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Le prove Invalsi? Indispensabili per valutare le scuole, ma vanno affiancate ad altri parametri

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Tra gli interventi che si sono succeduti a Roma, nella seconda giornata della Conferenza “Il Decennale delle Prove INVALSI”, spicca quello di Donatella Poliandri, responsabile Area Valutazione delle scuole dell’Invalsi: l’esperta di valutazione scolastica ha illustrato il percorso con cui si è passati dalle sperimentazioni alla pubblicazione del format che tutte le scuole dovranno utilizzare per l’autovalutazione a partire già da quest’anno scolastico: “Nel regolamento del Sistema Nazionale di Valutazione è previsto un legame stretto tra autovalutazione, valutazione esterna e miglioramento. Il Format per l’autovalutazione è il frutto delle sperimentazioni realizzate dall’Invalsi nel periodo 2009-14 in quasi 1.400 istituzioni scolastiche”.

Poliandri si è quindi soffermata sulla necessità di allargare il raggio di valutazione di un istituto ad una seria di variabili: dal “percorso di ricerca abbiamo appreso alcune importanti lezioni: siamo riusciti a definire quali sono gli aspetti importanti da osservare per analizzare la qualità delle scuole e abbiamo individuato gli indicatori adatti per misurarli. I risultati delle Prove sono un aspetto indispensabile per valutare le scuole, ma ve ne sono numerosi altri da considerare, dal contesto socio-economico e demografico ai processi gestionali, alle pratiche didattiche. Nel futuro, l’Invalsi continuerà a studiare quali siano i feedback più utili da restituire alle scuole e dovrà approfondire ulteriormente i nessi tra la valutazione e il miglioramento.”.

 

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La seconda giornata, svolta alla presenza di un centinaio di delegazioni di istituzioni scolastiche coinvolte in questi anni nelle sperimentazioni, è stata dedicata all’approfondimento del lavoro dell’Istituto nei diversi ambiti: in particolare alla partecipazione alla ricerca comparativa internazionale e la valutazione delle scuole.

Tra i relatori, Laura Palmerio, responsabile Area Ricerca Internazionale Invalsi, ha affermato l’importanza della ricerca comparativa: “Alcuni aspetti delle politiche educative si comprendono meglio in una prospettiva internazionale. Spesso queste ricerche vengono criticate per l’eccessiva presenza mediatica delle classifiche tra sistemi scolastici e per il rischio di importare acriticamente i sistemi educativi di altri paesi. Tuttavia queste ricerche rivestono grande importanza nel quadro dell’integrazione europea, perché permettono di realizzare confronti e di individuare obiettivi comuni. Sono inoltre un motore importante per l’avanzamento teorico e metodologico della ricerca educativa. Da sempre riscontriamo la coerenza tra i risultati delle indagini internazionali e quelli delle rilevazioni nazionali per il nostro Paese.”

La Conferenza ha quindi ospitato un videomessaggio di Andreas Schleicher, direttore del settore Education dell’OCSE: “Complimenti all’Invalsi per il lavoro di questi anni. Prima delle Prove, infatti, mancavano indicatori oggettivi dei risultati degli studenti. Si potevano utilizzare indicatori del successo scolastico, ma mancavano informazioni sulla qualità dei risultati raggiunti e quindi l’Invalsi ha raggiunto un traguardo importante. Questi dati sono ovunque strumenti potenti per il miglioramento e creano opportunità per prendere decisioni basate sui fatti. I test per la misurazione dei livelli di apprendimento sono sempre difficili da progettare e creano ovunque discussioni e aspettative anche critiche. C’è sempre una grande tensione da risolvere: quella tra la realizzazione di prove oggettive, facili da somministrare e correggere, e prove rilevanti da un punto di vista educativo. Anche la ricerca internazionale, come quella italiana, affronta un dilemma tra oggettività e rilevanza delle Prove. Risolvere questa tensione è il compito che ci aspetta nel prossimo decennio: dovremo riuscire a misurare anche altri aspetti rilevanti, come la capacità creativa, le competenze relazionali e di cittadinanza degli studenti. L’Invalsi ha davanti a sé dieci anni di grande lavoro e l’OCSE è pronto a sostenerlo.”.

Paolo Sestito, già presidente Invalsi e attualmente Responsabile Servizio Struttura Economica della Banca d’Italia, ha evidenziato gli elementi costitutivi del nascente modello italiano di valutazione: “La prassi Invalsi, a partire dal 2008, si è incentrata sulla restituzione dei dati alle scuole per l’innesco di processi di analisi e miglioramento al loro interno, sul rifiuto della produzione di classifiche, seppure rendendo progressivamente più confrontabili i risultati, e sulla reportistica sul sistema e sulle sue articolazioni territoriali”. Sestito ha evidenziato come sia necessario che l’autovalutazione rappresenti “un processo interno delle scuole, più che la produzione di un documento come mero adempimento”. Ha inoltre richiamato la necessità di completare il sistema di valutazione con strumenti per la valutazione dei dirigenti.

 

 

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I lavori sono stati conclusi dalla tavola rotonda sulla cultura della valutazione in Italia, con la partecipazione di Annamaria Ajello, presidente Invalsi, Giovanni Biondi, presidente INDIRE, Elena Ugolini, consigliere del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca e Piero Cipollone, responsabile Servizio Pianificazione e Controllo Banca d’Italia e già presidente Invalsi.

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