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Gli studenti non vogliono tornare a scuola se…

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Di seguito le mie riflessioni sulla questione delicata della scuola. Questione che vivo da vicino. 

Gli studenti scioperano per ritornare a scuola in presenza.
Gli studenti scioperano per non ritornare a scuola in presenza. 
In questi mesi siamo stati bombardati da informazioni fuorvianti relative al mondo scuola. Coloro che guidano la nostra quotidianità, non sempre nel modo più giusto (anzi a parer mio negli ultimi mesi nel modo più sbagliato possibile), si ostinano a farci credere che la scuola sia sedersi ad un banco. Ma io sfido coloro che prendono decisioni per le mie giornate e per quelle di migliaia di italiani a riflettere sul fatto che “scuola” non significhi sedersi ad un banco.
“Scuola” significa operare un percorso quotidiano, costante, che da marzo a oggi migliaia di insegnanti, di famiglie, di scuole e di alunni, hanno intrapreso. La scuola non ha mai chiuso, non ha mai chiuso dal 5 marzo scorso, non ha mai chiuso ora nella seconda ondata di diffusione dei contagi. 

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La scuola non ha mai smesso di essere scuola, ha cambiato il suo aspetto certamente, ha cambiato gli strumenti, non sempre ha fatto il massimo ovvio, ma ci ha provato. Sì, ci ha provato sulle spalle di tanti che hanno trovato un modo per andare avanti. Superando le incombenze quotidiane che comporta l’intromissione del lavoro all’interno delle mura domestiche. La vita personale si è appiattita per lasciare spazio alla vita lavorativa, non solo in virtù di un obbligo, di un ordine di servizio, ma soprattutto in virtù di una scelta. 

In virtù di un percorso, di una forma di resistenza. In virtù di quanti hanno dovuto studiare a tavolino, con un impegno a tempo pieno, dei piani di lavoro sulla base di decisioni astratte prese da chi forse non sa cosa significhi la parola “scuola”.
La scuola non ha mai chiuso e gli studenti non vogliono tornare a scuola se questo è il prezzo da pagare

Non vogliono tornare a scuola se i trasporti pubblici da marzo ad oggi non hanno effettivamente fatto nulla per consentire loro un trasferimento più sicuro. 
Non vogliono tornare a scuola senza un sistema di areazione adeguato nelle classi.
Non vogliono tornare a scuola se questo comporta loro ritornare a casa alle 5 di pomeriggio ed essere costretti a sacrificare qualunque forma di attività ricreativa o sportiva.
Non vogliono tornare a scuola e vedere impoverita la qualità del lavoro che viene loro proposto.
Non vogliono tornare a scuola preoccupati dal fatto che la loro presenza in quella classe può essere pericolosa per se stessi e per gli altri. 
Non vogliono tornare a scuola se il fratellino più piccolo che frequenta la scuola primaria non avrà più nessuno che lo andrà a prendere alla fermata dell’autobus, quando finiscono le sue di lezioni.
Non vogliono tornare a scuola se questo significa avere paura di stare vicino alle persone.
Non vogliono tornare a scuola se la scuola non è un luogo sicuro, perché non è sicuro tutto quello che precede la loro entrata in quell’istituto. 
Non vogliono tornare a scuola se essere in presenza significa svegliarsi comunque molto presto per arrivare a scuola e poi cominciare le lezioni più tardi, con il secondo turno. 
Non vogliono tornare a scuola se questo comporta per loro che tra un mese saranno di nuovo a casa. 

La scuola non ha mai chiuso e non ha mai chiuso proprio perché è “scuola” e per questo esiste sempre nell’impegno costante di chi fa scuola tutti i giorni e non nelle quattro mura di un edificio pieno di banchi, inutilmente a rotelle. 
Una docente che non ha mai chiuso la “scuola”.
Ringraziandovi, vi saluto

Elisa Scirocchi