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Crollo del convitto dell’Aquila, l’ex preside condannato a 4 anni

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Omicidio colposo plurimo e lesioni colpose: sono le pesanti accuse che il Giudice del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Grieco, ha ritenuto fondate nei confronti dell’allora preside del convitto nazionale dell’Aquila, Livio Bearzi, la struttura crollata con il tremendo terremoto del 6 aprile 2009. Il giudice assolto dalle stesse accuse l’allora dirigente della Provincia dell’Aquila Vincenzo Mazzotta, responsabile della struttura per conto dell’ente provinciale che gestisce il convitto e altre scuole della provincia. Quest’ultimo, difeso anche dal padre, l’avvocato Antonio Giuseppe Mazzotta, alla lettura della sentenza è scoppiato in lacrime. Per entrambi, i pubblici ministeri Fabio Picuti e Roberta D’Avolio avevano chiesto 4 anni di reclusione. La sentenza era particolarmente attesa ed arrivata nella tarda serata del 27 dicembre, dopo oltre due ore di camera di consiglio
Secondo l’accusa, il preside – condannato anche all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici – non evacuò l’edificio dopo la scossa precedente a quella tragica delle 3 e 32 della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. Sia lui, sia l’allora dirigente della Provincia, sempre per l’accusa, non avrebbero mai sottoposto la vecchia struttura (vecchia oltre un secolo) alla manutenzione e ai restauri. E nemmeno sottoposto ad evacuazione l’istituto dopo le prime scosse avvenute prima di quella fatale delle 3,33 della notte del 6 aprile 2009. Con la sua sentenza, il giudice ha concesso una ‘provvisionale’ di 200 mila euro all’unica parte civile costituitasi nel processo: la famiglia di Luigi Cellini, di Trasacco (L’Aquila) uno dei tre minorenni che – con Ondreiy Nouzovsky (17) e Marta Zelena (16) – a seguito del crollo rimasero uccisi. E altri due ragazzi rimasero feriti.