Home Didattica Il blended learning: la “strada migliore” per apprendere. L’esperienza di un prof

Il blended learning: la “strada migliore” per apprendere. L’esperienza di un prof

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Il digitale? Un alleato prezioso. Così un insegnate di discipline umanistiche racconta il suo “blended learning, un “pool” di metodologie, a cui è arrivato attraverso tantissime preziose “sorgenti”.

Si tratta in pratica, dice in una intervista al Sole 24 Ore, di più approcci metodologici e strategie ben dosati nel contesto classe.

“Mi impegno a trovare”, racconta il docente al Sole 24 Ore,  “la strada migliore con ciascun alunno e in ogni occasione. Ci sono attività didattiche che riesco a condurre con il cooperative-learning, altre in cui è necessario un approccio più personalizzato. In genere utilizzo la lezione frontale solo se necessaria e in ogni caso sempre con un potente alleato al mio fianco: l’universo digitale. Conduco spesso attività in modalità blended learning. Mescolo un po’ coi tempi e faccio alcune cose in classe e altre online. Adotto spesso la modalità flipped sia utilizzando materiali originali, creati da me, sia usando risorse reperite online. Spesso a dettar legge sulla scelta sono anche le dotazioni e l’infrastruttura di rete della scuola… Bisogna farci i conti per forza. La direttrice principale e imprescindibile per me resta comunque l’efficacia reale di tutto quello che faccio con i miei alunni. Per questo uso spesso appositi strumenti digitali che mi permettono rilevazioni e feedback anche molto frequenti. E sugli esiti di tali riscontri aggiusto il tiro di volta in volta”.

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“Non ho una particolare situazione privilegiata nella mia scuola”, continua l’insegnante. “Le aule sono quelle tradizionali. Ardesia ovunque e LIM (non sempre efficienti) in qualche classe. Un unico laboratorio multimediale interdisciplinare che condividiamo in base alle esigenze. La connettività è scadente. Per questo, quando posso,  faccio utilizzare alcuni dispositivi personali agli alunni. Non mi fermo dinanzi alla prima difficoltà. Cerco sempre di risolvere i problemi tecnici, che non mancano, anche facendomi aiutare dai più esperti fra i miei alunni. Personalmente utilizzo quasi sempre un tablet  di mia proprietà. Ho scoperto che per ridurre al minimo gli intoppi basta adottare strumenti web-based e piattaforme cloud. Come d’incanto scompaiono una serie di ostacoli che altrimenti sarebbero insormontabili. Certo, per far ciò bisogna che ci sia la rete e un minimo di banda per la connessione ad internet… altrimenti diventa impossibile.

 

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Ed Ecco anche un esempio pratico: “In occasione dell’Italian Internet Day  ho voluto testare alcune competenze ed ho svolto un’attività blended con la mia classe terza. Eravamo arrivati a parlare in Storia del secondo dopoguerra e della Guerra Fredda. Reputai coerente approfondire la nascita e la storia di internet e proposi ai ragazzi la creazione di una timeline multimediale a più mani. Il risultato fu entusiasmante. Ciascuno dei 24 alunni contribuì ricercando, elaborando e confezionando un suo proprio specifico evento all’interno della timeline. La ricerca, la valutazione, la validazione e la citazione di diverse fonti, la stesura del testo, l’accostamento di risorse multimediali e l’utilizzo di uno strumento di lavoro in condivisione sono alcune delle azioni condotte in autonomia dai ragazzi, ma sempre con una supervisione da parte mia. Competenza digitale, di comunicazione in lingua madre e in inglese, lavoro cooperativo… Tante le competenze che si sono “attivate” durante questa esperienza didattica.

“Poiché uso sempre strumenti web-based e/o piattaforme online e ambienti cloud, se non c’è la Rete sono in difficoltà.

Con gli studenti a volte il prof condivide le idee e i progetti, “con le famiglie raramente. Con i colleghi sempre. Con i ragazzi non è per me cosa buona e giusta condividere alcuni aspetti di progettazione didattica. Lo faccio solo quando mi è funzionale come stimolo creativo da parte loro. Li invito a contribuire e a proporre possibili attività specifiche. Le famiglie le coinvolgo ad inizio anno condividendo con loro una visione generale del mio modus operandi. Con i colleghi diretti ci provo. A volte riesco a coinvolgerne qualcuno (pochi in verità), altre volte no. Molto più spesso condivido con colleghi non della mia scuola. Ho avviato e amministro una community che si occupa proprio di didattica col digitale. Ci confrontiamo, raccontiamo le nostre esperienze, ci incoraggiamo e ci consigliamo vicendevolmente. E’ una bella realtà.

La scuola del futuro tuttavia, per il docente, deve “smetta di sentirsi “diversa” dal mondo. Una scuola che esca all’esterno e che lasci entrare il mondo al suo interno. Una scuola adeguata al terzo millennio e che sappia veicolare gli eterni valori umani con linguaggi e strumenti familiari ai giovani. Una scuola che si rimetta in gioco totalmente per assolvere al compito più difficile: traghettare ciò che la civiltà ha acquisito e conquistato in un futuro fatto comunque e prima di tutto di Umanità. Una scuola che non tema l’innovazione”.