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Educazione sessuale-affettiva alla primaria bocciata, assurdo far sentire certe “porcherie” a bimbi di 6 anni: scontro alla Camera tra Sasso (Lega) e M5s-Pd

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Forti momenti di attrito si sono vissuti il 5 ottobre nell’Aula della Camera a seguito della richiesta del M5s di introdurre “l’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale” nella scuola primaria e media. La maggioranza parlamentare ha bocciato il testo, ma prima c’è stato un vivace scambio di battute tra il leghista Rossano Sasso, che già nei giorni scorsi aveva espresso tutta la sua contrarietà al progetto, ed i banchi dei pentastellati e del Partito democratico.

I toni si sono accesi a seguito dell’intervento dell’on. Sasso: “Finché ci sarà la Lega al Governo – ha detto l’ex sottosegretario – la propaganda di gender se la scordano i colleghi del Movimento 5 Stelle. Se proprio ci tengono tanto a violare quanto previsto anche da una circolare, la n. 1972 del 2015, fatta dal Governo Renzi, quindi da un Governo comunque di centrosinistra, che la vieta in assoluto, e se proprio ci tengono a fare educazione sessuale a bambini di 6 anni, se la facciano nelle loro sedi di partito e non approfittino della scuola, senza il consenso dei genitori, obbligando dei bambini alle loro porcherie”.

La parola ‘porcherie’ ha immediatamente fatto scattare le proteste del Centro-Sinistra. La vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd), in particolare, ha replicato all’on. Rossano Sasso sostenendo che “l’espressione ‘le loro porcherie’ non è consentita ed è offensiva nei confronti dei colleghi”.

Controreplica del deputato leghista: “accolgo il suo invito e mi diletterò nell’individuare dei sinonimi di porcherie: nefandezze, oscenità, turpiloquio, perché questo è quello che prevede l’educazione sessuale”.

Le nuove parole espresse dall’on. Rossano Sasso, sempre sull’iniziativa di prevedere “l’insegnamento dell’educazione affettiva e sessuale” a partire dalla scuola primaria, però, hanno scatenato ulteriori proteste. In questo stato di contrapposizione, si è quindi arrivati a votare la mozione, che è stata bocciata.

“L’intervento del parlamentare leghista Rossano Sasso – ha commentato la vicepresidente del gruppo M5s al Senato Alessandra Maiorino – ben dimostra il baratro di ignoranza in cui questa maggioranza vuole far sprofondare il nostro Paese. Femminicidi, violenze sessuali ed episodi gravi di violenza sessista e di genere si susseguono nel nostro paese, ma per Lega e Fdi parlare nelle scuole di relazioni sentimentali sane sarebbe una oscenità, e per solleticare una platea iper-ideologicizzata e fanatica evoca come sempre lo spettro del “gender””.

“Con questa gente di abissale e pericolosissima ignoranza, questo Paese non farà un passo avanti, e neanche il contrasto alla violenza sulle donne”, ha concluso la senatrice pentastellata.

Ricordiamo, per completezza, che dal 2012 le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 prevedono già che alla fine della classe quinta primaria l’alunno dovrà “acquisire le prime informazioni sulla riproduzione e la sessualità”. 

Sempre le indicazioni nazionali ci dicono che il bambino in crescita formativa deve avere la “consapevolezza della struttura e dello sviluppo del proprio corpo, nei suoi diversi organi e apparati, ne riconosce e descrive il funzionamento, utilizzando modelli intuitivi ed ha cura della sua salute”.

Qualche tempo fa La Tecnica della Scuola ha realizzato un sondaggio, da cui è emerso un certo timore da parte dei genitori e degli stessi ragazzi, tanto che ben in 7 casi su 10 si sono detti contrari.

Anche ggli addetti ai lavori sembrano piuttosto divisi. Ad esempio la dirigente scolastica Anna Raccuia, a capo di un istituto comprensivo del Mantovano, favorevole all’inclusione di questi temi anche alla primaria, ha rifiutato qualsiasi accostamento alla “Teoria gender?”: ascoltata dalla nostra redazione, a seguito delle polemiche e delle accuse scatenate dall’associazione Pro Vita, sostenute anche dall’ex sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso, la ds ha respinto le accuse su un presunto “indottrinamento” della scuola nei confronti degli studenti, dal quale i docenti si sarebbero dissociati.

L’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, tra l’altro in modo deciso, ha detto che “educare individui nella loro interezza è un compito difficile ma fondamentale, che spetta alla famiglia, alla scuola e alla società intera”.

“Ma la famiglia – ha proseguito l’ex ‘grillina’ – è un contesto in cui difficilmente si riescono a trattare temi relativi alla sessualità (in chiave anche sanitaria e di tutela della salute) e i ragazzi per questo chiedono proprio alla scuola che dia loro questa educazione, altrimenti noi lasciamo che la sessualità sia gestita dal mercato di Internet e questo è molto pericoloso, perché Internet non insegna l’affettività”.

Il dibattito è in corso anche oltre confine. Di recente, in Brasile il governo del presidente progressista Luiz Inacio Lula da Silva il 7 agosto ha dato il via libera alle lezioni che riguarderanno anche la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Il predecessore di Lula, l’ex presidente di destra Jair Bolsonaro, si era detto invece sempre contrario: l’educazione sessuale, sosteneva, “è una responsabilità familiare”.