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“Equal Tratta no!”: cortometraggi in concorso

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“Equal Tratta no!”: con questo slogan è stato avviato nei giorni scorsi a Roma, presso la sede della Rai, che patrocina il programma attraverso il suo Segretariato sociale, un progetto per comprendere il punto di vista dei ragazzi sulla tratta. L’idea si basa su un concorso video che ha l’obiettivo di stimolare la gente ad per uscire dai luoghi comuni che circondano questo fenomeno. Il concorso è aperto ai giovani talenti che vogliano realizzare un cortometraggio sul tema della tratta degli esseri umani: si potrà scegliere di raccontare una storia in totale libertà, utilizzando qualunque tipo di espressione attraverso il video digitale, dai film di animazione ai documentari, dalle interviste agli spot di impegno sociale, riprese con videofonini o altro. La partecipazione è aperta alle persone residenti in Italia che non abbiano superato i 35 anni.
Il concorso è diviso in due sezioni: una rivolta agli studenti delle scuole medie superiori, degli istituti universitari e delle accademie, l’altra è dedicata ad artisti, registi, dilettanti e professionisti del settore audiovisivo. I video, della durata massima di 6 minuti, dovranno essere presentati su supporto dvd entro e non oltre il 20 novembre 2006. Ai vincitori verrà corrisposto un premio di 1.500 euro. “E’ davvero molta la disinformazione sulla tratta – ha spiegato Carla Olivieri, manager di Equal – e il nostro progetto vuole rendere consapevoli le tante persone ancora legate agli stereotipi e ai pregiudizi che circondano le vittime della tratta”. Per questo motivo, sostengono gli organizzatori del concorso, è ormai necessario cominciare ad addottorare un codice deontologico per gli operatori dell’informazione. Carlo Romeo, del Segretariato sociale della Rai, ha parlato di necessità di “fare attenzione ai linguaggi giusti”. A tal proposito Patrizia Marin, della Fondazione “I Sud del Mondo” partner di Equal, ha reso nota la volontà, in collaborazione con l’Ordine nazionale dei giornalisti, di adottare una “Carta Media”: una sorta di decalogo per una corretta comunicazione sul tema della tratta. “Bisogna uscire dallo schema pruriginoso della vittima di tratta come prostituta con le calze a rete” ha spiegato Marin.
 
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