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I docenti siciliani specializzati (in Italia) non ci stanno

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La Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 13 dicembre 2006, suggerisce che gli insegnanti di sostegno debbano avere una formazione che includa “la consapevolezza della disabilità e l’utilizzo di appropriati modalità, mezzi, forme e sistemi di comunicazione migliorativi e alternativi, tecniche e materiali didattici adatti alle persone con disabilità”.

Sembra superfluo aggiungere che l’insegnante specializzato sia una risorsa indispensabile per la scuola italiana, poiché favorisce l’inclusione degli alunni con disabilità, promuovendone capacità di autonomia personale. Considerato che tutti (forze politiche e amministrative) sembrino concordare sull’importanza dell’insegnante specializzato, ci chiediamo come mai, ancora una volta, note, circolari e ordinanze del Ministero dell’Istruzione non facciano che penalizzare tale figura non garantendo tutele adeguate.

In particolare alcune grandi problematiche amareggiano ormai da settimane gli specializzati siciliani, in particolare quelli agrigentini. Andiamo per ordine.

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In queste settimane abbiamo assistito alla costituzione delle nuove Graduatorie Provinciali per le Supplenze ai sensi dell’Ordinanza Ministeriale n. 60 de 10 luglio 2020. L’articolo 7 comma 4 punto e) di tale ordinanza ammette l’inserimento con riserva di aspiranti docenti in possesso di titolo di accesso conseguito all’estero ma non ancora riconosciuto dal Ministero.

Ma c’è di più. Alcuni Uffici Scolastici Regionali hanno immesso in ruolo, con clausola risolutiva, decine e decine di docenti con titolo di specializzazione sul sostegno acquisito all’estero in virtù di sentenze non ancora definitive. Al momento non possiamo che prendere atto dell’operato della magistratura e dei vari USR e attendiamo risposte da parte del Ministero. Tuttavia, riteniamo che le differenze tra chi ha conseguito un titolo estero in poche settimane con modalità di erogazione dubbie, e chi invece lo ha conseguito in Italia con una dura selezione e frequenza obbligatoria dei corsi, siano notevoli.

Considerato poi che la gran parte degli immessi in ruolo, lo scorso agosto, ha svolto la procedura concorsuale straordinaria del 2018, che consisteva in un’unica prova orale non selettiva, le disparità aumentano, in particolare, se si pensa che allo stato dell’arte il Ministero dell’Istruzione richiede ai docenti specializzati in Italia di sostenere un altro concorso di tre prove selettive per aspirare ad un contratto a tempo indeterminato.

L’altra grande problematica che ha penalizzato notevolmente gli insegnanti precari specializzati della provincia agrigentina è legata alle procedure di mobilità. Quasi tutti i 600 posti di sostegno in deroga assegnati dall’USR alla provincia di Agrigento nei vari ordini di scuola per l’anno scolastico 2020-21, sono andati a docenti di ruolo richiedenti l’assegnazione provvisoria interprovinciale, lasciando poche cattedre ai docenti precari specializzati inseriti nelle Garduatorie ad Esaurimento e nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze.

Ciò è consentito dall’art. 9 del CCNI “Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie”, il quale al comma 3 precisa che per i docenti non in possesso del titolo di sostegno “Le operazioni per la copertura dei posti di sostegno (…) saranno disposte dopo aver accantonato un numero di posti di sostegno corrispondente ai docenti specializzati aspiranti a rapporto di lavoro a tempo indeterminato e determinato”.

 Al contrario, non è prevista nessuna percentuale di accantonamento nel caso di richieste di assegnazione provvisoria interprovinciale da parte di docenti titolari sul sostegno in altre province. Tale norma ha danneggiato pesantemente gli aspiranti agrigentini presenti nelle graduatorie di sostegno per le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di secondo grado, mentre migliore è la situazione della scuola secondaria di I grado per la quale tutti i docenti di I e II fascia sostegno sono stati collocati.

Il paradosso è che si rischia di far rimanere a casa centinaia di docenti competenti, a danno degli alunni con disabilità, il cui diritto alla continuità didattica e al sostegno didattico qualificato viene negato.

A questo punto sorge un interrogativo: che senso ha per i precari siciliani frequentare costosi corsi di specializzazione per il sostegno? Imminente il quinto ciclo di specializzazione, per il quale agli atenei siciliani è stato assegnato il 25 % dei posti dell’intera nazione, il che equivale a dire che in Italia uno specializzando su quattro sarà siciliano, ma per poi ritrovarsi senza incarico!

Stando così le cose, prevediamo che quest’anno molti docenti specializzati non metteranno a disposizione della scuola e delle famiglie degli alunni con disabilità la loro professionalità.

E di questo ci scusiamo.

Movimento docenti specializzati e specializzandi

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