegnanti già di ruolo che vorrebbero acquisire un’altra abilitazione. Appartengo a questa classe e posso dire che non mi sento trattato per niente bene. Il nodo cruciale del mio discorso riguarda le modalità di svolgimento del cosiddetto “concorso straordinario abilitante” (diverso dal “concorso straordinario per immissione in ruolo”).

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Parto dalla mia esperienza, assumendola come esemplificativa della condizione di molti altri docenti. Io insegno matematica già da tre anni. Nel 2014, per abilitarmi, ho superato gli esami previsti per l’accesso al TFA. Una prima prova selettiva a risposta multipla su contenuti della disciplina e quiz in inglese; poi un esame scritto sempre su contenuti della disciplina. Poi un esame orale.

Dopo il superamento di ben tre prove, dunque, ho potuto frequentare il tirocinio formativo attivo (TFA), superando vari esami intermedi e infine un esame conclusivo incentrato sulla discussione di una tesi. Tutto questo pagando ben 2700 euro (sì, lo so, sembra incredibile, ma è vero; in altre professioni l’abilitazione è un diritto, mentre io e tutti coloro che si trovavano nelle mie condizione abbiamo dovuto pagare una cifra consistente!).

Dopo aver conseguito il TFA, ho partecipato al concorso bandito nel 2016. Anche in quel caso, una prova scritta seguita da una orale, entrambe superate. Adesso insegno da tre anni e inizio a conoscere il mondo della scuola in tutte le sue sfaccetature.

A questo punto avvertirei la naturale esigenza di conseguire l’abilitazione anche per un’altra disciplina (nel mio caso la fisica) coerente con il percorso disciplinare portato avanti nel corso degli studi universitari. Ciò costituirebbe essenzialmente un’occasione di crescita professionale e culturale che dovrebbe essere apprezzata e incoraggiata dalle istituzioni. Invece, la possibilità che al momento pare mi si conceda è quella di un concorso molto aleatorio e non meritocratico, in cui si deve rispondere a 60 quiz a risposta multipla in 60 minuti. I titoli, gli anni di servizio, un eventuale dottorato, eventuali master (tutti titoli di cui io, tra l’altro, sono in possesso), non contano nulla: bisogna raggiungere una quota minima di 42 risposte esatte per poter entrare dentro una procedura abilitante. Quindi il superamento del concorso non  riconoscerebbe automaticamente una abilitazione, ma consentirebbe solo di entrare dentro una procedura abilitante da seguire l’anno prossimo.

La domanda sorge quindi spontanea: perché noi docenti di ruolo, cosiddetti “ingabbiati”, non possiamo accedere alla procedura abilitante senza far ricorso ad un quiz che oggettivamente non consente di valutare granché della nostra preparazione e che non rende assolutamente giustizia alla parola “meritocrazia”? Perché sottoporre a questa sorta di “lotteria” delle risposte multiple chi ha già dimostrato in passato di possedere i requisiti fondamentali riguardanti le competenze metodologiche e didattiche?

Non mi sembra molto giusto tutto ciò e non mi sento rappresentato da soggetti politici che dipingono gli insegnanti che si lamentano in questo periodo come gente che “vuole sconti”. Credo che docenti che abbiano già superato un concorso e un tfa dovrebbero avere il diritto di entrare dentro la procedura abilitante dell’anno prossimo, senza dover per forza superare un quiz che non valuta un bel niente. Partecipare di diritto alla procedura abilitante rappresenterebbe una crescita professionale importante e tale opportunità non dovrebbe esserci negata.

Filippo Cavallari