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I docenti vogliono tornare a combattere come sempre hanno fatto

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Gentilissima redazione,

porgo, anzitutto, a tutti i lettori e al personale tutto della Tecnica della scuola il mio più caldo augurio di buone Feste.

Poi, vorrei rispondere alla lettera, comparsa il 24 Gennaio, di un genitore che dice “decurtiamo lo stipendio ai docenti che non torneranno ad insegnare il 7 Gennaio!”.

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Sono una docente di secondaria superiore e, lo dico subito, desidero moltissimo tornare ad insegnare il 7 Gennaio; ho desiderato sempre tornare e ho sofferto molto la chiusura delle superiori.

Premesso questo, mi permetto di dissentire completamente con quanto espresso dal genitore nella lettera, sempre ovviamente nello spirito di:

“non condivido la tua opinione, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto ad esprimerla”.

Esprimo, ora, le mie riflessioni in merito alla lettera apparsa sulla “Tecnica”.

Anzitutto, a mio parere è limitante leggere delle esternazioni sui social e da questi formulare giudizi su una intera categoria di professionisti, i docenti.

Infatti, dal mio punto di vista e secondo la mia esperienza, la stragrande maggioranza dei docenti preferisce la didattica in presenza ma, evidentemente, o non lo scrive sui social o queste esternazioni non erano nei post letti dall’autore della lettera, che, in effetti, si pone la domanda sulla compattezza dei docenti sulle posizioni la lui lette; dal mio punto di vista la compattezza non esiste, anzi; nel rispetto, ovviamente, di tutte le posizioni legittimamente espresse.

Quello dei social (e, in particolare, una sua parte, quella letta e citata dall’autore della lettera) è pertanto a mio parere un campione troppo scarso e non rappresentativo di tutta la popolazione dei docenti, dunque trarre interpretazioni sulla “popolazione docente” solo in base ad esso è a mio parere qualcosa di quantomeno “frettoloso”.

In secondo luogo, vorrei portare la mia esperienza di docente, di ruolo, di secondaria superiore. Ovviamente vedo i miei colleghi e, garantisco, in questi mesi ho visto persone lavorare il doppio con la Dad rispetto alla normalità.

Certo, la Dad non è a mio parere paragonabile alla Didattica in presenza, ma se la scuola viene chiusa, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare, per limitare i danni, per resistere con forza, senza rassegnarsi mai, sperando che la scuola riapra il prima possibile.

A mio parere, bisogna essere giusti con i docenti: lavorano, e tanto, anche in Dad.

Inoltre: ho visto colleghi che quest’estate non hanno fatto vacanze, mai, per garantire il rientro a Settembre in sicurezza.

Ho visto abnegazione e lavoro indefesso. Ho visto dispiacere, tristezza alla chiusura delle scuole e grande speranza adesso alla riapertura.

E poi.. sì: ho visto anche paura. Ma non è un delitto avere paura.  Smettiamo di sentirci forti sulla paura altrui.  La paura dell’altro è anche la nostra, magari declinata in modo diverso, ma tutti, adesso, abbiamo paura. A mio parere bisogna essere uniti, aiutarsi, capirsi, incontrarsi nella sensibilità, e tutte le paure saranno vinte.

Non distruggiamoci a vicenda. Non serve. Ho visto tanti episodi belli, di solidarietà e aiuto tra famiglie e docenti, anzi, devo dire che è stata la maggior parte, quella che ha fatto e fa andare avanti tutti noi.

Dunque, io risponderei al genitore che ha scritto alla Tecnica: non c’è bisogno di decurtare gli stipendi ad alcuno;  i docenti vogliono tornare, a combattere come sempre han fatto e sempre faranno.

Ringrazio tantissimo la redazione per avere fatto esprimere il mio pensiero; auguri a tutti.

Silvia Bacchelli

Preparazione concorso ordinario inglese