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Il diritto di andare a scuola è come quello di chi va in ospedale: tutti meritano di essere “curati”

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Fra le diverse e indicative proposte inserite nelle linee programmatiche dell’istruzione illustrate dal ministro Patrizio Bianchi, il diritto allo studio assume una rilevanza particolare nella misura in cui la dispersione scolastica fa registrare un tasso di abbandono di oltre il 14%, contro il 10% dell’Ue.

Il problema della dispersione scolastica s’inquadra nel più ampio disegno di garanzia del diritto allo studio che, secondo quando dichiarato dal ministro, “va inquadrato dentro una visione più generale di società”, prevedendo “interventi di sostegno economico per consentire il proseguimento degli studi dal nido al termine dell’università”.

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Certamente, in tale dichiarazione si evidenzia un passo avanti rispetto al decreto n. 63 del 2017 che si poneva come fine quello “di perseguire su tutto il territorio nazionale l’effettività del diritto allo studio delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti fino al completamento del percorso di istruzione secondaria di secondo grado” sempre “compatibilmente con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili”.

Affermare che l’idea del diritto allo studio vada inteso come un diritto fondamentale e sostanziale al pari del diritto alla salute è rilevante nella misura in cui va inteso e “reinterpretato”come diritto costituzionalmente tutelato che non si garantisce, così come afferma Laura Sarli “solo aprendo alla generalità indifferenziata dei cittadini le istituzioni formative di ogni ordine e grado, ma ponendo in essere le condizioni di esercizio per beneficiare sostanzialmente degli effetti promozionali dell’educazione”.

Il diritto allo studio, in quanto diritto individuale che va oltre la dimensione giuridica, investe la persona come elemento fondante e sostanziale della democrazia e in questa prospettiva supera l’idea standard di una scuola disegnata sull’immagine di una studentessa e studente ideale, per andare incontro alla persona reale con i suoi pregi e difetti per promuoverne “al massimo le qualità e le potenzialità”.

In questo senso, non si tratta di offrire a tutti un trattamento scolastico identico, nella falsa e presuntuosa idea che l’eventuale insuccesso negli studi sia dovuto allo “scarso talento personale”.

Garantire il diritto allo studio deve significare promuovere in tutti e in ciascuno uguale possibilità di successo nella logica di liberare ogni individuo da quei condizionamenti che lo rendono schiavo dell’ignoranza e della possibilità di diventare uomo e cittadino, capace di dare il proprio contributo al progresso materiale, sociale e culturale del nostro paese.

In questa prospettiva, trova spazio e giustificazione l’affermazione presente nelle linee programmatiche dell’istruzione intesa come “una reinterpretazione del diritto allo studio come diritto ad una scuola di qualità e un intervento sull’equità complessiva del sistema educativo”.

La scuola ha il dovere di preparare i giovani a vivere nell’attuale società complessa, attraverso azioni educative capaci di valorizzare ogni singolo individuo in una prospettiva inclusiva che superi ogni forma di emarginazione e disparità al fine di non “compromettere la coesione sociale e le stesse fondamenta del nostro ordinamento democratico”.

La democrazia non è, infatti, soltanto una forma di governo e non si realizza con l’estensione dell’istituto della capacità delegante a tutti i cittadini mediante l’estensione politica del suffragio universale. La democrazia è un fatto culturale che nasce dalla capacità di partecipazione alla vita della comunità ed esige la coscientizzazione della persona.

Di conseguenza è un rapporto tra persona, cultura e società che trova il suo più importante documento di storicizzazione nel processo educativo.

Il ministro Bianchi, nell’illustrare le linee programmatiche dell’istruzione pone anche l’accento su sul fenomeno della cosiddetta “dispersione implicita”, che interessa coloro che, pur conseguendo il titolo di studio, non possiedono le competenze attese all’esito del corrispondente ciclo formativo.

Ciò provoca delle difficoltà nei ragazzi “non soltanto nell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche nell’esercizio attivo e consapevole dei propri diritti di cittadinanza”.

La scuola, quindi, deve assumersi la responsabilità di promuovere nelle studentesse e negli studenti il concetto di una democrazia che cresce e si sviluppa nella misura in cui si qualifica di espressione la persona, non solo come momento di valorizzazione dei talenti personali, ma come sviluppo dei rapporti sociali in una prospettiva che più dalla diversità dei ruoli e dalle qualità possa emergere un’armonia d’intenti che si caratterizza nel lavoro comune e nell’assistenza reciproca.

Nel promuovere un reale diritto allo studio per tutti e per ciascuno, gli interventi, secondo le linee programmatiche, “saranno finalizzati al miglioramento degli esiti degli studenti e alla riduzione della povertà educativa, con particolare attenzione alle scuole che hanno registrato maggiori difficoltà in termini di rendimento scolastico” e ai bisogni reali e concreti delle studentesse e degli studenti.

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