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Decreto reclutamento: mobilitazione dei sindacati; si va verso lo sciopero o il blocco degli scrutini

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Parte da subito la mobilitazione decisa dalle organizzazioni sindacali per cercare di bloccare l’approvazione del decreto legge 36 del 30 aprile: lo rendono noto le 5 organizzazioni maggiormente rappresentative (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda) con un comunicato di queste ore.

Ad appesantire definitivamente i rapporti fra sindacati e Governo, che negli ultimi tempi non sono stati certamente sereni, ha contribuito la pubblicazione del decreto 36 in materia di reclutamento e formazione.
I sindacati stanno mettendo a punto un ampio pacchetto di iniziative a partire  dalla convocazione di tutte le RSU elette nelle ultime elezioni nella giornata del 6 maggio alle ore 15: l’evento andrà in diretta streaming con l’intervento dei 5 segretari generali di categoria.
Per il 13 maggio alle ore 15 è prevista la convocazione dei direttivi unitari dei 5 sindacati, mentre già domani 3 maggio sarà proclamato lo stato di agitazione con invio piattaforma rivendicativa su cui avviare le procedure di raffreddamento.
Subito dopo il tentativo di conciliazione, che certamente non andrà a buon fine, ci sarà la proclamazione del blocco delle attività aggiuntive per tutto il personale della scuola.

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Dalle indiscrezioni che stanno trapelando dal fronte sindacale non c’è una idea condivisa su come procedere: c’è chi vorrebbe proclamare uno sciopero e chi parla invece di “blocco” degli scrutini.
Nel caso si dovesse decidere per lo sciopero la data più probabile potrebbe essere quella del 1° giugno, ma per ora non c’è ancora nulla di definitivo.

I sindacati protestano sia per il contenuto del decreto sia per il metodo: il modello di “premialità” ideato dal Governo che dovrebbe consentire di attribuire incentivi una tantum ai docenti che si impegneranno in attività di formazione non piace a nessuno sia per la sua macchinosità sia per il fatto che riguarderebbe comunque una minoranza di docenti.
Ma il disaccordo più pesante riguarda il fatto che il Governo sta decidendo tutto in modo autonomo senza nessun confronto con le parti sociali.