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Crepet: “Attal ha previsto un vero esame di terza media in Francia, in Italia non si può neanche accennare una cosa del genere”

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Lo psichiatra Paolo Crepet è stato ospite ieri sera, 10 gennaio, a RTL1025. Qui ha parlato, discutendo anche con alcuni ascoltatori, di psicologia, amore, educazione e scuola. Ecco alcune parole, come al solito molto provocatorie, dell’esperto.

Lo psichiatra ha parlato della recente nomina del ministro dell’Istruzione francese Gabriel Attal come primo ministro in Francia. Ecco il suo commento: “Ha fatto strada perché ha fatto delle cose tranchant da ministro dell’Istruzione: l’esame di terza media deve essere vero. Se non si fa così è un illusione, è un torto. Temo che in questo paese non si possa nemmeno accennare a una cosa del genere. Ma questo è quello che la maggior parte delle persone vuole”.

Attal e le riforme della scuola francese

Abbiamo approfondito qualche settimana fa quanto voluto da Attal per rivoluzionare la scuola francese. Quest’ultimo aveva annunciato che l’esame di terza media dovrebbe tornare a essere serio e indispensabile per accedere al liceo (oggi il 10% degli allievi non lo supera ma può iscriversi comunque) e che in tutte le classi i professori dovrebbero avere la raccomandazione di bocciare gli allievi troppo indietro.

Inoltre, Attal ha previsto che al collège (più o meno equivalente alla scuola media italiana), all’interno di ogni classe i ragazzi venissero divisi in tre gruppi a seconda del loro livello e che ci fossero “circa quindici alunni” nel gruppo più debole, il che dovrebbe portare all’assunzione di nuovi insegnanti. L’obiettivo è quello di avere “gruppi che si adattino al livello di ciascun alunno”, ha detto Attal, che ha rivendicato l’ambizione di rendere il sistema educativo francese “più esigente”. “Lasciare alunni di livello diverso nella stessa classe condanna alcuni alla stagnazione e impedisce ad altri di prendere il volo”, ha detto.

Crepet, giovani considerati troppo deboli?

Poi Crepet ha discusso in merito alla presunta debolezza delle giovani generazioni: “Psicologi nelle scuole come canditi nel panettone perché gli studenti sono improvvisamente deboli. Perché questo negativismo verso gli studenti perché non ce la fanno?”

“Credo di essere stato dislessico, ma si chiama età evolutiva, ci si evolve. Quindi se uno è bravo in italiano e non in matematica bisogna mettergli lo psicologo accanto quando fa matematica? Lo psicologo non è il dentista. Siamo tutti strani, non c’è bisogno di qualcuno che lo certifica”, ha concluso.