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Diplomati magistrali, i genitori difendono gli insegnanti in servizio

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La battaglia dei diplomati magistrali è appena iniziata. In attesa dello sciopero dell’8 gennaio, nella giornata del 27 dicembre ci sono state le prime proteste, con l’occupazione degli Uffici dell’USR Lombardia per manifestare contro le prossime espulsioni dalle GaE dopo la sentenza del Consiglio di Stato.
Come sappiamo, infatti, migliaia di lavoratori della scuola torneranno ad essere precari e molti altri non avranno più la possibilità di vedersi riconosciuto il diritto all’assunzione non potendo permanere nelle graduatorie ad esaurimento.
Proteste anche a Torino, dove quasi 200 maestre hanno sono scese in piazza, organizzando un presidio sotto la sede dell’Ufficio scolastico regionale, in corso Vittorio Emanuele II, con la collaborazione di Cub Scuola e i Cobas.

La lettera dei genitori che difendono i maestri diplomati magistrali

Proprio la Cub del Piemonte, segnala la lettera che hanno scritto un gruppo di genitori dell’IC Padre Gemelli di Torino sulla situazione dei maestri diplomati magistrali, prendendo le difese degli insegnanti in servizio che rischiano il posto.
Ecco il testo della lettera:

CARA MINISTRA DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, CARI SIGNORI CHE SEDETE NELLE AULE PARLAMENTARI, CARI GOVERNANTI,

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secondo teste pensanti che stilano sentenze, i maestri in servizio nelle classi frequentate dai nostri figli non hanno un titolo adatto all’insegnamento.
Dunque è così:
per anni e anni ci avete dato insegnanti non abilitati ad insegnare
per anni e anni avete messo i nostri figli in classi gestite da personale non formato
per anni e anni avete permesso che queste persone non sufficientemente formate facessero scuola
per rasentare il ridicolo, molti di loro hanno anche superato un anno di prova: chissà come ci sono riusciti?

Se le cose fossero davvero così sareste dei farabutti

Ma noi, che abbiamo i figli direttamente coinvolti, che conosciamo i loro maestri,

sappiamo che non è così.

Abbiamo apprezzato in questi anni il loro operato, abbiamo collaborato con loro, a volte discusso, perfino litigato, condividendo un cammino di crescita, valori educativi; abbiamo apprezzato la loro didattica e la loro capacità relazionale

Dunque non siete stati dei farabutti

Ma come avete potuto contraddirvi?
Come avete potuto dichiarare non più idonei maestri che per anni hanno insegnato nelle scuole?

Se la sentenza non sarà bloccata, se i nostri figli dovranno subire un ennesimo cambiamento di insegnanti …

farabutti lo diventerete

– nei confronti dei nostri figli: non siamo certo noi genitori a dovervi insegnare il valore dei rapporti instaurati dai bambini con le loro maestre e i loro maestri, a dover vi ricordare i danni di cicli scolastici con maestri “a singhiozzo”, per via delle tante questioni a noi incomprensibili legate a strani meccanismi di nomine

– nei confronti dei maestri e delle maestre coinvolte, a cui va tutta la nostra stima e solidarietà: in questi anni hanno fatto i salti mortali per essere presenti, per scegliere ogni anno la stessa sede e garantire la continuità, per superare, in molti casi, l’anno di prova dopo un’immissione in ruolo troppo a lungo attesa

RITIRATE DUNQUE QUESTA SENTENZA INGIUSTA E IGNOBILE

Altrimenti dovrete ammettere di aver lasciato la scuola nelle mani di incompetenti

Come potrete giustificarvi?”

“L’esperienza non dice nulla sulla qualità del servizio”

Di tutt’altro avviso quindi i genitori, (non tutti, s’intende) rispetto a Max Bruschi, l’ispettore Miur che nei giorni scorsi ha giudicato positiva la decisione dell’Adunanza Plenaria, esprimendo le proprie perplessità sulle assunzioni senza concorso degli ultimi anni, che avrebbero, secondo lui, permesso l’inserimento a scuola di docenti non selezionati: “Si può (continuare a) consentire a platee più o meno vaste di soggetti di entrare in ruolo (aggiungo… entrare comunque in classe… ma forse è chiedere troppo) senza il possesso di questi standard, direttamente correlati alla qualità del sistema scolastico? Certo. Si può fare. Più volte nella storia il Parlamento lo ha fatto. Ma a che prezzo? Vale pagare questo prezzo, che grava sui nostri figli e, soprattutto, sul loro futuro, in maniera determinante se il loro ambiente di vita è culturalmente basso? Vorrei che fossero queste le domande al centro del confronto“.
Il post di Bruschi ha raccolto moltissime crtiche, anche dal mondo della politica, come la risposta di Luca Cangemi, del PCI: “un personaggio come Max Bruschi, che ha partecipato alle disastrose scelte politiche sulla scuola di questi anni, dovrebbe usare prudenza e soprattutto rispetto per le persone che le scuole le fanno funzionare, nonostante le condizioni spesso inaccettabili in cui sono costrette a operare”.

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