Home I lettori ci scrivono La formazione sulla disabilità è fondamentale anche per tutti i docenti curricolari

La formazione sulla disabilità è fondamentale anche per tutti i docenti curricolari

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“La formazione sulla disabilità è importante, per tutti i docenti curricolari e non solo per chi ha classi con alunni H, ma credo che la migliore formazione sia quella fatta sul campo, nell’ambito di attività pratiche e progetti educativi coinvolgenti, in cui i docenti possano essere affiancati da colleghi esperti nel campo della disabilità, per capitalizzare il bagaglio di conoscenze ed esperienze acquisite”.
A parlare così è Patrizia Costanzo, dirigente scolastica a riposo, di Lamezia Terme, e promotrice di numerose iniziative a favore dell’inclusione, la quale interviene nel dibattito sulla integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap.
Il pianeta “disabilità” ci sembra talvolta lontano e poco esplorato, popolato da problematiche silenziose. Problemi sofferti, però, sia per le famiglie coinvolte che per gli operatori scolastici chiamati ad affrontarli.

Negli ultimi tempi, a livello istituzionale e normativo si sta cecando di avvicinare il mondo della disabilità, con interventi mirati a favorire l’integrazione sociale dei ragazzi disabili, come prevede anche il loro Progetto individuale.

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Da menzionare, a tal proposito, è il progetto POR con cui la regione Calabria, d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale, ha messo a disposizione delle scuole risorse fino a 25 milioni di euro per promuovere l’inclusione scolastica. Gli istituti potranno spendere questi fondi comunitari soprattutto a favore dei ragazzi con bisogni educativi speciali. I servizi, offerti a ragazzi, genitori e docenti, sono percorsi di formazione per docenti e attività di sostegno didattico, di ascolto e supporto psicologico finalizzati a contrastare la dispersione scolastica.

Il decreto ministeriale 188 del 21 giugno 2021 prevede, per l’anno scolastico 2021/2022, una formazione obbligatoria di 25 ore per il personale docente impegnato nelle classi con alunni disabili.

“Gli interventi – si legge nel decreto– si articolano in unità formative, con un impegno complessivo pari a 25 ore, che potrà essere sviluppata in: formazione in presenza e/o a distanza, sperimentazione didattica documentata e ricerca/azione, lavoro in rete,  approfondimento personale e collegiale, documentazione e forme di restituzione/rendicontazione,  progettazione. Per ciascuna unità formativa sarà necessario garantire un minimo di 17 ore di formazione in presenza e/o a distanza (punto a) e 8 ore di approfondimento. La partecipazione alle attività formative assume carattere di obbligatorietà e non prevede esonero dal servizio. Lo svolgimento delle attività formative è attestato dal Dirigente scolastico della scuola sede di servizio”.

Da più parti, però, si levano richieste di chiarimenti su come vadano svolte queste 25 ore. 

Secondo Antonino Tindiglia, coordinatore della Gilda per la regione Calabria, “è necessaria una modifica del decreto o una integrazione contrattuale nel CCNL, perché queste 25 ore in più, che si aggiungono agli obblighi di servizio dei docenti, dovrebbero essere retribuite, oppure dovrebbero rientrare nelle 40 ore più quaranta previste contrattualmente per le attività funzionali. Oppure, come terza ipotesi, questa formazione dovrebbe avvenire in servizio, perché non è giusto che i docenti le svolgano in aggiunta alle altre attività obbligatorie e senza retribuzione”.

Sicuramente- osserva il dirigente scolastico Ferdinando Rotolo– il decreto viene incontro all’esigenza sentita di garantire una certa formazione anche ai docenti curricolari che abbiano in classe un allievo disabile. Permangono, però, alcune ambiguità che potrebbero rendere piuttosto complicato il percorso di formazione. Preso atto che per queste ore formative non è prevista alcun esonero dal servizio, non è affatto chiaro in quale istituto contrattuale dei docenti tali ore debbano essere ricondotte e andrebbe pure chiarito se tale obbligo valga anche per i docenti non di ruolo. Se gli insegnanti dovranno fare queste ore obbligatorie nel quadro del monte ore totale delle 40 ore di cui all’art.29 c.3 a) del CCNL vigente, esiste il rischio concreto che molti docenti esauriscano il monte ore ben prima che termini l’anno scolastico, con imprevedibili ricadute sull’organizzazione delle sedute collegiali”.

Intanto, sul fronte dell’inclusione restano molte criticità irrisolte. Secondo Guido Leone, ex dirigente tecnico dell’Usr Calabria, “il tema della disabilità continua ad essere uno dei più difficili da affrontare nel nostro sistema scolastico. Anche se  esiste una normativa che esige la piena inclusione scolastica , sono evidenti e persistenti da tempo varie criticità di non poco conto, dalla insufficiente assistenza in classe  alla presenza di barriere architettoniche, alla carente formazione degli insegnanti di sostegno, agli inadeguati e talvolta assenti servizi  di supporto, come  le varie indagini nazionali evidenziano impietosamente”. 

“Per realizzare davvero l’inclusione– afferma Patrizia Costanzo-bisogna superare la burocrazia e creare una rete di collaborazione efficace tra scuola, famiglia, territorio e istituzioni. Una formazione solo teorica rischia di essere un palliativo se non si crea la giusta sinergia tra tutti gli attori coinvolti. Ad esempio, a mio parere l’Asl dovrebbe riconfigurare meglio le proprie figure di supporto e garantire alle scuole una maggiore collaborazione. Ricordo che nel mio ultimo anno di servizio non ho mai potuto interloquire con gli assistenti sociali, nonostante i molti solleciti da me inoltrati. Ed è importante rafforzare i rapporti tra scuola e territorio, ad esempio coinvolgendo nelle riunioni dei gruppi di lavoro esperti di settore e rappresentanti di enti o associazioni, che possano creare con la scuola le condizioni per una integrazione del disabile anche dopo l’esperienza scolastica. Personalmente- dice Costanzo- per sopperire a questa carenza, avevo provveduto a coinvolgere nei progetti scolastici anche ragazzi fragili che avevano già concluso il percorso, perché nelle periferie, purtroppo, al di fuori della scuola vi sono poche strutture sociali disponibili ad accogliere i disabili e, in certi casi, l’accoglienza è molto costosa e non tutte le famiglie possono permettersela”.

Antonella Mongiardo