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Giornata Autismo, affetto e comprensione non si fermano al 2 aprile: le maestre li trasmettono ogni giorno

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Si è parlato molto quest’anno della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, durante la quale si è approfondita la conoscenza del disturbo e l’attenzione sui diritti delle persone autistiche. Non tutti, però, hanno considerato l’evento in modo positivo. Soprattutto tra i genitori. Tra le tante, riportiamo la testimonianza di Alessandra Sodi, madre di un bimbo autistico di 5 anni che frequenta la scuola dell’infanzia di Villa Lazzaroni di Roma.

I bambini sono già ‘consapevoli’

“I bambini – ha scritto la madre – non hanno bisogno di una giornata per la consapevolezza dell’autismo, sono già ‘consapevoli’ anche delle difficoltà che il loro compagnetto autistico può avere, ma vedono oltre, sanno trovare soluzioni e interazioni che noi adulti spesso non riusciamo a definire. E hanno il meraviglioso dono di non lasciarsi intimorire dalla diversità”.

“Ciò che la classe di mio figlio sperimenta ogni giorno – ha continuato – è come la diversità sia un giardino di fiori multicolori che mette radici nella stessa terra”. E poi spiega il “come” si realizza questa sperimentazione: “L’arrivo della primavera ha dato ai bambini l’opportunità di fare esperienze laboratoriali come l’orto e il ciclo dell’acqua, proposto proprio dalla Comunità Educante Diffusa del VII Municipio: prime piccole scoperte “scientifiche” assolutamente condivise, a misura di ogni bambino, lavori manuali come setacciare la terra, piantare, innaffiare, che hanno fatto crescere ben più di belle piantine fiorite”.

“L’inclusione, e l’accettazione dell’altro nella sua unicità, – ha sottolineato ancora la donna – non sono qualcosa di cui dobbiamo parlare il 2 aprile ma sono sentimenti da coltivare, germogli da piantare in quel terreno fertile che è l’infanzia”.

Il ruolo chiave delle maestre

Ad avere un ruolo chiave per l’inclusione del figlio sono le sue maestre: “giocano un ruolo fondamentale in tutto questo, perché – sottolinea – hanno saputo tessere intorno ai bambini una rete di affetto e comprensione che li sostiene, tutti, anche nei momenti critici che, indubbiamente ci sono, e trovare differenti strategie educative per ciascuno, al di là dell’autismo, al di là delle etichette: questo è il più bell’esempio di ‘inclusione’ che una mamma possa desiderare per il proprio figlio”.

“Questo sono i semi di empatia e accoglienza la nostra piccola comunità educante sta seminando ogni giorno, e accudendo, con cura e pazienza. I germogli, ne sono certa, diventeranno ragazzi e ragazze che sapranno prendere per mano mio figlio, senza aver bisogno di un 2 aprile per giocare insieme e volersi bene”, conclude la donna.

Il testo completo dell’intervento

Il 2 aprile è la giornata della consapevolezza dell’autismo: un bel titolo altisonante per un’occasione che dovrebbe aiutare a riflettere almeno 365 giorni l’anno, non solo il 2 aprile. Oggi verremo inondati di parole bellissime come inclusione, rispetto, accettazione, si parlerà di autismo e di autistici in ogni dove, probabilmente alimentando la narrazione che l’autismo sia un mondo a parte quando, semplicemente, è la nostra quotidianità. La mia, mamma di un bimbo autistico di 5 anni, e quella di una miriade di persone autistiche, di familiari di bambini autistici, di insegnanti, di compagni di classe come quelli di Giordano, che nella meravigliosa “non consapevolezza” della propria infanzia, l’inclusione e la diversità non saprebbero descriverle perché, semplicemente, le vivono, ogni giorno, nei giochi e nei silenzi di mio figlio.

L’inclusione, e l’accettazione dell’altro nella sua unicità, non sono qualcosa di cui dobbiamo parlare il 2 aprile ma sono sentimenti da coltivare, germogli da piantare in quel terreno fertile che è l’infanzia, se davvero crediamo che essere parte di una “comunità educante” sia la nostra prima responsabilità come genitori per contribuire ad un futuro migliore per tutti i nostri figli. L’empatia è il meraviglioso concime con cui crescere con consapevolezza i nostri bambini, qualcosa che non si può apprendere da un libro ma si può vivere tra le quattro mura della classe.. o nel delizioso piccolo orto che la classe di mio figlio sta coltivando con grande passione, nella scuola materna di Villa Lazzaroni!

L’esperienza del “progetto inclusione” a cui la scuola e tutto il gruppo educativo ha aderito durante le ultime due settimane di zona rossa, sono il miglior racconto che io, da madre, posso fare dell’autismo, in questa giornata un po’ scomoda e controversa, che è però l’occasione per piantare dei semi importanti, di riflessione e confronto, in un terreno che spero sarà sempre più ricco di esperienze scolastiche positive, come la nostra. La maestre hanno fortemente voluto dare ai propri bambini questa opportunità di crescita, organizzando l’alternanza del piccolo gruppo che ha partecipato alle attività in presenza, coordinando i turni tra i genitori e creando un ambiente nuovo in cui ciascun bambino potesse ritrovare il proprio equilibrio interrotto dal lockdown, non solo mio figlio, perché di continuità e stabilità hanno bisogno tutti i bambini, sempre.

L’arrivo della primavera ha dato ai bambini l’opportunità di fare esperienze laboratoriali come l’orto e il ciclo dell’acqua, proposto proprio dalla Comunità Educante Diffusa del VII Municipio: prime piccole scoperte “scientifiche” assolutamente condivise, a misura di ogni bambino, lavori manuali come setacciare la terra, piantare, innaffiare, che hanno fatto crescere ben più di belle piantine fiorite. Ciò che la classe di mio figlio sperimenta ogni giorno è come la diversità sia un giardino di fiori multicolori che mette radici nella stessa terra: i bambini non hanno bisogno di una “giornata per la consapevolezza dell’autismo, sono già “consapevoli” anche delle difficoltà che il loro compagnetto autistico può avere, ma vedono oltre, sanno trovare soluzioni e interazioni che noi adulti spesso non riusciamo a definire. E hanno il meraviglioso dono di non lasciarsi intimorire dalla diversità.

Le maestre giocano un ruolo fondamentale in tutto questo, perché hanno saputo tessere intorno ai bambini una rete di affetto e comprensione che li sostiene, tutti, anche nei momenti critici che, indubbiamente ci sono, e trovare differenti strategie educative per ciascuno, al di là dell’autismo, al di là delle etichette: questo è il più bell’esempio di “inclusione” che una mamma possa desiderare per il proprio figlio. Questa è l’accoglienza, prima di tutto, e senza accogliere non si può includere.

Questo sono i semi di empatia e accoglienza la nostra piccola comunità educante sta seminando ogni giorno, e accudendo, con cura e pazienza. I germogli, ne sono certa, diventeranno ragazzi e ragazze che sapranno prendere per mano mio figlio, senza aver bisogno di un 2 aprile per giocare insieme e volersi bene.

Alessandra Sodi, mamma della Comunità educante diffusa del Municipio VII di Roma

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