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Covid scuola, come fare per l’aerazione? Ecco una guida completa

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L’inizio delle attività didattiche ripropone il quesito su come meglio eseguire correttamente le areazioni a cura degli operatori scolastici nell’ottica dell’applicazione di un corretto sistema di gestione della sicurezza per la diluizione del rischio biologico da COVID-19.

E’ bene innanzitutto ricordare che il sistema prevenzionistico mondiale da COVID-19 si basa su due azioni fondamentali: una di tipo farmacologico legata alla vaccinazione di tutta la popolazione, per raggiungere la “global herd immunity” ed altri non farmacologici quali l’igienizzazione delle mani e degli ambienti, la protezione con i DPI, il distanziamento e non di meno l’areazione degli spazi indoor. Questa miscela di cardini prevenzionistici e protettivi dall’agente eziologico Sars-Cov.-2 sono stati penienamente recepiti dall’ISS così come diffusi dalla cabina di regia del centro internazionale ECDC e come lo stesso organo europeo ha condiviso con il CDC Americano.

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La descrizione testé proposta ci vedrà impegnati a condividere uno degli “asset” prevenzionistici non farmacologici e cioè l’areazione nelle aule e degli ambienti scolastici di ogni ordine e grado Italiani, alla luce delle esperienze scientifiche oggi registrate a livello mondiale.

Areare gli ambienti indoor a scuola è attività fondamentale che impegna non solo i collaboratori scolastici ma anche il personale docente, pertanto potremmo chiederci: come deve essere eseguita una corretta, proficua ed efficace areazione degli ambienti?

La risposta è assai complessa poiché legata a molteplici condizioni al contorno, come ad esempio: la dimensione dello spazio, il numero di persone ivi contenute; l’età media degli occupanti, la temperatura, la pressione e l’umidità relativa che insieme contribuiscono a condizionale la qualità dell’aria interna.

Vi sono allo stato attuale moltissimi studi scientifici sia Italiani che internazionali che dimostrano come la qualità dell’aria vada scemando con l’aumento dell’anidride carbonica negli ambienti interni ove non si eseguono regolari ricambi d’aria. Ad Esempio uno studio tutto italiano a cura dell’ENEA ove a seconda delle condizioni di arieggiamento (porta aula aperta o chiusa e finestre corridoio aperte o chiuse), si possono determinare tre diverse modalità di areazione delle aule:

1 – Areazione con porta chiusa

2 – Areazione con porta aperta e finestre corridoio chiuse

3 – Areazione con porta aperta e finestre corridoio aperte

Oppure uno studio dell’organo nazionale Svizzero che perviene a simili valutazioni:

1 – Areazione corretta, ma “lenta” (con porta aula chiusa)

2 – Areazione corretta e veloce (con porta aula aperta e finestre corridoio aperte)

3 – Areazione corretta e veloce (con porta aula aperta e finestre corridoio chiuse)

Occorre tenere a mente: al fine di realizzare la diluizione dell’eventuale carica virale presente, che aprire la porta dell’aula serve a creare una corrente d’aria che consente il ricambio dell’aria stessa nell’aula. Devono al contempo essere aperte le finestre del corridoio prospiciente l’aula, per consentire l’espulsione all’esterno dell’aria proveniente dall’aula. In caso contrario l’aria viziata rimarrebbe in circolo, senza diluirsi, e potrebbe rientrare nell’aula.

Una utile e pratica check list per arieggiare le aule

Si tratta, ovviamente, di suggerimenti ampiamente rivedibili.

1.    Arieggiare molto il mattino e il pomeriggio, prima delle lezioni, per iniziare con una qualità dell’aria uguale a quella esterna.

2.    Arieggiare lungo tutta la giornata, aprendo le finestre regolarmente, per non meno di 5 minuti, più volte al giorno e con qualsiasi tempo, ad ogni cambio insegnante, durante l’intervallo e dopo la pulizia dell’aula.

3.    Con temperatura mite (ed ambiente esterno non eccessivamente inquinato dai gas di scarico delle auto) tenere le finestre per quanto possibile sempre aperte.

4.     Arieggiare aprendo sempre le finestre completamente.

5.     Con finestre apribili sia ad anta battente che a ribalta, aprire sempre a battente perché il ricambio d’aria è maggiore.

6.     Per rinnovare l’aria più velocemente, creare una corrente d’aria aprendo la porta dell’aula e le finestre, sia in aula che nel corridoio. Altrimenti, se non è possibile aprire le finestre del corridoio, arieggiare tenendo chiusa la porta dell’aula e ricordare che così occorre più tempo per il ricambio d’aria.

7.     Ricordare che il tempo di ricambio aria è minore se l’aula è vuota.

8.     Non porre oggetti sul davanzale interno delle finestre, assicurando così un’apertura semplice e completa.

9.     Liberare il più possibile l’aula da mobilio, oggetti, indumenti. In tal modo aumenta la cubatura d’aria disponibile nel locale.

10.   Creare un piano di azione per decidere chi fa cosa, segnando su un calendario settimanale modi, tempi e responsabilità e facendo partecipare tutta la comunità scolastica;

11.   posizionare nelle aule delle piante potrebbe costituire intelligente iniziativa didattica per intervenire positivamente sulla qualità dell’aria;

12.   Durante la giornata sfruttare le pause brevi (cambio d’ora ad es.) o lunghe (trasferimento alunni da aula a laboratorio ad es.) per areare bene parzialmente o totalmente;

13.   Durante l’inverno a quando le condizioni metereologiche non lo consentano, evitare di arieggiare troppo a lungo.

In conclusione il tema della qualità dell’aria nelle aule è all’attenzione degli esperti in tutto il mondo e sono numerosissimi gli studi in materia che segnalano la necessità porre attenzione alla qualità dell’aria nei locali indoor scolastici. Arieggiare per diluire la possibile carica virale deve essere posto a mio parere come argomento di studio da trattare a cura di tutto il corpo docente in marniera coordinata ed interdisciplinare al fine di coinvolgere gli studenti nella comprensione e, per quanto possibile, nella “presa in carico” delle semplici regole di sicurezza richiamate.

Quale competenze chiave europee l’educazione civica e la cittadinanza sociale “passano”, necessariamente, dalla mediazione fra il “sapere” e il “sapere fare”. Quest’ultimo significa, nel nostro caso, “sapersi prendere concretamente cura”, con l’intera comunità scolastica, delle azioni necessarie al contenimento del rischio epidemico nell’ottica di un sinergico gioco di squadra che l’unico obiettivo della salvaguardia della vita e dell’incolumità di chi opera nei luoghi di lavoro scolastici.