Home Attualità I venerdì degli studenti in “sciopero” per salvare il pianeta

I venerdì degli studenti in “sciopero” per salvare il pianeta

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Finalmente qualcosa si muove. In tutta Europa gli studenti stanno seguendo l’esempio di Greta Thunberg, che da quasi ventisei settimane, ogni venerdì, diserta le lezioni per “scioperare” davanti al Parlamento svedese contro l’inerzia dei Governi di tutto il pianeta, altamente menefreghisti nei fatti rispetto alla catastrofe climatica imminente. Una volta tanto, dobbiamo ammetterlo, sono gli studenti a dare una lezione ad adulti ed insegnanti. Anche in Italia, dove è stato creato l’hashtag#verdedì per Twitter e Facebook, i giovanissimi si sono organizzati e stanno “scioperando” e manifestando ogni venerdì in varie città della Penisola (tra cui Pisa, Milano, Brescia, Bologna, Venezia, Roma, Torino, Genova), in molti casi accompagnati da genitori e altri adulti che hanno compreso la gravità della situazione ambientale planetaria.

Risvegliati dal consumistico letargo

Per il 15 marzo 2019 è prevista la mobilitazione più grande, che avrà luogo nello stesso giorno in tutto il mondo. Sulla pagina FacebookFridays For Future – Italy apprendiamo che il climatologo Luca Mercalli «invita tutti gli studenti a partecipare allo sciopero globale per il clima del 15 marzo. Aderiranno almeno 40 Paesi, fra cui l’Italia. Il nostro sito web italiano sarà pronto a brevissimo! E non dimenticate che allo Sciopero siamo invitati TUTTI, studenti e non! L’Unione fa la forza».

La stessa Greta Thunberg ha condiviso sul proprio profilo Instagram nomi e immagini delle piazze italiane ove si svolgeranno le manifestazioni. «Non avete scuse: è tempo di agire» si legge in inglese su un cartello di Salsomaggiore Terme; “Sciopero scolastico per il clima con Greta” su un altro; “Insieme contro il riscaldamento globale” su uno di Brescia. A Roma i manifestanti esibiscono cartelli analoghi davanti a Montecitorio.

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I nostri studenti migliori sono lì

Sicuramente non sono dei perdigiorno: sono anzi, più che certamente, i nostri studenti migliori. Quelli che studiano, che ascoltano, che capiscono. Cosa non facile, a giudicare dalle tantissime sciocchezze che moltissimi adulti saccenti e disinformati(di cui purtroppo il web pullula) troppo spesso scrivono a commento delle notizie e delle informazioni sul clima. Adulti-bambini — la cui preparazione culturale èinversamente proporzionale alla saccenteria — proclamano con spavalda sicumera che il cambiamento climatico che stiamo vivendo «ha solo cause naturali, come i terremoti», e che pertanto è inutile persino parlarne; o che è dovuto alle “scie chimiche”; o che è “il solito millenarismo ecologico” (sic)!. Commenti che fanno venir voglia di mollare tutto e assistere impassibili al loro e al nostro disastro. Epigoni del manzoniano don Ferrante, che non credeva alla peste e di peste morì «come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle» (“I promessi sposi”, cap. XXXVII). Negazionisti per principio, che non ascoltano né leggono; oppure ascoltano e leggono, ma non capiscono; o ancora, capiscono ma — in nome della propria superiore “sapienza” — non credono a quanto viene loro spiegato.

Sono questi giovani l’unica speranza

Ma per fortuna ci sono almeno questi studenti, molto più savi e intelligenti degli intelligentoni e saputoni di cui sopra. Rischiano provvedimenti disciplinari per questa loro scelta, e lo sanno bene. Eppure punirli per la colpa di essere più sensibili e coscienti di noi adulti sarebbe certamente quanto di più iniquo si possa immaginare (in un Paese che sempre più elargisce promozioni facili anche a chi non le meriterebbe).

Lo ha scritto persino Il Sole 24 ORE, quotidiano di Confindustria: «Quanto dovrebbe contare l’obbligo di frequenza a scuola a fronte di un allarme globale come quello rappresentato dal cambiamento climatico? Non dovrebbe rientrare tra gli obiettivi della scuola quello di incentivare i giovani ad assumersi responsabilità per il mondo e la società in cui vivono, a impegnarsi per il loro miglioramento, in altre parole a diventare soggetti politici? Partecipando alle proteste, alunni e studenti non hanno soltanto lanciato un forte segnale simbolico alla politica internazionale, ma appropriandosi dello strumento dello sciopero hanno messo in atto una lezione di democrazia e di coscienza civile, politica e ambientale».

Dobbiamo sostenerli e lottare con loro

Noi adulti ci lamentiamo spesso dell’indolenza delle giovani generazioni (che sono comunque figlie della nostra e dei nostri errori): sarebbe assurdo non solidarizzare con questi studenti, ora che essi sono consapevoli di essere la prima generazione a vedere le conseguenze della catastrofe ambientale, e l’ultima a potervi porre rimedio.