Home Attualità Eurostat: chi si ferma alla terza media non trova lavoro

Eurostat: chi si ferma alla terza media non trova lavoro

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Le ultime rilevazioni Eurostat mettono in mostra, fra le varie cose, le difficoltà degli italiani che non sono arrivati al conseguimento della licenza media a trovare un’occupazione.

Infatti, come si legge su Il Sole24Ore, la questione è molto seria, come ricorda Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano e profondo conoscitore dei temi legati al mondo dell’education: “Un giovane in possesso solo della terza media rischia di finire in un segmento dequalificato del mercato del lavoro in cui il costo diventa l’unico fattore di competizione”. Inoltre, sottolinea che gli stessi ragazzi “se inseriti in percorsi scolastici adeguati potrebbero essere recuperati a una formazione professionale adeguata anziché essere considerati persi”.

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Inoltre, Checchi condivide la preoccupazione per la nostra quota di laureati ancora troppo bassa ma vede un barlume di luce nel calo degli abbandoni scolastici certificato dalla stessa Eurostat.

In realtà, i 18-24enni che si sono fermati alla terza media e non sono impegnati in programmi scolastici né formativi sono diminuiti anche nell’ultimo anno, fornendo comunque qualche segnale incoraggiante.
Ma la strada è ancora lunga per attestarsi sulle medie europee e il problema che a una scolarizzazione troppo bassa segua un’elevata difficoltà a trovare un’occupazione dunque resta.

In tal senso c’è pure un rapporto del centro europeo per la formazione professionale (Cedefop) che indica in 15 milioni i nuovi posti di lavoro ad alto livello di istruzione che saranno creati da qui al 2025 mentre nello stesso arco di tempo se ne perderanno circa 6 milioni nell’alveo degli impieghi poco qualificati.

In merito alla questione è stata interrogata il Ministro Fedeli che ha dichiarato: “in una società della conoscenza come quella in cui viviamo avere giovani preparati vuol dire avere un paese capace di essere competitivo nel presente e nel futuro. I dati Eurostat li conosciamo, non li sottovalutiamo e anzi ci stimolano ad andare avanti nella nostra azione di rafforzamento del sistema di istruzione, innalzamento della qualità, contrasto della dispersione, come strumento anche di pari opportunità per chi viene da contesti più deboli e difficili”.

Fedeli sottolinea come già il Ministero si sia mosso in tale direzione, col decreto alla legge 107 sull’istruzione professionale ”che la qualifica, la rilancia cercando di intercettare le specificità dei territori per garantire una preparazione di alto livello di studentesse e studenti e un più facile ingresso nel mondo del lavoro”.
“Un altro aiuto – aggiunge Fedeli – arriverà da “un’ulteriore qualificazione dei percorsi di alternanza che rappresenta un importante punto di contatto fra scuola e lavoro, un’innovazione didattica ed è anche uno strumento in più di orientamento. Abbiamo attivato un gruppo di lavoro contro la dispersione e stiamo caratterizzando tutti i nostri interventi, penso anche ai bandi Pon, avendo in mente l’idea di una scuola innovativa, come i tempi richiedono, ma anche aperta al territorio e inclusiva. Capace cioè di dare una risposta a chi rischia, fra qualche anno, di finire fra coloro che hanno titoli bassi e meno possibilità nel lavoro”.

“Dare ai giovani le conoscenze e le competenze necessarie significa garantire loro un futuro, conclude il Ministro. E questo è un ragionamento che va fatto nella filiera dell’istruzione, ma anche in relazione a chi oggi è già nel mondo del lavoro e va ulteriormente formato per poter migliorare la propria condizione, ma per partecipare, più in generale, al benessere del paese”.

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