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La scuola in uno schermo, cosa pensano gli alunni della didattica on line? [INTERVISTE]

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Nell’ambito dell’iniziativa “La Tecnica per la Scuola” proponiamo ai lettori un articolo che,  attraverso le parole degli alunni, intende dare il giusto merito all’azione didattica condotta a distanza negli ultimi due mesi dai nostri insegnanti.

La sperimentazione della didattica a distanza (DaD), che bambini e ragazzi stanno facendo in questi giorni di emergenza sanitaria rappresenta un’esperienza atipica  quanto complessa per soggetti in formazione. L’interazione in presenza con i docenti e con i compagni è stata repentinamente soppiantata, per forza di cose,  da una didattica tecnologicamente mediata, approntata in tutta fretta e vissuta in un setting completamente diverso da quello cui gli alunni erano abituati.

Tutti, studenti e insegnanti di ogni ordine e grado di scuola, sono stati catapultati senza essere preparati a farlo, in uno scenario completamente nuovo, caratterizzato da  nuovi strumenti, nuove regole, nuovi tempi e nuove procedure.  E per gli alunni, soprattutto quelli più piccoli, l’adattamento non è stato facile, nonostante la loro maggiore confidenza, rispetto agli adulti, con l’universo tecnologico che le nuove frontiere mettono loro a disposizione sul piano ludico.

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Le domande

Come bambini e ragazzi  hanno reagito alla DAD? È difficile dirlo. E forse è ancora presto per tirare le somme, ma ascoltare le loro risposte, soprattutto se sollecitati a riflettere sugli aspetti emotivi del passaggio dai tradizionali banchi alla “scuola in uno schermo”, offre sicuramente delle interessanti opportunità di analisi.

L’attenzione per l’aspetto emotivo ai fini dello sviluppo adeguato della personalità dei bambini si è andata negli ultimi anni notevolmente affermando anche in ambito didattico. Ma non è sempre stato così. Troppo a lungo infatti le componenti emotive del processo di sviluppo dell’alunno sono state del tutto trascurate a favore di quelle cognitive, dimenticando che esse sono in realtà strettamente collegate.

Il benessere psicofisico sin dall’infanzia è oggi assunto sempre più largamente come obiettivo prioritario nella progettazione degli interventi educativi. Questo perché stare bene a scuola, avere un’immagine positiva di sé, come anche rapporti gratificanti con i compagni e con i docenti contribuisce a formare individui psichicamente equilibrati.  È allora importante chiederci oggi: “Come stanno  i nostri alunni nelle classi virtuali?”

Cosa è successo, ad esempio, in questo nuovo scenario, al sostegno affettivo che la figura di riferimento nell’aula, l’insegnante, rappresentava per il bambino nella promozione dell’autonomia e dell’autostima?

Cosa questa nuova esperienza sta comportando per gli alunni sul piano personale? E cosa è successo su quello delle relazioni tra pari? È indubbio che le componenti sociali condizionino fortemente lo sviluppo della personalità e che l’esperienza scolastica sia un settore fondamentale nel percorso di crescita dell’individuo. E il nuovo setting ha comportato modifiche sostanziali, non solo di forma.

Le interviste

Riflettere sulle proprie esperienze rappresenta uno degli aspetti fondamentali per la  formazione dell’identità ed è giusto dunque sollecitare gli alunni a farlo. Così abbiamo voluto sentire proprio il loro parere sulla nuova modalità di fare scuola che stanno sperimentando in questi giorni per l’emergenza Coronavirus.

Sono stati intervistati in ordine di età:

Deva, classe II scuola primaria, IC Cabrini, Milano

Gaia, classe II scuola primaria, IC 4 Pergolesi, Pozzuoli (NA)

Lorenza, classe IV scuola primaria, IC 4 Pergolesi, Pozzuoli (NA)

Alessandro, classe V scuola primaria,  IC Cabrini, Milano

Emilia, classe I scuola secondaria di primo grado, Don Salvatore Vitale di Giugliano (NA)

Matilda, classe II scuola secondaria di primo grado,  IC Marconi Antonelli, Torino 

Domande e risposte

  1. In classe i tuoi compagni ti erano vicini. Ora no, sono distanti, questo ti dispiace?

Sì, molto, perché così non puoi giocare, non puoi parlare (DEVA, II primaria)
Sì, tanto perché prima potevamo giocare e fare altre tantissime cose (GAIA, II primaria)

