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La bellezza della scuola… nonostante il Covid [INTERVISTA]

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Nella provincia di Monza Brianza il Covid ha colpito duro. Eppure, nonostante i momenti di sconforto e la dolorosa esperienza della malattia, per Maria Lucia Lecchi, preside appena andata in pensione, la passione per la scuola non è mai venuta meno. “L’emergenza Covid non ha cancellato la bellezza dell’avventura educativa” ci racconta in questa intervista, dopo un anno durissimo, ma anche con sorprendenti aspetti positivi, che testimoniano come la scuola sia un mondo sempre molto generoso.

Davanti a una sfida imprevista e sconvolgente, tutti sono riusciti a mobilitare nuove energie, a “inventarsi” proposte ed esperienze, a crescere come comunità.

Quando è stata nominata Dirigente scolastico e che scuola ha diretto?

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Sono stata nominata Dirigente scolastico nel 2014 e mi è stato assegnato l’Istituto comprensivo “M. Montessori” di Sulbiate e Ronco Briantino, due piccoli paesi della provincia di Monza e Brianza. Sono rimasta in questa scuola solo sei anni, che sono però stati ricchi di esperienze intense dal punto di vista professionale e umano. Ci sono stati momenti di fatica, di gioia, a volte di sconforto, ma sempre vissuti insieme ad una compagnia di persone che mi hanno sostenuto e accompagnato. Il mio Istituto, che all’inizio aveva 730 alunni, è cresciuto fino ad arrivare a 860 studenti. Molte famiglie hanno apprezzato l’ambiente sereno e l’attenzione al percorso educativo di ciascun ragazzo.

Come ha vissuto quest’ultimo anno di Dirigenza segnato dal Covid?

L’ultimo anno di Dirigenza, che si è appena concluso, è stato inaspettato, in alcuni momenti doloroso, ma anche di stimolo per me, i miei collaboratori e tutti i docenti. Ci ha interrogato sul contributo che ciascuno di noi avrebbe potuto dare ai ragazzi e alle famiglie, costretti a rimanere confinati nelle proprie case. L’emergenza Covid ha stravolto tutti i nostri progetti e tante nostre certezze e abitudini, e ci ha obbligati a guardare alla realtà in un modo nuovo. La chiusura della scuola e poi il lockdown ci hanno posto di fronte ad una sfida: lasciarsi trascinare dallo sconforto, dalla fatica, dall’incertezza o rispondere alla domanda di aiuto e di senso che ci veniva rivolta dai nostri ragazzi e dalle famiglie. Abbiamo dovuto inventare nuove modalità di insegnamento, ci siamo confrontati sul senso e sulla bellezza del nostro lavoro anche durante una situazione drammatica e sono nate proposte ed esperienze di grande valore educativo.

Quali aspetti positivi ha trovato, pur in una situazione di malattia e di incertezza?

Mio marito, all’inizio di marzo, era stato ricoverato in rianimazione per Covid e anch’io, poco dopo, venivo ricoverata all’ospedale San Gerardo di Monza. In quel momento tutto sembrava senza speranza e invece ho sperimentato che, nonostante la fatica e la malattia, c’è sempre una possibilità di bene. I genitori della mia scuola si sono mobilitati e hanno organizzato una raccolta fondi per l’acquisto di un respiratore per l’ospedale che mi ospitava! Ho sentito che la nostra scuola era viva, nonostante fosse impossibile il contatto diretto con gli alunni e le famiglie. Molti miei docenti non hanno avuto dubbi e subito si sono messi a ricercare come riprendere la relazione con le classi. I più esperti hanno attivato subito la Didattica a distanza, altri hanno iniziato, gradualmente, a imparare nuove tecnologie e nuove strategie per riprendere il lavoro scolastico. Tutti hanno cercato di riprendere i contatti e la relazione con i ragazzi, magari anche solo telefonici. Non è stato facile e non sono mancati momenti di criticità: ho cercato però di essere serena e fiduciosa, certa che anche da questa esperienza di fatica tutti saremmo cresciuti in umanità. E così è stato! È stato bello ricevere messaggi di docenti e genitori che raccontavano la propria fatica, ma anche la gioia di aver scoperto ragazzi diversi, desiderosi di riprendere la vita a scuola. Poi è arrivata l’ultima estate di lavoro, dedicata a preparare la scuola per riprendere le lezioni in presenza: su questo non abbiamo mai avuto incertezze. Avremmo accolto i nostri studenti in presenza e su questo aspetto abbiamo cercato di rassicurare subito le famiglie, anche se avevamo ancora tanti problemi da risolvere. La scuola è fatta di relazioni, di esperienze concrete, di incontri: doveva essere fatto tutto il possibile per accogliere i nostri ragazzi. Certo, non tutti i problemi sono stati risolti, ma le aule, alla fine dell’estate, erano pronte: distanza di sicurezza, vie di fuga, mascherine, qualche banco nuovo.

Quali sentimenti prova ora che è arrivato per lei il momento di andare in pensione?

Lascio il mondo della scuola con grande nostalgia, perché è stato ed è un luogo speciale in cui si realizza la grande sfida dell’educazione. L’emergenza Covid non ha cancellato la bellezza dell’avventura educativa, che si realizza ogni giorno nella scuola e che è affidata alla libertà di persone adulte che sanno comunicare che la vita va vissuta, che è un compito, e che la scuola è un luogo privilegiato in cui tutto questo può accadere. Le regole anti Covid non possono annullare questa evidenza, questo desiderio di significato che i ragazzi manifestano. Ora il compito di proseguire questo lavoro toccherà alla nuova Dirigente, alla quale va il mio affettuoso augurio.

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