Si tiene a Torino venerdì 24 gennaio, presso il Liceo Classico D’Azeglio, il seminario nazionale della rete dei licei classici intitolato “Il Liceo classico un curricolo polivalente”. Aperto dalla dirigente del Liceo Classico Cutelli-Salanitro di Catania, prof.ssa Elisa Colella, il seminario affronta di petto questioni che rientrano nel campo delle digital humanities. Cruciale appare infatti l’interazione tra cultura classica e umanistica e nuove frontiere delle Stem e in particolare dell’intelligenza artificiale. E il programma del seminario di Torino prevede due approfondimenti teorici su due diversi ma interconnessi versanti: le STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e le Digital Humanities. Nel pomeriggio invece i partecipanti sartanno chiamati a lavorare in uno dei tre laboratori esperienziali riferiti alle proposte didattiche di Casio, Casco Learning e Campus Store.
Il termine Digital Humanities entra sempre più spesso nel vocabolario accademico e scolastico, suscitando curiosità e interesse, ma anche interrogativi. Per gli insegnanti, specialmente quelli dei licei classici, è fondamentale comprendere cosa siano le Digital Humanities (DH), quali siano i loro ambiti di studio e quale impatto possano avere sull’insegnamento delle discipline umanistiche.
Le Digital Humanities rappresentano un campo interdisciplinare che si colloca all’incrocio tra le scienze umane e le tecnologie digitali. In termini semplici, si tratta dell’applicazione di strumenti, metodologie e approcci propri dell’informatica e delle tecnologie digitali, dei sistemi di intelligenza artificiale allo studio delle discipline umanistiche, come la letteratura, la storia, la filosofia, la linguistica e l’arte. Questo settore non si limita a digitalizzare contenuti esistenti, ma punta a ridefinire le modalità di analisi, rappresentazione e diffusione del sapere umanistico, sfruttando le potenzialità delle tecnologie per aprire nuove prospettive di ricerca e apprendimento.
Gli ambiti di ricerca delle Digital Humanities sono estremamente vari e includono:
Scendendo più nel concreto proviamo ad esemplificare il ruolo delle Digital Humanities nell’area dell’insegnamento del greco e del latino, discipline centrali nei licei classici:
Questi strumenti non solo facilitano l’apprendimento, ma stimolano anche l’interesse degli studenti, mostrando loro come le lingue antiche possano dialogare con le tecnologie moderne.
L’introduzione delle Digital Humanities nella scuola, in particolare nei licei classici, può offrire nuove opportunità per rinnovare la didattica e avvicinare gli studenti al mondo della ricerca contemporanea. Ecco alcune delle principali ricadute:
L’introduzione delle Digital Humanities nella scuola richiede un cambio di mentalità. Gli insegnanti devono acquisire nuove competenze e familiarità con gli strumenti digitali, spesso con risorse limitate. Tuttavia, i benefici sono significativi: le DH possono rendere le discipline umanistiche più attrattive e rilevanti per gli studenti, mostrando loro come il sapere antico possa dialogare con il mondo contemporaneo. Un investimento in questa direzione non solo arricchisce l’offerta formativa, ma prepara gli studenti a un futuro in cui cultura e tecnologia saranno sempre più intrecciate.
E’ proprio per questo motivo che Tecnica della Scuola e il gruppo di ricerca Paths di Indire hanno realizzato il questionario rivolto ai docenti di ogni ordine e grado delle nostre scuole, per affrontare il tema dell’AI applicato alla didattica.
Una ricerca unica in Italia, il primo questionario per gli insegnanti che si stanno cimentando con quello che da molti è visto come lo strumento che caratterizzerà il presente e il futuro della nostra vita, in ogni settore, compresa la scuola.
Tante le ricerche internazionali susseguitesi negli ultimi tempi che hanno cercato di capire se l’intelligenza artificiale può essere utilizzata nella pratica didattica del docente per migliorare l’apprendimento degli studenti.
Grazie all’indagine lanciata da Indire e La Tecnica della Scuola, il docente risponderà a una serie di domande semplici ma pratiche chiarendo qual è il rapporto attuale che vive con l’IA. L’utilizzo di questo strumento, a disposizione di tutti i docenti, può riflettersi sull’apprendimento degli alunni che, in alcuni casi, sembrano essere più avanti dei loro insegnanti nella conoscenza del mezzo.
La ricerca proverà a svelare, con l’aiuto dei partecipanti, quale uso il docente fa dello strumento, se può servire nella pianificazione delle attività didattiche, nell’organizzazione delle attività extra docenza, quanto e in cosa può essere utile per lo studente, i motivi che possono ostacolare (se ci sono) l’utilizzo dell’IA in classe.
I risultati dell’indagine, che si chiuderà il 16 febbraio 2025, saranno pubblicati sul portale della Tecnica della Scuola e sul sito di Indire.