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Le discipline Stem non sono “da uomini”: la Fondazione Bracco e gli studenti lombardi contro gli stereotipi di genere

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Da ieri, e fino al 20 ottobre prossimo, è possibile visitare a Milano, presso il Centro Diagnostico Italiano, la mostra Mind the STEM Gap – Together, un progetto educativo e culturale concepito e condotto dalla Fondazione Bracco in partenariato con il Politecnico di Milano e patrocinato dalla Regione Lombardia. Obiettivo: avvicinare ragazze e ragazzi di alcune scuole lombarde (il Liceo Artistico Nanni Valentini di Monza, l’Istituto Tecnico F. Viganò di Merate, l’ITSOS Albe Steiner di Milano, l’Istituto Einstein di Vimercate) al tema fondamentale della parità di genere, attraverso un’azione che – raggiungendo il grande pubblico – possa fare riflettere sugli stereotipi di genere e contribuire a superare la disparità di genere nel mondo STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Altri obiettivi strettamente correlati: divulgare il contributo delle donne alle discipline scientifiche, promuovere un’educazione delle ragazze più inclusiva e libera da stereotipi e pregiudizi, supportare la comunità educante, in famiglia e a scuola.

Come riportato in questi giorni dal quotidiano IlSole24Ore, circa 150 studentesse e studenti hanno lavorato su argomenti quali gli stereotipi di genere, i modelli di ruolo e le buone pratiche di comportamento, realizzando circa 130 artefatti, tra cui la selezione di manifesti inclusi nel percorso espositivo. L’Istituto Einstein di Vimercate, in particolare, ha progettato gli spazi virtuali per ospitare l’intera produzione, che da settembre 2023 sarà protagonista di una mostra digitale.

“Gli stereotipi” – sottolineano alla Fondazione Bracco – “sono idee radicate nel passato. Agiscono in modo inconscio e diventano profezie auto avveranti. Pensare che la scienza sia soprattutto cosa da maschi è uno stereotipo, una costruzione culturale antica e pericolosa, che sottovaluta e ostacola il lavoro delle scienziate di ieri e di oggi”.

Gli stereotipi, poi, generano modelli di comportamento e linguaggio che li sostengono e perpetuano: ad esempio, la cura dei figli e i lavori domestici ancora gravano prevalentemente sulle donne. Ci sono proverbi e modi di dire che, in modo più o meno esplicito, svalutano le donne, per esempio “sono cose da uomini”, “chi dice donna dice danno” e tantissimi altri che esprimono una costruzione mentale, una visione del mondo decisamente maschilista, come mette in evidenza Pierre Bourdieu nel suo saggio “Il dominio maschile”, in cui il noto sociologo francese sviluppa l’idea che Il dominio maschile sulle donne è la più antica e persistente forma di oppressione esistente.

Questa visione nefasta, nel tempo, le stesse donne (che ne sono vittime) l’hanno integrata nel proprio modo di pensare e nell’accettazione inconscia di inferiorità.

Ecco il nemico, spesso invisibile o difficile da identificare, con cui si sono confrontati i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al progetto Mind the STEM Gap – Together, creando nuove immagini che possano sostituire quelle che nei secoli l’uomo ha creato e che vanno sradicate dal nostro archivio mentale.