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Lettera al ministro Poletti sulle “vacanze”

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Gentile Ministro,

devo dire che questa sua uscita mi spiazza alquanto, mortificando quelle poche residue speranze che la sua collega Giannini aveva alimentato in me allorquando, il 29/11/2014 a Milano in occasione di un convegno a Palazzo Isimbardi, rispose alla mia domanda su cosa intendesse fare per contrastare e arginare le pessime condizioni di salute dei docenti (intesi come categoria professionale ad altissimo rischio di patologia psichiatrica). In particolare lamentavo che nei 10 punti della Buona Scuola non vi fosse il benché minimo riferimento alla tutela della salute dei docenti, come invece avviene in Francia e Regno Unito che sono corse ai ripari di fronte all’esorbitante tasso di suicidi tra gli insegnanti. La risposta del Ministro non ammetteva repliche: “Il fatto che la materia non sia ricompresa nei 10 punti, non vuol dire che ne sia esclusa”. La titolare del Miur aggiungeva: “La questione inoltre riguarda almeno due dicasteri oltre al mio: quello del Lavoro e quello della Salute che mi premurerò di coinvolgere. Non può infatti il MIUR gestire la cosa in ieratica solitudine”. Punto.

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Sono passati tre mesi e mezzo da quell’incontro ma la cosiddetta Buona Scuola continua imperterrita a ignorare la tutela della salute dei docenti. Restava soltanto la flebile speranza che Giannini, Poletti e Lorenzin (per brevità GPL) si incontrassero in gran segreto per dare risposta a un problema tutt’altro che marginale (si legga di seguito il mio appello indirizzato al titolare del Miur immediatamente dopo il nostro scambio di vedute). Ma così non è. Anche dalle pagine di questa testata abbiamo più volte detto che quello dell’insegnante è un lavoro a rischio di usura psicofisica e che le riforme previdenziali ne devono tenere conto (non come hanno fatto la Fornero e il governo, toccando il fondo della credibilità in particolare con Q96 che da tutti è stato ritenuto un grave errore da riparare e tuttora in attesa di risposta). Ed ecco che lei, Poletti, interviene affermando che “la vacanza è troppa”, quando più volte ho argomentato – con dati scientifici – alla mano, che non si tratta di vacanza, ma di convalescenza per l’usura psicofisica subita in corso d’anno scolastico. Manca solo di sentire cosa ha da dire la Lorenzin sulla scuola, sempre che sia stata allertata dalla collega Giannini, sperando però che non attinga ai soliti obsoleti e dannosi stereotipi sui docenti.

La scuola ha bisogno di nuove risorse, di energie, di tutele e soprattutto di riconoscimenti per il lavoro svolto dai docenti. In altre parole occorre nuova linfa, nuovo carburante ma, da quanto sinora è dato di vedere, il GPL non sembra essere quello giusto.

 

Appello al Ministro Giannini

A cura del dr. Vittorio Lodolo D’Oria

Esperto in malattie professionali degli insegnanti

2 dicembre 2014

 

Lo stato di salute negli insegnanti …

  1. L’insegnamento comporta alta usura psicofisica ed è pertanto ricompreso tra le cosiddette Helping Profession

  2. Francia (2006) e Regno Unito (2009) hanno rilevato che il tasso suicidario tra gli insegnanti è il più alto in assoluto se comparato con quello dell’intera popolazione. L’Italia non raccoglie dati in proposito.

  3. In Germania, Regno Unito e Italia oltre la metà dei pensionamenti anticipati per motivi di salute è conseguente a una diagnosi psichiatrica

  4. In Giappone le assenze per malattia causate da una diagnosi psichiatrica sono passate dal 35% al 55% in 10 anni (1995-2004)

  5. In California (studio su 133.000 docenti del 2002) l’incidenza di tumore (al seno soprattutto) si è rilevata decisamente superiore a quella della popolazione generale. Analogo riscontro è stato evidenziato nello studio milanese pubblicato su La Medicina del Lavoro N° 5/2004 e N°3/2009

  6. A Torino e Milano (studio osservazionale 1992-2003) il 50% di diagnosi in seguito ad accertamento medico è di tipo psichiatrico (psicosi 30%, depressione 70%). Su base annuale attualmente le diagnosi psichiatriche in Collegio Medico di Verifica (CMV) superano il 70%

  7. Meno dell’1% dei quasi 8.000 dirigenti scolastici conosce l’iter per l’accertamento medico d’ufficio (studio 2008) ed è in grado di stabilire come e quando è indispensabile avviare la pratica

  8. Solo il 19% dei docenti è a conoscenza del rischio psichiatrico/oncologico della professione (studio) e dunque la categoria è esposta alle suddette patologie senza saperlo. Docenti non conoscono iter per l’accertamento medico in Collegio Medico di Verifica

  9. Prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) a scuola è obbligatorio dal 1° Gennaio 2011 (D.L.81/08) ma nessuno sembra preoccuparsene anche perché non sono stanziati fondi ad hoc

  10. Il penultimo studio sui docenti inidonei permanentemente per motivi di salute (05.10.12) ha dimostrato che le diagnosi psichiatriche superano il 70% e sono 5 volte più frequenti delle disfonie croniche riconosciute come causa di servizio. Nello studio più recente (21.08.14) effettuato in un istituto di Napoli la metà dei docenti ha fatto registrare un rischio depressivo superiore alla soglia.

E di conseguenza si richiede con urgenza …

  1. Perché il nuovo T.U. sulla tutela salute dei lavoratori (D.L.81/08) non è stato finanziato nella scuola con fondi ad hoc?

  2. Come si intende contrastare, senza risorse, il rischio psichiatrico ed oncologico nei docenti addirittura escludendoli dai punti prioritari inseriti nella riforma presentata alla Pubblica Opinione col nominativo di “La buona scuola”?

  3. Non si considera dovere istituzionale del MIUR interessarsi della salute dei docenti, quindi informare e formare adeguatamente i dirigenti scolastici sul ricorso all’accertamento medico d’ufficio in CMV?

  4. Perché il ministro non rispose sull’argomento all’interrogazione dell’On. Sbrollini dell’ottobre 2009 ed il ministro successivo non rispose neanche all’interrogazione del sen. Valditara del gennaio 2011? Perché le istituzioni non si occupano tuttoggi della materia che riguarda la più numerosa categoria professionale costituita da donne nell’82% dei casi?

  5. Come è stato possibile pensare di allungare l’età pensionabile dei lavoratori della scuola (82% donne) senza prima verificare la salute della categoria?

  6. Chi supporta i dirigenti scolastici e verifica che attuino scrupolosamente i dettami legislativi inerenti lo SLC anziché ignorarlo totalmente come si usa fare oggi?

  7. La riqualificazione della professione non passa attraverso il superamento degli stereotipi nell’opinione pubblica attraverso apposite campagne d’informazione pubblica sulla realtà dei fatti?

  8. Il coinvolgimento della classe medica (del tutto ignorante in materia come dimostrato dagli studi effettuati) non deve forse essere totale?

  9. Come mai questo silenzio assordante e connivente dei sindacati in materia di tutela della salute dei lavoratori? Non sarebbe auspicabile un loro intervento come in Inghilterra e Francia?

  10. Può un Paese come l’Italia, a differenza di Francia e UK, continuare a ignorare un problema che riguarda la più numerosa categoria professionale impegnata a formare le generazioni future?