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Dieta mediterranea e progetti di educazione alimentare, ma qualcuno ricorda la proposta di Fioramonti?

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Recentemente sono state organizzate iniziative istituzionali per il decimo anniversario del riconoscimento della “dieta mediterranea” come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, naturalmente non ha perso occasione per “presenziare” e dare seguito alle sue ormai famose, oltre che consuete, “esternazioni”, partecipando con un video messaggio: “Celebriamo insieme un importante riconoscimento. Oggi è la festa della nostra tavola, di quell’arte enogastronomia che noi italiani curiamo e tramandiamo da anni, che combina sapori, profumi e tradizioni”, aggiungendo che “la scuola ha un ruolo decisivo nel sensibilizzare i più giovani, e, di conseguenza, le loro famiglie, ad una corretta alimentazione”. E ha precisato: “il pasto che si consuma a scuola è parte integrante del progetto educativo”.

Però, che grande attenzione verso i temi dell’educazione alimentare.

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M.I. impegnato a promuovere percorsi di cultura alimentare. Ma qualcuno si chiede: non è che si predica bene e si razzola male?

Peraltro il Ministero dell’Istruzione (il “pubblica” prima di Istruzione ce lo siamo giocato da un pezzo‼) sul proprio sito ha tenuto a sottolineare, nel comunicato che ricordava il seminario dal titolo “Educare alla Dieta Mediterranea e allo stile di vita mediterraneo”, di essere “sempre impegnato a promuovere e a sostenere percorsi informativi sul cibo e sulla cultura alimentare”.
Ma qualcuno si chiede: non è che si predica bene e si razzola male? Ricordando che Lorenzo Fioramonti quando un anno fa era  ministro dell’Istruzione e dell’Università è stato osteggiato e persino preso in giro per la sua proposta di tassare alcuni tipi di merendine e bibite gassate.

L’ex ministro Fioramonti aveva proposto di tassare bibite zuccherine gassate e snack non proprio in linea… con la dieta mediterranea

“Serve un miliardo aggiuntivo per l’università e due per la scuola”, aveva evidenziato l’ex ministro, almeno per “dare un orizzonte a scienziati e ricercatori che a 45 anni sono ancora supplenti e a quegli insegnanti precari da molti anni”. E oggi avere a disposizione quelle cifre sarebbe servito tantissimo per un numero maggiore di immissioni in ruolo che avrebbero di conseguenza ridotto il numero di alunni per classe ed almeno eliminato le “classi pollaio”. E non si dica che con il nuovo corso ministeriale si siano ricevuti comunque stanziamenti consistenti, in quanto tali finanziamenti sono stati “elargiti” soltanto perché c’è stata una terribile crisi sanitaria, una pandemia, e in tal senso sono addirittura inadeguati e probabilmente spesi anche male (si vedano i banchi monoposto e quelli “con le rotelle”, d’altra parte ancora distribuiti in modo assolutamente parziale e incompleto), e non certo paragonabili alle cifre (peraltro considerate la soglia “minima” perché in realtà il ministro Fioramonti aveva detto chiaramente che ne sarebbero serviti molti di più al mondo dell’istruzione e della ricerca, ma viste le contingenze finanziarie si accontentava di ciò che riteneva indispensabile) richieste dall’allora ministro in tempi antecedenti all’emergenza.

Ma non solo, di quei tre miliardi per la scuola, da reinvestire (edilizia, organici, contratto?), due Fioramonti e i suoi tecnici ritenevano di poterli ricavare proprio da “tributi di scopo”, attuati da diversi altri Paesi, come ci ricordava anche ‘ilfattoquotidiano.it: “Il neo ministro ha proposto tributi ‘di scopo’ che, specie negli ultimi anni, sono diventati realtà in decine di Paesi. ‘Fat tax’, ‘soda tax’ e ‘sugar tax’: misure che, oltre a contribuire alla riduzione di obesità e diabete, permettono allo Stato di finanziarsi”, oltre a “tasse sui voli aerei che inquinano” (nell’ordine di un euro per i voli nazionali e di euro 1,50 per quelli internazionali).

La proposta Fioramonti ha infastidito oltre alle multinazionali anche qualche collega di governo e di partito?

Ma presumibilmente è assai problematico (per usare un eufemismo) andare a “infastidire” gli interessi soprattutto di certe multinazionali, come lo stesso Fioramonti con una schiettezza insolita nel mondo politico affermò, frasi riportate correttamente in un altro articolo pubblicato su questa testata, nel quale l’allora ministro sottolineava anche: “mi sono permesso di proporre un modo per recepire fondi, ma l’onere non spetta a me ma al Mef: rispetto i percorsi del governo”. Probabilmente Lorenzo Fioramonti si stava già rendendo conto di cominciare a essere isolato anche dai colleghi di governo e persino dal Movimento di cui faceva parte, cioè il M5S, e quando ha capito che non gli avrebbero consentito di realizzare ciò che si era prefisso (ovviamente non soltanto sulla proposta di tassazione di alcune merendine e bibite gassate) dignitosamente e coerentemente si è dimesso, cosa in Italia non proprio usuale (a meno che… non si sia costretti)!

Insieme alla sua proposta dimenticato anche Fioramonti stesso?

E pare che non solo ci si sia ormai dimenticati della proposta dell’allora ministro, ma addirittura di Fioramonti stesso, visto che il mio amico e collega giornalista Pasquale Almirante lo dimentica nel passare in rassegna i titolari del Dicastero di Viale Trastevere dell’ultimo ventennio, nell’articolo odierno che elogia l’attuale ministra (elogi su cui non sono affatto d’accordo, capita anche fra amici!, ma ora andrei fuori tema se affrontassi l’argomento: sul giudizio riguardante l’operato di Lucia Azzolina e su quelli, alcuni condivisibili, riguardanti gli altri ministri dell’Istruzione citati nel suddetto articolo semmai mi soffermerò in altra occasione).

E concludendo con una riflessione sull’impegno a favore di una dieta mediterranea equilibrata si potrebbe dire che certamente è più facile allestire progetti di educazione alimentare (tanto di “progetti” è piena la scuola, ormai da decenni, magari a discapito dei programmi “tradizionali” che dovrebbero formare le conoscenze senza le quali non possono esistere competenze, da cui invece parte chi propende per un “saper fare” che in realtà è utile solo anche ad una “manovalanza” intellettuale) piuttosto che agire concretamente per tassare snack non proprio in linea… con la dieta mediterranea e bevande zuccherine e gassate.