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Didattica per alunni con disabilità e BES, Corte dei conti: interventi frammentari e azioni non adeguate

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Con delibera n. 13/2018/G, la Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, ha esaminato gli interventi  per la didattica a favore degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali, dal 2012 al 2017.

In particolare, la relazione prende atto del fatto che per l’attuazione dell’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili il Miur ha utilizzato, nel tempo, almeno quattro canali:

a) la linea di finanziamento attivata nell’ambito della l. n. 104/1992;

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b) le assegnazioni dirette alle istituzioni scolastiche attraverso il Fondo per l’offerta formativa di cui alla l. n. 440/1997. Questa modalità sembra aver prevalso sulla prima seppur in ragione di offrire una maggiore celerità nel trasferimento delle risorse sul territorio;

c) l’utilizzo episodico di altre risorse derivanti da specifiche norme di legge, ad esempio sui deficit sensoriali, sui Dsa e sui Bes;

d) le risorse derivanti dai fondi comunitari.

Come riportato dalla stessa Corte in apposito comunicato, “sotto il profilo dell’organizzazione, l’obiettivo principale del legislatore era quello di attivare tutti gli strumenti e le risorse presenti nella comunità, accostando il sistema di istruzione ai bisogni del singolo (dimensione locale e di relazione). Tuttavia, la coesistenza di enti e soggetti (scuola, enti locali e servizi sanitari) con responsabilità, interesse e organizzazioni diverse ha mostrato la farraginosità dell’impianto, con la genericità delle intese ed un’estrema frammentarietà degli interventi”.

La Corte evidenzia anche “carenze in tema di dati e relativi indicatori sulla qualità dell’istruzione e dell’inclusione degli studenti con disabilità nella scuola e nelle classi ordinarie; ausilio di interpreti della lingua dei segni per bambini sordi che ne fanno richiesta e di materiale didattico e di tecnologie di ausilio non sempre a disposizione dei legittimi destinatari”.

Anche dai risultati del primo Rapporto di autovalutazione delle scuole è emerso che:

  • coloro che presentano maggiormente difficoltà di studio sono gli alunni con ritmi, livelli di apprendimento, interessi e stile cognitivo che non trovano corrispondenze nel contesto scolastico; portano in classe difficoltà personali e sociali trasformando lo studio e la condotta in un conflitto;
  • i finanziamenti per la realizzazione dei progetti di inclusione, la personalizzazione degli apprendimenti e per l’organizzazione dei corsi di alfabetizzazione, nonché in generale per la formazione sulla didattica inclusiva, non risultano adeguati. Le risorse tecnologiche e il materiale da utilizzare per la programmazione personalizzata non sono sempre sufficienti.

In conclusione, la Corte “auspica, alla luce della recente riforma della scuola e delle modifiche intervenute sul bilancio dello Stato nonché sul ciclo della performance, un riordino delle scritture contabili del circuito della spesa del Miur che consenta di individuare, monitorare e valutare l’intero flusso di spesa in materia, a livello centrale e periferico”.