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Graduatorie ad esaurimento: boom di iscritti con riserva

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Ammontano ad oltre 342 mila (l’84% donne e con un’età media di 37 anni e mezzo) i candidati docenti iscritti nelle attuali graduatorie ad esaurimento. I dati sono stati comunicati il 16 gennaio dal Ministero della pubblica istruzione a distanza di pochi mesi dell’ultima rilevazione.
Quel che emerge è che, anche dopo il corposo numero di immissioni in ruolo della scorsa estate, il numero di effettivi precari in attesa di entrare in ruolo rimane sostanzialmente immutato rispetto agli ultimi anni: circa 237 mila. Dal totale di iscritti vanno infatti scorporati quasi 54 mila docenti (il 5,8%) che, pur essendo titolari, rimangono in graduatoria per concorrere a cattedre di diversa tipologia o in altra provincia. Altri 50.000 sono quelli invece che durante l’estate hanno preso il ruolo. 
“L’assunzione dei precari è stata però controbilanciata dall’ingresso in graduatoria di 30 mila nuovi abilitati e dal reinserimento di ben 21mila candidati che nel precedente aggiornamento delle graduatorie (2005) non avevano prodotto la domanda di permanenza ed erano stati, perciò, cancellati dalla graduatoria”.
La vera novità è quindi contrassegnata dall’alto numero di inclusi “con riserva”, passati da 2.290 a 49.287 unità. Un andamento comunque prevedibile, anche dallo stesso Ministero della PI. “L’aggiornamento delle graduatorie permanenti (D.M. 16 marzo 2007) contestualmente alla loro trasformazione in graduatorie ad esaurimento – fa sapere viale Trastevere – rappresentava per molti aspiranti l’ultima occasione per l’inserimento in questo canale di accesso all’insegnamento. Pertanto, è stata consentita l’iscrizione con riserva a tutti i giovani frequentanti corsi con valenza abilitante, anziché, come in passato, ai soli iscritti all’ultimo anno”.
Cambiamenti si registrano anche sul fronte delle richieste di insegnamento nei diversi ordini di scuola: il numero degli aspiranti risulta crescere solo nelle classi di concorso di secondaria superiore a fronte di un calo negli altri ordini di scuola. “In particolare, nelle graduatorie di secondaria di II grado gli iscritti sono aumentati del 3,3% laddove sono diminuiti del 3,4% nelle graduatorie della scuola dell’infanzia, dell’8% in quelle della primaria e del 3,3% in quelle della secondaria di I grado”. In diminuzione anche il numero di aspiranti iscritti in più ordini di graduatorie: nel 2006 il 51,1% dei candidati era iscritto ad un solo ordine di scuola, nel 2007 la percentuale è salita al 54,6%, segno di una maggiore concentrazione delle scelte. 
“Questa tendenza – sottolinea il Dicastero dell’istruzione – si conferma in particolare tra i candidati della secondaria II grado, gli unici, come si è visto ad essere aumentati. Nel 2006 il 63% degli aspiranti agli insegnamenti nella scuola secondaria superiore puntava all’immissione
in ruolo (o al conferimento di supplenze) anche attraverso l’iscrizione in graduatorie di altri ordini di scuola, in particolare della scuola secondaria di I grado. Nel 2007 la percentuale di chi si propone in altre graduatorie oltre a quelle di II grado è scesa al 59,1%”.

Mutamenti importanti si sono registrati anche sul fronte alla dinamica territoriale degli iscritti: per la prima volta dopo tanti anni il numero di domande fatte al Nord è risultato in diminuzione. “In tutte le province settentrionali, salvo alcune eccezioni (Padova e Piacenza), più in Toscana e in Sardegna si osserva un sensibile calo degli iscritti, speculare ad un aumento pressoché generalizzato nelle province meridionali. In Lombardia e in Piemonte si registrano le riduzioni più consistenti in termini assoluti e in percentuale (-16% e -14% rispettivamente), laddove in Campania, in Abruzzo e in termini assoluti in Sicilia si verificano gli incrementi più consistenti”. Un andamento che non deve però sorprendere poiché dal prossimo aggiornamento (nel 2009) chi si trasferirà di provincia verrà collocato in fondo alla graduatoria a prescindere dalla posizione: per il Ministero si tratta di una evidente “spia del desiderio di molti candidati di insegnare stabilmente nelle aree di origine”.