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Le imprese della cultura sempre a caccia di laureati, ma con esperienza

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Le imprese della cultura evidenziano una maggiore resistenza rispetto al complesso delle altre imprese: il numero di occupati del settore, dal 2007 al 2011, è cresciuto a un ritmo medio annuo dello 0,8% (complessivamente circa 55mila posti di lavoro in più), a fronte di una flessione media dello 0,4% all’anno riscontrata per l’intera economia nazionale nello stesso periodo e ad una occupazione generale prevista in diminuzione dell’1,2% (corrispondente ad un saldo di 125.600 dipendenti in meno rispetto al 2011).
Il dato in controtendenza emerge dall’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere e ministero del Welfare, illustrata a Rimini, il 23 agosto, nel corso del suo intervento al meeting di Cl dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.
La tenuta occupazionale del settore riguarda anche il futuro prossimo: sono, infatti, 32.250 le assunzioni previste quest’anno dalle imprese che competono grazie alla qualità e alla cultura (di cui 22.880 non stagionali e 9.370 stagionali), pari al 5,6% del totale delle assunzioni che verranno realizzate dal macro-settore comprendente industria e servizi. Le aziende, è stato sottolineato durante la presentazione delle studio, ritengono fondamentale il titolo di studio. Anche se il “pezzo di carta” non basta, ma serve soprattutto l’esperienza

“Sembra un paradosso – ha detto Dardanello – ma in Italia manca un quadro organico di politiche economiche basate sul potenziale produttivo del settore culturale. Gli italiani devono recuperare non soltanto il senso economico della cultura, ma anche in una certa misura il suo senso sociale, di elemento alla base delle sue produzioni di eccellenza e occasione per dare opportunità di lavoro a tanti giovani che hanno capacità e qualità da vendere. Purtroppo – ha concluso il presidente di Unioncamere – è ancora diffusa l’idea che con la cultura non si mangi, ma i successi del made in Italy, di cui tanta parte discende proprio dalla nostra cultura del fare e del vivere, vengono da questo patrimonio inesauribile”.

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