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Facile dire “Riapriamo le scuole dell’infanzia”

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Ho inviato questo testo alle massime autorità istituzionali ed al alcune trasmissioni televisive,nella speranza che chi dovrà decidere l’eventuale apertura anticipata , come viene richiesto a gran voce , conosca realmente il contesto di vita di una scuola dell’Infanzia. Insegno in questo ordine di scuola e vorrei porre alcuni elementi di riflessione.
Notoriamente più si abbassa l’età di scolarizzazione più aumenta il rischio biologico, anche, per la reale impossibilità di applicare tassative regole igieniche e di distanziamento sociale ,data l’età degli alunni. Basta pensare alle cicliche ondate epidemiche che svuotano le classi dei più piccoli. I bambini sotto i 6 anni, comprensibilmente, non indosseranno guanti e mascherine, ma non essendo autonomi , necessitano di continui interventi diretti che implicano contatto fisico: soffiare il naso, aiuto in bagno, vestizione, alimentazione, piccoli incidenti e altre necessità.

Per esempio, se un bambino piange, bisognerà lasciarlo solo, senza avvicinarsi e/o lasciarlo avvicinare? I giochi e il materiale saranno di uso individuale? Zaini ed indumenti ? Sono solo alcune situazioni tipo, ricorrenti e,credo, ineludibili. Anche volendo immaginare le scuole come caserme, non si può, seriamente, pensare  che i bambini riescano a non avvicinarsi tra di loro. E non avranno né guanti né mascherine. Cosa succederà alle famiglie?

Per mesi si è ipotizzato che questa fascia di età avesse, addirittura, un accesso ritardato rispetto agli altri gradi scolastici. Quali,nuove, evidenze scientifiche giustificano questo cambio di paradigma? Esistono modelli matematici che valutino l’impatto di questo rischio specifico, in termini di contagi, terapie intensive, decessi? Dovremmo conoscere benefici e costi, visto che nei costi potrebbero rientrare gravi problemi di salute alle famiglie, del personale e dell’utenza. Se si verifica un contagio, chi ne risponde?  Comprendo la necessità del servizio scolastico, non si parli,però, in questa situazione di diritto allo studio, che è altra cosa.

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Ho 62 anni, vivo in Calabria, fattore di ulteriore rischio,perché  terra di pochi contagi ma di un servizio sanitario disastroso. In compenso si pensa a riaprire i bar. Per la verità, responsabilmente, chiusi. Sappiamo e non dimentichiamo che l’intero paese si è chiuso in casa, anche, per evitare che le regioni del Sud venissero travolte e sterminate.
Sono al servizio dello Stato, se richiesto adempirò al mio dovere, però, sarebbe necessario chiarire che:
forniremo un servizio di baby parking gratuito, che niente ha  a che vedere col “diritto allo studio”;
opereremo nel vuoto contrattuale, con compiti, responsabilità, spazi e tempi fuori da ogni norma.

Ci si dica chiaramente che verremo utilizzati come ammortizzatore sociale a costo zero, perché non si è in grado di elaborare altre risposte alle necessità e alle richieste delle famiglie che devono  tornare al lavoro . Ma ribadisco, non ci si nasconda dietro l’ipocrisia dei diritti dei bambini e,soprattutto,  del diritto allo studio.

Anna Guida

 

 

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