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Il caso FIRENZE: sostegno o rete di sostegni? In “La Tecnica della Scuola” n. 23 del 20 luglio 2003

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I fatti

Il comune di Firenze fornisce da anni un servizio di supporto all’inserimento e all’integrazione dei soggetti diversamente abili nelle scuole del suo territorio. Fino al 1988 veniva erogato un contributo alle famiglie che con tali somme pagavano un operatore di fiducia per aiutare nello sviluppo dell’autonomia gli alunni interessati. Le modalità adottate dai singoli operatori si sono dimostrate ben presto disomogenee all’interno della stessa scuola e fra scuole. Per ovviare a tale inconveniente il comune ha operato due scelte: ha trasferito la competenza dalla Sicurezza Sociale all’Assessorato Pubblica Istruzione e ha sostituito i contributi in denaro con la nomina di operatori, chiamati a svolgere compiti predefiniti dalla scuola in sede di elaborazione del PDF (Profilo dinamico funzionale) e del PEI (Piano educativo personalizzato), alla cui stesura partecipano per legge tutti i servizi (scolastici, sanitari, assistenziali, riabilitativi) e la famiglia, così come sono rappresentati per legge nel gruppo h della scuola. Non si tratta più di “assistere” i singoli, ma di intervenire a sostegno del diritto allo studio per integrare il ruolo degli altri operatori scolastici su aspetti che il PEI (collegialmente definito e sottoscritto) indica come ipotesi di sviluppo o comunque come obiettivi importanti di un progetto di vita dell’alunno disabile.
Gli operatori a cui il comune fa riferimento sono scelti attraverso gara vinta da due cooperative e debbono possedere i requisiti fissati in un capitolato di appalto che definisce altresì le modalità di controllo e misurazione degli interventi che vengono svolti. Gli operatori sono coordinati da un referente che ha anche funzioni di controllo del servizio reso. L’assistente educativo, questo è il nome che prende l’operatore comunale, è una risorsa importante e utile a condizione che il PEI definisca per tutte le attività previste obiettivi, interventi, modalità operative. Se il suo ruolo è chiaramente definito e l’intervento è adeguatamente condiviso non si corre rischio di sovrapposizione  con l’insegnante di sostegno, o con gli altri docenti curricolari, altrimenti tutto può succedere. La contitolarità è, fra l’altro, un importante strumento di efficacia interdisciplinare, ma  può diventare sede di frizioni o di gelosie fra i diversi operatori. L’attenzione alla coerenza educativa dell’intero team di docenti agli occhi dell’alunno è fatto di straordinaria importanza. Da qui la necessità, ribadita annualmente con relativa circolare dell’Assessorato comunale, affinché in sede di stesura del PEI vengano individuate competenze e responsabilità dei singoli operatori.
In tale contesto il servizio, fino al 1988, quando consisteva in un contributo in denaro, veniva usufruito da circa 160 bambini che lo richiedevano. Oggi ha raggiunto quota 315 alunni diversamente abili su un totale di 630, segno di un  forte gradimento da parte delle famiglie. Vi sono impegnati 216 operatori. Anche il costo per l’ente locale ha raggiunto cifre consistenti: si è passati infatti da 2.300 milioni di lire nel 1999 a 2.310.000 euro (quasi 4 miliardi e mezzo di lire) nel 2003. Con tale investimento si fornisce un sostegno aggiuntivo a circa il 50% degli alunni disabili e si assiste un crescente numero di alunni stranieri (22 alunni su 118 stranieri inseriti nelle scuole fiorentine). Le ore erogate passano nello steso periodo di tempo da 2.300 a oltre  4.400 settimanali.

Qualche considerazione

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Il comune di Firenze, con l’iniziativa che abbiamo descritta, facendo uso della documentazione di cui disponiamo, si caratterizza per lo sforzo significativo e certamente controcorrente in un periodo economico di “bassa marea” con il quale tende ad integrare il sostegno istituzionale con altro sostegno più mirato e rivolto a intervenire in quegli ambiti in cui la professionalità docente o ATA tradizionalmente non può, o comunque non riesce ad intervenire. Per essere più chiari: l’assistenza all’autonomia dei soggetti è compito, definito anche contrattualmente, del personale ATA delle scuole, la funzione docente è compito dei docenti curricolari, la funzione di integrazione è compito degli insegnanti di sostegno; rimangono però spesso scoperte funzioni ed attività legate all’autonomia, alla comunicazione, alla operatività legata al complesso insieme del ritardo cognitivo-evolutivo, ai disturbi comportamentali e relazionali, ai disturbi psichici.  Ben vengano pertanto figure professionali che si affiancano a quelle esistenti per coprire tutti gli spazi di iniziativa possibile che portino ad un miglioramento delle prestazioni del disabile. Il vero problema è la programmazione. Fa bene il comune a richiedere tale programmazione in tempo utile per attivare le prestazioni assistenziali richieste e a sottolineare la partecipazione di tutti gli operatori per definire compiti e responsabilità di ognuno oltre che obiettivi  misurabili e quantificabili del servizio. Se una critica si può avanzare riguarda la presenza della famiglia, ritenuta indispensabile dalla legge quadro, in quanto risorsa informativa e formativa insostituibile e non figurante espressamente nelle circolari comunali, ma sicuramente presente all’atto della elaborazione del PDF e del PEI, per esplicita scelta del gruppo h dell’istituto.
Un problema che certamente si pone è quello generale della finalità dell’investimento  complessivo sull’integrazione, che non riguarda il comune fiorentino, ma più in generale le scelte di politica scolastica. Ben vengano le reti di sostegno all’integrazione, ma crediamo che sia anche giunto il momento che il consiglio di classe venga posto di fronte al diritto dovere di assumere pienamente nei fatti la responsabilità della crescita del diversamente abile, della integrazione di tutte le diversità e che il sostegno venga concepito anzitutto come rete di supporto al consiglio e alla scuola e in seconda istanza anche alle singole persone.
In Italia abbiamo inseriti nella scuola pubblica circa 140 mila alunni diversamente abili, affiancati da circa 70 mila insegnanti per il sostegno con un rapporto medio di 1 a 2. In molte realtà agli insegnanti per il sostegno si aggiungono su nomina degli enti locali o a seguito di convenzione con privati, altri operatori con compito di mediazione linguistica (esperti nella lingua dei segni) o operatori della riabilitazione (logoterapisti, fisioterapisti, ecc.) Se la media dell’intervento comunale fiorentino venisse trasferita a livello nazionale avremmo in aggiunta ai 70 mila insegnanti di sostegno provenienti dallo Stato altrettanti addetti di provenienza comunale. Un costo per la collettività oggettivamente insopportabile per un servizio che continua a porre l’accento sulla integrazione delle diversità come problema per specialisti addetti ai lavori e non come competenza dell’intero consiglio di classe che opera con l’aiuto di qualche specialista.

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