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Il tetto di spesa per i libri di testo è fermo da 10 anni

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Il tema è molto delicato e assolutamente impopolare, ecco la ragione per cui non viene affrontato né tantomeno regolato dai nostri politici.

La scuola è l’avamposto del progresso e un Paese che non investe sulla scuola brucia il suo futuro, la politica dovrebbe farsi carico di portare avanti le istanze primarie che possano garantire lo sviluppo economico e sociale dei nostri giovani.

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Desidero subito precisare che cercherò di spiegare lo stato delle cose senza che ciò debba necessariamente innescare commenti demagogicamente scontati e pertanto vi invito, se volete davvero sapere come stanno le cose, a spogliarvi da sovrastrutture sedimentate nel tempo grazie ad una informazione assolutamente incompleta sul tema e a valutare con lucidità.

La Scuola in Italia e suddivisa in primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado.

I libri di testo si basano sui programmi ministeriali e sono gli strumenti di lavoro utilizzati dalle docenti e dai docenti per fare in modo che le ragazze e i ragazzi acquisiscano le giuste conoscenze e competenze, che gli consentiranno di formarsi come cittadine e cittadini consapevoli e alfabetizzati.

Come tutti gli ambiti industriali, dietro ai libri di testo si muovono tante figure professionali che lavorarono come tanti altri italiani ogni giorno con passione e con sacrificio.

Bisogna una volta per tutte precisare che il tetto di spesa relativo ai libri di testo, al quale ciascun istituto si deve attenere, è fermo al 2012 ovvero dieci anni. Conoscete qualche altro settore industriale i cui prezzi sono fermi da dieci anni?

Ecco, per esempio, il dato aggiornato riportato dall’ISTAT – INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO PER LE FAMIGLIE DI OPERAI ED IMPIEGATI (Nazionale)

Variazione annuale da febbraio 2021 a febbraio 2022: +5,6%

Variazione biennale da febbraio 2020 a febbraio 2022: +6,1%

Detto questo, da luglio ad oggi il costo della carta per stampare i libri ha subito aumenti tra il 60% e il 70% e di conseguenza anche gli inchiostri si sono adeguati e ovviamente le Tipografie hanno dovuto rivedere i propri listini adeguandoli ai rincari derivati dagli aumenti dei costi energetici, per non parlare del carburante.

Tutti i settori sono stati in qualche modo sostenuti con provvedimenti governativi, il nostro assolutamente no!!! Eppure, qualcosa si potrebbe fare. Perché non riconoscere il credito d’imposta per l’acquisto carta, visti gli aumenti a dismisura?

Perché non riconoscere la detraibilità per l’acquisto dei testi scolastici alle famiglie? Sono solo le prime due cose che mi vengono in mente, ma altre ce ne sarebbero. Nei prossimi giorni verranno scelti i libri di testo e chi deciderà non sarà il Docente, come costituzionalmente garantito, ma la calcolatrice della segreteria. La scelta di un libro di testo è un atto giuridicamente garantito che deve essere esercitato liberamente dalle Insegnanti e dagli Insegnanti.


Michele Badagliacca