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Considerazioni attuali ma non troppo: l’appello di un’insegnante

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  • GUERINI

Due anni fa pubblicaste queste mie riflessioni: LA SCUOLA PUBBLICA E’ FINITA? ALLORA MI LICENZIO!

Iniziavo con una riflessione di 10 anni prima pubblicata da un giornale scolastico:

“Oggi più che mai la scuola è chiamata a svolgere un compito di alta responsabilità.

I bambini sempre più disorientati, i genitori sempre più affaticati, i ragazzi sempre più orfani di modelli adeguati di riferimento. A chi spetta il compito di trasmettere i valori, di educare alla convivenza democratica, di far emergere la consapevolezza dei propri mezzi, per rendere, così, la diversità un’occasione d’arricchimento, che guarda all’uguaglianza dei diritti?

Oggi più che mai, gli adulti di ogni settore, a mio avviso, devono sentire questo trasporto.

E’ bello immaginare che organismi preposti al compito educativo vengano affiancati da altri che hanno sentito l’esigenza, quasi il richiamo ad una collaborazione fattiva. Grazie a quanti non rivestono, di ruolo, questo compito. L’impegno di tutti educa al senso di squadra, dimostrando che insieme si possono fare grandi cose.”

Voleva essere un richiamo alle nostre responsabilità, un invito appassionato e sincero che scuotesse le coscienze di ognuno, perché del degrado della Scuola Pubblica siamo tutti responsabili!

Lo siamo quando ci disinteressiamo dei problemi della scuola o peggio ancora quando ce ne interessiamo nella maniera sbagliata. I genitori, ad esempio, non hanno compreso l’alto ruolo che erano chiamati a svolgere nei rispettivi Organi Collegiali, molti l’hanno frainteso, in quanto, come il nostro, deve sempre attenersi ai Programmi Nazionali.

Perché la libertà d’insegnamento o il diritto di esporre il proprio pensiero non devono essere confusi con la libertà d’insegnare il cavolo che ci pare o con la libertà d’imporre le proprie idee senza un largo confronto e senza auspicare alla massima condivisione delle stesse, essendo in gioco i diritti di tutti! (parentesi contemporanea: questo vale per tutti, ministri e premier di turno compresi!)

Comunque cavalcare l’onda del malcontento è stato facile, tanto che adesso la presenza dei genitori sarà ancora più esigua e guarda caso aumenterà l’accesso dei “partner” privati. Per puntare a una Scuola di qualità?

Come diceva Calamandrei: l’obiettivo di chi è al potere diventa, non potendo demolire apertamente una così alta funzione pubblica: l’istruzione di tutti (intesa come formazione/educazione dell’uomo e del cittadino, come recita la nostra bellissima Costituzione), provare a svuotarla di senso, svalorizzarla agli occhi della massa, è l’unica cosa che gli resta da fare per imporre altro…, ben mascherato da frasi suggestive del tipo: “le cose devono cambiare!”

Io penso che il lento degrado della scuola pubblica sia stato abilmente alimentato. Un esempio è dato dai cosiddetti “progetti”, quelli condotti dagli stessi docenti. Altro è il rapporto con il territorio, tra l’altro ben regolamentato dagli Organi Collegiali.

I progetti servono solo a creare la famosa guerra tra poveri, in quanto gli insegnanti, essendo effettivamente sottopagati, fanno a gara a chi si deve accaparrare questo o quel contributo per ambire a guadagnare 1.000 euro in più in un anno, quando va bene!

Io non dico che 1.000 euro in più sono da buttare, come qualcuno ha mosso

l’accusa nei miei confronti, dico solo che i programmi ministeriali già prevedono tutto ciò che è necessario e utile per la formazione dei nostri ragazzi e noi, in quanto impiegati della “Scuola Pubblica”, lo dobbiamo garantire! E, sarà pure un’idea assurda o rivoluzionaria, però secondo me, dobbiamo farlo durante il nostro orario di lavoro! Se siamo sottopagati per il tipo di compito che siamo chiamati a svolgere, è contro un sistema del genere che dobbiamo ribellarci e non farci offendere con i contentini, facendo ore aggiuntive e lasciando che si insinui una modalità privata e clientelare che alimenta solo il malaffare e la disgregazione! Neanche dobbiamo lasciarci demotivare. Dobbiamo tenere i problemi separati e guardarli in maniera lucida. Io faccio sempre l’esempio delle rotaie del treno: i nostri problemi dobbiamo collocarli, come i binari, in maniera parallela, quelli della restituzione (anche economica) di un’adeguata professionalità e quelli legati alla nostra responsabilità di essere artefici dei miglioramenti e della crescita dei nostri ragazzi! Devono essere necessariamente separati perché quando i binari s’intersecano i treni deragliano! Indovinate chi sono i treni!?

E soprattutto quando i treni deragliano chi è al potere prende forza, sia dai nostri fallimenti che dalla nostra disgregazione!

Io sono abilitata all’insegnamento per la scuola primaria, ho vinto il concorso nel 95, nel 96 partecipai anche alla prova per la selezione che dava accesso alla frequentazione del corso biennale di specializzazione polivalente, la superai, solo che all’epoca frequentarlo costava dai 5 ai 10 milioni, potete facilmente immaginare le ragioni per cui non conseguii la fatidica specializzazione. Da allora continuo a coltivare la mia formazione, nella convinzione che si tratta “davvero” di un diritto oltre che di un dovere del docente (costi permettendo). Poi qualcuno osa parlare di meritocrazia…

Continuava dicendo che mi sarei licenziata piuttosto che pentirmi di essere rimasta in silenzio, perché “non serve avere le mani pulite se si tengono in tasca”…. e per non contribuire, con i miei sospiri di rassegnazione, a formare un altro anello della lunga catena che imprigiona i nostri ragazzi!

Un’insegnante (che voleva sentirsi fiera di essere un’impiegata) della Scuola Pubblica.

La cosa più grave è che quest’articolo è ancora attuale!

 

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