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Decreto Rilancio alle battute finali: dal 15 luglio è all’esame dell’aula del Senato

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L’iter parlamentare del Decreto Rilancio è ormai alle battute conclusive.
Nella giornata del 15 luglio il provvedimento arriva nell’aula del Senato che dovrà votare al più tardi entro la mattinata di venerdì 17.

Nelle Commissioni il decreto è passato come si poteva facilmente prevedere: in V Commissione (Bilancio) l’esame non è arrivato al termine perché è mancato il tempo.
La Commissione Cultura ha espresso un parere favorevole con alcune osservazioni, ma al momento non si conosce ancora il testo ufficiale del documento.

Il testo che andrà in aula a partire dal giorno 15 è quindi quello già approvato dalla Camera dove erano stati inserite alcune modifiche rispetto al testo originario del decreto.

Con un emendamento di Luigi Gallo del M5S è stata affrontata la questione degli Ata ex LSU che al momento hanno un contratto part-time con uno stipendio davvero modesto.
L’emendamento prevede una soluzione parziale del problema perché consente di attribuire a questo personale un ulteriore incarico in modo da arrivare a garantire 36 ore di servizio. La misura però vale solamente fino al 31 dicembre.

La modifica più importante è però contenuta in un emendamento della deputata Vittoria Casa (M5S) che consentirà l’assunzione a tempo determinato di altri docenti e Ata.
L’emendamento, per la precisione, prevede la possibilità di “derogare, nei soli casi necessari al rispetto delle misure di sicurezza e ove non sia possibile procedere diversamente, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto dalle norme in vigore”.
In pratica questo significa che si potranno costituire classi con un numero ridotto di alunni.
Si potranno anche attivare ulteriori posti di incarichi temporanei di personale docente e Ata, posti che non saranno disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni annuali.
Ma la novità non equivale ad ulteriori stanziamenti in quanto per la copertura della spesa bisognerà fare riferimento alle somme già previste dall’articolo 235, e cioè 400 milioni per il 2020 e 600 milioni per il 2021.

E c’è infine l’emendamento contestatissimo approvato anche dalle opposizioni, ma non dal M5S, per aumentare i contributi alle scuole paritarie: il decreto originario prevedeva uno stanziamento complessivo di 150 milioni, con la modifica approvata dalla Commissione Bilancio si arriva a 300.