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L’attrazione per i licei può costare cara

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Si registrano ancora rimpianti per la disaffezione di alcune migliaia di giovani 14enni che ogni anno decidano di iscriversi ad un liceo, abbandonando l’idea di farlo in un istituto tecnico o professionale. A sostenerlo è l’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, secondo cui l’incremento di preferenze per il liceo, registrato nell’ultimo quinquennio, con oltre 10.000 studenti l’anno “sottratti” ad istituti tecnici e professionali, non avrebbe motivo di giustificazione se si guardasse ai recenti dati occupazionali legati alla spendibilità lavorativa del diploma di maturità. Nel presentare uno studio nazionale, aggiornato al 2010, che anticipa un progetto di ricerca sui rendimenti dell’istruzione nel mercato del lavoro, l’`Istituto sostiene che “gli istituti tecnici e quelli professionali garantiscono, nella fascia di età compresa tra 20 e 29 anni, una maggiore occupabilità”. L’Isfol ha messo a confronto gli ultimi dati Istat sul tasso di occupazione nazionale: i diplomati negli istituti tecnici sfiorano quota 70 e nei professionali si attestano quasi a 65. Mentre i maturati presso i licei classici e scientifici si collocano tra 55 e 60. E quelli che hanno conseguito il titolo negli artistici superano appena 50. Eppure, tra il 2004 ed il 2009 gli istituti tecnici hanno perso l’1,4 per cento ed i professionali l’1,1 per cento di studenti complessivi: si tratta di giovanissimi, in larghissima parte 14enni, quasi sempre confluiti nei vari corsi liceali italiani, i quali, infatti, nello stesso periodo hanno fatto registrare il passaggio dal 29,1 per cento al 31,4. Secondo l’Isfol quello che oggi viene letto come un “minore tasso di occupazione”, sul lungo periodo “prefigura un incremento della quota di studenti che, dopo il conseguimento del diploma, proseguono gli studi verso l’istruzione terziaria”. Il vero problema è che spesso, rivela sempre l’istituto di formazione dei lavoratori, anche a livello accademico le scelte non premiano “le discipline di tipo scientifico, per le quali in Italia si manifesta ancora una forte carenza”. Il nodo non è certo di poco conto, perché i laureati in materie scientifiche “ottengono buoni risultati sul piano dell’occupabilità. Le lauree umanistiche ottengono per contro i risultati peggiori”.

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