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Garante privacy: no alle impronte digitali e alla videosorveglianza di prof e Ata

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A volte serve un’autorità per sancire quello che si poteva decidere solo adottando un briciolo di buon senso. Accade, infatti, che è dovuto intervenire il Garante della privacy per stabilire che non è possibile chiedere a dei dipendenti di alcune scuole, docenti e Ata,  di lasciare le impronte digitali per rilevare la loro presenza.
Il Garante, intervenuto a seguito di segnalazioni e notizie di stampa riguardanti un istituto tecnico industriale e due licei scientifici, ha spiegato che adottare il trattamento dei dati biometrici dei lavoratori rappresenta una violazione delle norme in materia di protezione dei dati personali.
Nella Newsletter dell’Autorità, del 17 settembre, si legge che il Garante “ha detto no all’uso generalizzato delle impronte digitali perché eccedente e sproporzionato rispetto allo scopo perseguito dalle scuole di controllare le presenze sul posto di lavoro e contrario quindi ai principi di liceità, necessità e non eccedenza stabiliti dal Codice”.
Come più volte precisato dal Garante, infatti, l’impiego di dati così delicati può essere ritenuto lecito solo in specifici casi: ad esempio, per accedere ad aree aziendali riservate, nelle quali si svolgono particolari attività o a imprese collocate in zone a rischio.
“Per controllare il rispetto dell’orario di lavoro – ha affermato il Garante – la scuola può disporre di sistemi meno invasivi della sfera personale, della libertà individuale e della dignità del lavoratore”.
Ma all’Autorità massima italiana per la tutela dei dati personali e della privacy è stato chiesto di esprimersi anche sulla regolarità di istituzione di un impianto di videosorveglianza installato all’interno di uno dei due licei dove si chiedeva anche il rilascio delle impronte digitali. Ebbene, anche in questo caso la risposta è stata negativa: per il Garante anche questa iniziativa rientra tra quelle illecite. E, di conseguenza, ha colto l’occasione per vietare “l’uso delle immagini raccolte tramite un impianto di videosorveglianza”, ancor di più perché l’iniziativa era stata avviata “all’insaputa di docenti, personale Ata e studenti”. Il motivo rientra nella “violazione delle norme sul controllo a distanza dei lavoratori”.
A tal proposito, vale la pena ricordare che il Garante ha più volte spiegato che l’installazione di impianti di videosorveglianza possono essere installati solo all’esterno delle scuole.