Home Attualità La dispersione scolastica si contrasta con il 5 politico?

La dispersione scolastica si contrasta con il 5 politico?

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I riscaldamenti funzionano poco? Per fortuna le scuole italiane sono comunque riscaldate dal fuoco delle polemiche (non di rado capziose). Notizia del 29 gennaio scorso (che La Tecnica della Scuola ha già riportato): all’Istituto Comprensivo “Visconti” (meglio noto come “Viscontino”, perché di solito i suoi alunni si iscrivono poi allo storico Liceo Classico “Visconti”) del centro di Roma, la Dirigente Scolastica ha scritto una circolare in cui invita i docenti a non dare voti inferiori al 5: «In prossimità della chiusura del primo quadrimestre, si ricorda a tutti gli insegnanti della scuola secondaria che è stato unanimemente condiviso un criterio di valutazione in base al quale non si può attribuire il voto corrispondente a 4/10 (o inferiore a questo) agli alunni delle classi prime. Le valutazioni insufficienti a chiusura del primo quadrimestre, per gli alunni delle classi prime, corrispondono unicamente al voto 5/10». Motivo dichiarato: non scoraggiare gli alunni. «Troppi studenti abbandonano la scuola per un 4 in pagella», sostiene la Dirigente.

Decisione presa collegialmente, dunque, al termine di un Collegio dei Docenti che Repubblica definisce “agitato”. Solo “alcuni” docenti sarebbero scettici.

Le voci di alunni e genitori

Interessanti le interviste visibili nel servizio che SkyTg24 ha dedicato alla notizia. Contrario al “5 politico” un piccolo alunno, già a conoscenza del potere della “furbizia” italiota e già altamente infastidito dalla medesima. Nicchiano alcuni genitori. «Non comment» (sic), risponde una madre. «La Scuola non dev’essere lacrime e sangue», chiosa un’altra. Un’altra ancora ha assoluta fiducia nella decisione: «Conosco bene la Preside. Non lo dico per plaggeria [sic!], ma è una donna di grande buonsenso». Un’altra ne è del tutto entusiasta: «Ho massima stima per la Preside. Ha tutta l’esperienza per poter esprimere un’opinione con giudizio e sensatezza».

L’autorevole opinione di un docimologo

Il giorno successivo, nel corso della trasmissione radiofonica Fahrenheit di RaiRadioTre, Guido Benvenuto, docente di Docimologia, pedagogia sociale e metodologia della ricerca pedagogica all’Università di Roma “La Sapienza”, ha affermato che «I voti troppo bassi sono punitivi. La Dirigente intende non disorientare gli alunni, aiutarli ad andare avanti. È infatti statisticamente provato che la dispersione scolastica aumenta nei primi anni di ogni ciclo. All’inizio di ogni corso bisogna evitare di ricordare ai ragazzi le lacune del corso precedente e avvantaggiarli. Peraltro la Dirigente ha proposto, non normato».

Dubbi

Ma è proprio vero che i ragazzini del centro storico di Roma — dove ormai, per motivi economici e sociali, vivono quasi soltanto membri della media e alta borghesia di tutta Italia — rischiano l’abbandono scolastico per un 4 o un 3? O forse si parla di dispersione scolastica per non parlare del temuto rischio (che ogni scuola-azienda oggi corre) di vedere i propri alunni (clienti?) fuggire in altre scuole più accomodanti? Siamo sicuri che l’abbandono della Scuola (persino di quella dell’obbligo) non sia dovuto proprio al facilismo che da 30 anni dilaga nelle patrie aule, rendendo i giovani fragili di fronte allo studio serio ed all’approfondimento dei contenuti (cui un tempo gli insegnanti, persino nelle Elementari, spingevano i propri allievi)?

E ancora: rendendo la Scuola troppo facile e rinunciando a far capire agli allievi l’eventuale gravità della loro impreparazione, non rischiamo di indebolirli culturalmente e psicologicamente? Non rischiamo, cioè, di commettere lerrore di un medico “pietoso” che non somministrasse farmaci amari e dolorosi vaccini per non contrariare i piccoli pazienti, rischiando però di portarli al deperimento o alla morte?

Ma quest’obbligo scolastico obbliga davvero?

Altro quesito: per contrastare la dispersione scolastica non bisognerebbe intanto partire dall’obbligare veramente i genitori a vigilare sulla frequenza? In tempi ormai lontani si sapeva che, se i figli non frequentavano la Scuola, i genitori si trovavano i carabinieri alla porta. Ma oggi cosa succede se un genitore non manda i figli a scuola? Niente.

Infatti un regio decreto del 1928 (R.D. 5 febbraio 1928, n. 577, art. 6) obbligava alla frequenza fino alla fine delle Elementari. Negli anni Sessanta (Legge 31 dicembre 1962, n. 1859, articolo 8) l’obbligo fu esteso alla Terza Media. Nel 2003 la “riforma Moratti” (Legge n.53), estende teoricamente l’obbligo al secondo anno delle Superiori. Ma senza sanzioni per i renitenti, né per i loro genitori. Infatti nel 2010 il decreto “taglia leggi” (D. lgs. n. 212/2010) ha depenalizzato il reato. Sono pertanto sanzionabili solo i genitori che non mandino a scuola i figli fino al quinto anno della Scuola Primaria: con la terribile ammenda… di 30 euro (art. 731 del codice penale)!.

Davvero il nostro è uno Stato che considera l’istruzione pubblica un bene fondamentale da tutelare?