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Francia, non una ma mille identità

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La scuola sta cedendo alla tentazione di abdicare al suo ruolo, lasciando che i giovani costruiscano la propria identità a partire dai modelli proposti dalla televisione. E’ quanto sostiene il sociologo francese François Dubet, che intervistato dal quotidiano Libération esprime tutto il suo disagio nel notare che l’istituzione scolastica si avvia sempre più rapidamente verso derive autoritarie.
Legge sul velo (contro il velo, precisa il sociologo), orientamento e selezione precoci, ritorno a modelli didattico-metodologici conservatori, la scuola sembrerebbe in sostanza impreparata ad accogliere le diverse identità dei suoi alunni e quindi piuttosto orientata a soffocarle, nell’intento di creare studenti cloni. Una marcia indietro su posizioni di chiusura e severità, voluta per ridare prestigio all’istituzione e sicurezza ai docenti e alle famiglie di ceto medio-alto.
Ma questo atteggiamento autoprotettivo non potrà che fare male alla scuola: il sentimento d’inadeguatezza, la senzazione di essere rifiutati perché diversi – non solo etnicamente ma anche e soprattutto perché non in grado di competere con gli altri a livello di profitto e prestazioni – non potrà che generare, negli alunni più deboli, frustrazione, rancori. E da qui alla violenza il passo è breve.
La scuola, conclude il sociologo, deve invece favorire la costruzione – per quanto sofferta e difficile – di tante identità quanti sono gli alunni. L’unico movimento pedagogicamente corretto, infatti, è quello della scuola che ruota intorno all’alunno.

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