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La scuola che vogliamo, seminario a Catania

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I lavori della prima giornata saranno dedicati alla riflessione sulla trasformazione dell’organizzazione scolastica, sulla contrattazione e sui diritti dei lavoratori della scuola dopo la “riforma” Gelmini e il decreto Brunetta.
Interverranno F. Alliata (Cobas Scuola – Palermo), L. Fasciana (Flc – Cgil Sicilia), Luigi Del Prete (Usb) e G. Maina (legale dello Studio Scuderi-Motta). Nella seconda giornata si discuterà di didattica e statuti delle discipline e saranno attivati i seguenti gruppi di lavoro guidati da un docente universitario e da un docente della scuola superiore: Italiano (Katia Perna, L.S.S. “E. Boggio Lera” CT, e Felice Rappazzo, Facoltà di Lettere e Filosofia – Università CT); Storia: Salvatore Distefano. L.C. “Cutelli” CT, e Marilena Modica, Facoltà di Lettere e Filosofia- Università CT); Fisica: Rossella Caruso, Facoltà di SS.MM.FF.NN. – Università CT, e Giuseppe Privitera, L.C. “N. Spedalieri” CT); Lingue straniere: Donata Cucchiara, L.S.S. “E. Boggio Lera” CT, e Francesca Vigo, Facoltà di Lingue e letterature straniere – Università CT); Scienze: Lucrezia La Paglia, I.M. “F. De Sanctis”, Paternò, e Bianca Maria Lombardo, Facoltà di Scienze MM.FF.NN. – Università CT). 

“Quando abbiamo rifiutato la controriforma Gelmini-Tremonti – spiegano gli organizzatori del seminario – lo abbiamo fatto con la piena consapevolezza dei tanti e radicali cambiamenti e delle risorse di cui la scuola ha bisogno per migliorare la qualità del lavoro. Ci siamo battuti contro tagli e licenziamenti perché è del tutto evidente che in locali spesso inadeguati, in classi sempre più affollate, con un orario delle lezioni drasticamente ridotto, la situazione avrebbe solo potuto peggiorare.
Non ci troviamo, però, esclusivamente di fronte ad una pessima manovra finanziaria; purtroppo, è in atto il tentativo di rimettere in discussione il senso stesso della “scuola della Repubblica”, a partire dal capovolgimento della realtà, come quando viene affermato, dall’intero governo in carica, che la scuola privata è libera, mentre quella statale “inculca”. Orwell non avrebbe potuto fare di meglio.
Non siamo riusciti a bloccare la Gelmini – concludono – ma pensiamo che le nostre mobilitazioni e il nostro impegno non siano stati inutili: c’è una nuova attenzione verso scuola e università, non dobbiamo lasciarla cadere. All’interno delle scuole analizzando i cambiamenti in atto e rilanciando la riflessione sulla funzione docente (e, più in generale, sul ruolo di tutto il personale), all’esterno continuando a far vivere il “problema scuola” come un tema che riguarda il futuro dell’intera società. Riteniamo necessario che la riflessione su questi temi vada organizzata e approfondita; per questo motivo abbiamo promosso il suddetto momento seminariale.”

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