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Giornata mondiale dell’insegnante, col Covid più rischi e lavoro: ma di aumenti a tre cifre non si parla più

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Crescono i contagi da Covid-19 e sale la responsabilità delle scuole. A marzo abbiamo contato su medici e infermieri, che non si sono mai fermati ed oggi sono chiamati di nuovo ad assistere un numero crescente di infettati; oggi, però, chiediamo anche ai docenti di avere le spalle “larghe”, quelle che servono per tenere seduti su un banco, in un’aula, anche 25 e più alunni per svariate ore consecutive.

È ai docenti che si chiede, infatti, di prendersi cura dei nostri ragazzi: lo si è fatto durante il lockdown con una dad sempre più sofisticata; lo si fa oggi, in ambienti chiusi e sovraffollati, nascondendo le preoccupazioni dietro una mascherina.

Uno sforzo in più per il bene di tutti

Ed è sempre a loro, fragili oppure no, precari o di ruolo, che chiediamo di fare uno sforzo in più per il bene di tutti, per la ripresa dell’Italia, per il morale di ognuno di noi, perché la scuola non può chiudere: sarebbe una sconfitta, e non possiamo permettercelo.

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Una paga inadeguata, molti pregiudizi sulla categoria che la Ministra, le si deve riconoscere, ha tentato più volte di sfatare, e in compenso tanta attenzione negli ultimi mesi, come non era mai avvenuto storicamente.

Ci voleva una pandemia mondiale per comprendere l’importanza della scuola e di chi la tiene in piedi. Ma le contraddizioni non mancano. E mentre si chiede ai docenti di esporre la propria incolumità entrando in contatto con tantissimi alunni, a volte anche positivi ma asintomatici, nel contempo non riconosciamo ai lavoratori della scuola alcuna indennità ulteriore.

Le indennità mancate

In pratica, i docenti si ritrovano in prima linea, esponendosi al rischio del Covid, ma senza alcuna incidenza nel cedolino dello stipendio.

Quindi, quale significato ha oggi la Giornata Mondiale dell’Insegnante? Istituita 26 anni fa dall’Unesco per mettere in evidenza il prezioso ruolo dei docenti nel percorso di formazione, educazione e guida dei giovani, oggi forse, questo ruolo, lo capiamo un po’ di più.

Ricordarlo all’opinione pubblica, pur tra le mille difficoltà in cui versa l’istruzione pubblica, serve ad avvalorarne l’importanza.

Quello che fa male è fermarsi al concetto, perché magari abbiamo rinnovato l’edilizia scolastica, ma il mestiere del docente è ancora tra i peggio remunerati d’Europa, sotto la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Germania, a dispetto di un piccolo gioiello che crediamo essere la Carta docente.

Contratto scaduto, non se ne parla più

E che dire del contratto nazionale scaduto da quasi due anni, ma con carichi di lavoro pure aumentati? Attende di essere rinnovato, ma nonostante la pioggia di miliardi che arriverà in Italia nel 2021 con il Recovery Fund, non si affronta questo argomento.

Certo, quei fondi europei non hanno questo obiettivo, ma il fatto che non se ne parli più, dopo la promessa non mantenuta del primo Governo Conte sugli aumenti a tre cifre, poi confermati durante il breve mandato di Lorenzo Fioramonti a Viale Trastevere, non è un bel segnale.

La contraddizione è questa: il Coronavirus ha aumentato carichi di lavoro, responsabilità e rischi per la salute. Nel contempo, lo stipendio rimane immutato (si rimane fermi agli stanziamenti incamerati dalle ultime due leggi di Bilancio, che però non superano i 70-80 euro lordi medi l’anno) e non può essere la defiscalizzazione della busta paga esistente, introdotta dai mesi estivi, a dare una risposta all’esigenza.

E in questa ricognizione dello stato di cose, non sarebbe giusto dimenticare la questione del mezzogiorno, perché ha una peculiarità tutta sua, la questione meridionale vista entro la cornice della professione docente. Ci riferiamo all’enorme massa di insegnanti del Sud bloccati al Nord con vincolo normativo e con lo stesso stipendio di sempre. Famiglie spezzate che pagano la fine del precariato al caro prezzo degli affetti lontani.

Più contagi, più attenzioni

Non torneremo sull’argomento dei docenti aggrediti dai genitori sempre più frequentemente e del patto di corresponsabilità educativa che per qualche ragione sembra non volersi rinsaldare e non creare alcuna armonia tra le famiglie e la scuola, l’aumento dei contagi in queste ore chiama tutte le attenzioni su di sé.

Ci piacerebbe solo che oggi la scuola entrasse nel futuro illuminata da nuove prospettive e narrazioni e immaginari. E ci auguriamo che l’insegnante, questo nuovo immaginario, possa attraversarlo a testa alta e spalle dritte, come un tempo, lo ricordiamo bene, facevano i nostri maestri.

Auguri agli insegnanti!

Con queste speranze, la direzione e la redazione tutta della Tecnica della Scuola inviano i migliori auguri agli insegnanti e a tutti coloro che operano nelle nostre scuole, a favore della formazione e dell’educazione giovanile.

In chiusura, ci fa piacere comunicare che, come servizio alla nazione, abbiamo messo a disposizione di insegnanti e dirigenti una piattaforma gratuita di formazione, nel tentativo di adeguare la scuola e la didattica ai nuovi bisogni indotti dalla pandemia.

Con fiducia, guardiamo insieme al futuro: che i riflettori sulla scuola non si spengano mai.

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