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Laureati senza lavoro, il 40% a spasso a tre anni dal titolo: in Europa il 16%

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Studiare è il modo migliore per affermarsi nella vita. Ma non sul breve periodo, almeno in Italia, dove anche i laureati hanno forti difficoltà a trovare un impiego nei primi 36 mesi dopo il conseguimento del titolo di studio. Lo dicono i dati Eurostat relativi al 2018.

In Italia, solo sei laureati su 10, per l’esattezza il 59,8%, scrive l’agenzia Ansa commentando i numeri, risultano occupati a tre anni dal titolo, una percentuale in crescita di dieci punti rispetto al 2014 ma ancora lontanissima da quella media europea che ha raggiunto l’83,5%.

Dunque, più del 40% dei giovani che si laureano non trova (o non cerca nemmeno) lavoro nei tre anni che seguono la laurea.

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Difficoltà che pesano nelle scelte post-maturità

Quello che dovrebbe far riflettere è che l’Italia risulta il Paese con le maggiori difficoltà ad impiegare lavorativamente i suoi “dottori”: peggio del nostro Paese fa solo la Grecia. E questo la dice lunga sulla gravità della situazione.

Un dato di fatto, quello della spendibilità non agevole del titolo di studio accademico, che ha evidentemente un certo peso anche nella scelta degli studenti nel rinunciare agli studi post-maturità, con le iscrizioni agli atenei degli ultimi anni in calo sensibile.

L’alto gap regionale

La nostra Penisola si caratterizza anche per le maggiori differenze tra le regioni che fanno sì che siano italiane le due aree con i risultati peggiori, la Calabria e la Sicilia.

Risulta molto alto il gap tra alcune regioni: in Veneto, ad esempio, vi è una percentuale di occupati a tre anni dal raggiungimento del titolo del 75%, che corrisponde quasi a 46 punti in più della Calabria.

Quella con la percentuale più bassa di laureati al lavoro a tre anni dal titolo in Europa è proprio la Calabria, con appena il 29,1% di laureati con lavoro a tre anni dalla laurea, mentre la Sicilia fa poco meglio con il 30,1%, seguita dalla regione greca della Sterea Ellada (33,7%).

Tra le regioni con la percentuale maggiore di laureati occupati entro tre anni dal titolo risulta la Bassa Baviera con il 97%, mentre localmente si arriva addirittura al 97,7% nella regione di Luneburgo, nella Bassa Sassonia.

A livello nazionale, il Paese nel quale è più facile trovare lavoro è la Germania con il 93,7% medio di occupati a tre anni dal titolo.

Con solo il diploma di maturità è ancora più difficile

Se poi si guarda alla spendibilità lavorativa del diploma di scuola superiore, il quadro peggiora ancora. E di molto.

Sempre entro tre anni dalla fine degli studi delle superiori, risulta infatti occupato in Italia solo il 48,9% dei ragazzi: da una parte si registra, anche in questo caso, un sensibile miglioramento – di ben 12 punti – rispetto al 2014, ma se si guarda alla media europea (del 76,5%) il divario è di quasi trenta punti percentuali.

Anche in questo caso, il confronto è desolante: in Germania, sempre in media, entro tre anni riesce a trovare un impiego addirittura il 90,3% dei ragazzi diplomati.

Il Sud d’Italia, poi, preoccupa tantissimo: in Sicilia risulta occupata appena una persona su cinque (il 22,2%, con un calo dal 25,8% del 2017), mentre in Calabria si sale di poco (28,6%).

E con le donne la “forbice” si allarga

Per le ragazze poi al Sud è una vera e propria debacle con appena il 16,8% delle giovani siciliane che lavora entro tre anni dal diploma di scuola superiore a fronte dell’85,3% della provincia di Bolzano e il 43,6% in media in Italia.

Sempre rispetto al solo sesso femminile, l’Europa ci sovrasta: in Germania la media è dell’88,3%. con picchi regionali superiori al 90%.

Per le donne laureate la percentuale più bassa di coloro che sono occupate a tre anni dal titolo è in Calabria con appena il 21,6% (in calo sul 2017) mentre in Sicilia sono il 29,1%.

Per le donne europee laureate la media di occupate a tre anni dalla laurea è invece dell’82,1%, mentre per l’Italia è del 58,1%, con la provincia di Bolzano all’82,6%, il Veneto al 76,2%, la Lombardia al 72,9% e la Campania al 42%.

Insomma, con le donne la “forbice” – tra l’Italia e l’Europa, ma anche tra le varie regioni del Bel Paese – si allarga ulteriormente.