Sì, mi dispiace un po’perché avevo dei compagni con cui mi divertivo tanto, mi piaceva giocare insieme a loro, ora sono vicini ma lontani (ALESSANDRO, V primaria)
Sì, mi dispiace perché mi mancano (LORENZA, IV primaria)
Un po’ sì, perché era bello vederli, stare vicini, abbracciarli, chiacchierare (EMILIA, I SEC. I GRADO)
Sì, mi dispiace molto anche perché eravamo una delle classi più unite di tutta la scuola. Mi manca lo stare insieme, in classe ci divertivamo (MATILDA, II SEC. I GRADO)

  1. Ci sono, secondo te, anche dei vantaggi nel fatto che i tuoi compagni siano un po’ distanti?

Qualcuno sì, qualche compagno  è meglio tenerlo a distanza. Uno si chiama Dario ed è un “combina guai”, si distrae, chiacchiera e resta indietro e poi lo dobbiamo aspettare per andare in mensa! (DEVA, II primaria)
Sì, il vantaggio è che a distanza non possiamo litigare (GAIA, II primaria)
No, per me non ci sono vantaggi (LORENZA, IV primaria)
Sì, qualche compagno non mi piaceva tanto averlo nelle vicinanze, perché magari mi dava fastidio, uno era proprio fastidioso come una mosca (ALESSANDRO, V primaria)
Sì, perché nelle lezioni a distanza parlo solo con i compagni a cui voglio più bene e posso tenere lontani quelli che in classe mi davano fastidio (EMILIA, I SEC. I GRADO)
Beh sì, c’è qualche vantaggio perché con qualcuno non ho proprio legato e alcuni compagni non me li sento proprio vicini. Così non mi dispiace che siano lontani (MATILDA, II SEC. I GRADO).

  1. Ora parliamo dei tuoi insegnanti. Anche loro sono distanti. Ti dispiace?

No, per me è uguale avere le maestre a distanza, mi possono fare lezione lo stesso, tanto le vedo sullo schermo (DEVA, II primaria)
Sì, tanto, perché prima potevamo fare tantissime cose (GAIA , II primaria)
Sì, mi dispiace perché voglio bene alle mie maestre e poi le vorrei abbracciare, però ora non posso (LORENZA, IV primaria)
Non tanto, per me è uguale, vedo le mie maestre nello schermo, anche se mi piacerebbe anche poterle vedere da vicino, perché quando sono dal vivo sono più attento mentre a distanza mi distraggo (ALESSANDRO, V primaria)
Sì, perché era più bello vederli dal vivo, sentirli accanto, poter chiedere un parere, stavamo con loro 6 ore al giorno, ora li vediamo solo per poco tempo (EMILIA, I SEC. I GRADO).

Li preferivo vicini. I miei sono tutti professori molto competenti, molto disponibili, ti aiutano… sono proprio dei bravi professori. Da vicino mi danno di sicuro più conforto. (MATILDA, II SEC. I GRADO)

  1. Ci sono, secondo te, anche dei vantaggi nel fatto che tuoi insegnanti siano un po’ distanti?

No, per me è uguale (DEVA II primaria)
Sì, a distanza non ci possono sgridare (GAIA II primaria)
No, non mi viene in mente niente (LORENZA, IV primaria)
Sì, quando ti alzi non se ne accorgono (ALESSANDRO, V primaria)

Per me no. Non è come per i compagni  (EMILIA, I SEC. I GRADO)

Alcune volte sì, ad esempio, a distanza, nelle verifiche un po’di ansia ti scorre via. Io non imbroglio, non è per questo, è che a casa mi sento più tranquilla (MATILDA, II SEC. I GRADO)

        5. Quando eri in classe non c’erano  mamma, papà o i tuoi fratelli e le tue sorelle vicino a te, come adesso. Ti sentivi più libero in classe o, al contrario,  ti piace che i tuoi familiari ascoltino le tue lezioni?

Non mi dà fastidio che mi ascoltino (DEVA, II primaria)
Mi piace che mi sentano, perché così possono farci domande su cosa abbiamo fatto (GAIA, II primaria)
Mi piace che i miei genitori ascoltano le mie videolezioni perché così sanno cosa faccio (LORENZA, IV primaria)

Mi piace il fatto che ascoltino tutti perché se sto a scuola, quando torno, i miei genitori mi chiedono cosa ho fatto e un po’mi secca… Così non lo devo raccontare (ALESSANDRO, V primaria)
Mi piace che i miei familiari mi ascoltino, non mi dà fastidio, mi sento più libera a casa, sono i miei familiari (EMILIA, I SEC. I GRADO)

In verità, nessuno viene ad ascoltare le mie videolezioni. Comunque se lo facessero un po’ di fastidio me lo darebbe, forse perché sono i miei genitori e non vorrei mai rischiare di deluderli per qualcosa che magari non so bene come vorrei saperla e come loro si immaginano che io la sappia (MATILDA, II SEC. I GRADO)

