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Il “gender gap” fa un passo indietro: perché le ragazze preferiscono gli indirizzi umanistici?

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Il superamento del Gender Gap è un traguardo ancora lontano da raggiungere in Italia.

Dopo dei passi avanti degli anni passati si è registrato nel 2019 una discesa da parte del nostro Paese dal 70° al 76° posto su 153 Paesi misurati (fonte del World Economic Forum).

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Un gap presente in diversi aspetti

Un gap presente su diversi aspetti della società: l’Italia è infatti al 44esima quanto a ruolo delle donne in politica, 30esima per la quota di donne in Parlamento, addirittura peggiora al 117esimo posto per opportunità e partecipazione economica (basti pensare che nel 2006 era 87esima) e 125esima per parità retributiva con gli uomini.

Un gap che secondo il report è molto forte inoltre nelle competenze ICT ed in particolar modo nelle nuove tecnologie come L’AI o nelle competenze computazionali.

Di questo argomento e come affrontarlo per eliminare il gap , se ne parlerà tra gli altri all’evento “Donne dell’Ict” organizzato da Anitec-Assinform a Milano . Parteciperanno 20 protagoniste del settore digitale che attraverso le loro testimonianze racconteranno, a partire dalla loro esperienza personale nello studio e nella carriera professionale, come sta cambiando il mondo del lavoro al femminile.

I dati del gap sono inaccettabili , ha riportato Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform in un intervista su CorCom.(Corriere delle Comunicazioni), “E’ tempo di agire e in fretta perché non possiamo continuare a rinunciare al contributo fondamentale che è in grado di offrire il talento femminile al nostro Paese.”

Una situazione ciclicamente fotografata da diverse analisi e ricerche che denotano scarsi passi avanti, è importante quindi ragionare sui motivi di queste condizioni e le origini del gap.

L’origine del gap

Un’origine che parte dai banchi di scuola. Il primo tassello delle ragioni di questo divario è nella scelta degli studi da parte delle donne, ancora sotto rappresentate nelle facoltà scientifiche , come quella di Ingegneria e statistica, contro una preponderante scelta verso le facoltà umanistiche che a parte l’indiscutibile bagaglio di competenze che offrono non favoriscono a meno di eccezioni l’ascesa nei posti di comando.

Una scelta, quella delle ragazze, di rimanere lontani dal perimetro STEM, dovuta in alcuni casi alla pressione e i condizionamenti della famiglia. Genitori all’antica che pensano ancora ci siano facoltà per uomini e facoltà per donne.

Stereotipi che purtroppo perdurano ancora oggi e che progetti come “Valore D” tentano invece di ribaltare

Valore D ha incontrato ad oggi oltre 17 mila ragazze delle seconde e terze medie nell’ambito del progetto “InspirinGirls” riscontrando nelle diverse interviste effettuate la presenza di questi stereotipi in famiglia nel 50% delle ragazze. Per questo è importante il ruolo di Valore D e di altre associazioni nel supportare le ragazze nella loro scelta degli studi facendole uscire fuori da questi preconcetti per consentire loro di esprimere al meglio il proprio potenziale.

Altro aspetto che impatta sul divario uomo-donna è un elemento culturale, perché in tanti casi il carico della gestione familiare è in mano ancora quasi per intero alle donne, che non possono quindi dedicarsi al lavoro in maniera intensa e continuativa come gli uomini. Per ovviare a questo fenomeno servono maggior consapevolezza di ragazzi, insegnanti e genitori e soprattutto politiche aziendali a sostegno del talento femminile e una più completa sinergia tra vita e lavoro.

Il ruolo della scuola

Un equilibrio che deve partire proprio dalle scuole, dove ancora persistono nella cultura di tante persone preconcetti che alle elementari c’è “la maestra”, mentre all’università c’è “il professore”. Un contesto quello scolastico dove i maestri sono in effetti ancora una minoranza e ancora poche le donne dirigenti. Un disequilibrio dl tutto simile al mondo delle aziende.

Un divario che deve essere eliminato quindi in tutti gli ambiti sia dal punto di vista culturale che nei fatti.

Nel contesto dell’industria 4.0 ci sarà sempre meno spazio ai lavori manuali e sempre più all’automatismo, all’intelligenza artificiale e al digitale. I soft skills saranno il pane quotidiano dei nuovi manager. Il ruolo e la qualità delle donne saranno sempre più importanti e centrali anche in ambito tecnico.