     6. Ti piace di più fare lezione ora che la scuola è “in uno schermo” o preferisci essere in classe? E perché?

In classe, così puoi vedere gli amici (DEVA, II primaria)

In classe, perché possiamo abbracciarci (GAIA, II primaria)
No! Preferisco essere in classe perché in classe posso vedere le maestre e miei compagni da vicino, posso parlare con loro, posso fare tante più cose (LORENZA, IV primaria)
Entrambe, un po’ a distanza perché ha i suoi vantaggi e a scuola perché sto con gli amici (ALESSANDRO, V primaria)

In classe, oltre perché non tutti hanno dei buoni dispositivi o una buona connessione, per il fatto che le relazioni sono più sciolte (EMILIA, I SEC. I GRADO)

Preferisco essere in classe, mille volte di più. Per il fatto che non ci sono i genitori (quelli degli altri, che a volte si intromettono nelle questioni tra noi ragazzi) e per il fatto che siamo tutti amici (MATILDA, II SEC. I GRADO)

  1. Mi dici la cosa migliore della SCUOLA A DISTANZA e la cosa migliore della SCUOLA IN PRESENZA?

Nelle videochiamate, la cosa migliore è che stiamo in silenzio, in classe facciamo chiasso; la cosa migliore della scuola in classe per me è l’intervallo (DEVA, II primaria)
Nella scuola a distanza per me la cosa migliore è che posso stare a casa però anche vedere gli amici; la cosa migliore nella scuola in classe è che possiamo fare i lavoretti e giocare (GAIA, II primaria)
La cosa migliore della scuola virtuale è che, anche se non siamo vicini, possiamo vederci, possiamo comunque parlare; la cosa migliore della scuola in classe è che possiamo vederci da vicino (LORENZA, IV primaria)
La cosa migliore della scuola a distanza è che puoi fare anche delle conversazioni con i tuoi genitori senza che le maestre ti sentano, cioè che puoi disattivarti il microfono; la cosa migliore della scuola da vicino è che almeno puoi giocare con i tuoi compagni durante l’intervallo (ALESSANDRO, V primaria)
La cosa migliore della scuola a distanza è sicuramente stare a casa, è stupendo che hai tutto vicino a te, le tue cose; la cosa migliore della scuola in classe è che puoi interagire in modo più sciolto con i compagni e con i professori (EMILIA, I SEC. I GRADO)
Bella domanda! Credo che il meglio della scuola a distanza sia che non è una scuola “piena” come quella normale, ci sono meno ore. La cosa migliore della scuola in presenza è che le lezioni vengono molto meglio, a distanza è molto più difficile seguire (MATILDA, II SEC. I GRADO) 

  1. Mi dici la cosa che più ti manca della SCUOLA IN CLASSE?

Gli amici (DEVA, II primaria)
I compagni e le maestre (GAIA, II primaria)
Che in classe stavamo da soli (senza genitori) e che poi andavamo in bagno tutti insieme (LORENZA, IV primaria)
I miei compagni (ALESSANDRO, V primaria)
Le persone (EMILIA, I SEC. I GRADO)
I compagni (MATILDA, II SEC. I GRADO)

  1. Qualcuno ha detto che la tecnologia è come la pizza, una “cosa buona”. Tu sei d’accordo?

Sì, perché così almeno puoi fare le videolezioni, puoi scrivere ai tuoi parenti e agli amici (DEVA, II primaria)

Sì, perché possiamo studiare virtualmente (GAIA, II primaria)

Sì, perché senza tecnologia non potevamo vederci, invece ora con la tecnologia possiamo (LORENZA, IV primaria)

Certo. Perché ti dà molti vantaggi, per esempio, con le videochiamate puoi almeno vedere un minimo i tuoi compagni (ALESSANDRO, V primaria)

Sì, perché se questo virus fosse venuto qualche tempo fa, senza tecnologie, sarebbe stato tutto più brutto. Le tecnologie ci servono in questo momento per interagire con i compagni e con i professori, senza non avremmo potuto fare lezione e sarebbe stato peggio: non intendo solo per le lezioni perse ma perché non avremmo potuto più incontrare i nostri compagni e i nostri professori. (EMILIA, I SEC. I GRADO)
NO, secondo me, decisamente no. A me piace più vedere le persone in faccia, come sono, senza aver bisogno di un dispositivo. Parlare davanti a uno schermo mi sembra strano, onestamente, io preferisco vedermi da vicino con le persone, così  ci si può anche toccare, “battere il cinque” o cose così (MATILDA, II SEC. I GRADO)

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